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I nomi propri in Giappone: come si scelgono?

Scegliere il nome dei propri figli non è di certo cosa da poco. Lo sanno bene anche i genitori giapponesi che, per ogni nascituro, devono pensare non solo alla scelta del nome, ma anche a quale ideogramma abbinare, al numero dei tratti, al significato che cambia a seconda dei caratteri scelti e, per gli amanti dei nomi particolari, la scelta si fa ancora più difficile poiché dovranno pensare ad un nome esotico che richiami paesi e suoni lontani e si sposi bene con il giapponese.

La questione dei nomi è interessante e articolata allo stesso tempo e in questo articolo vedremo un po’ di analizzarla. Approfondite su quest’altro articolo se invece vi state chiedendo “quale è il mio nome in giapponese?“.

 

Un po’ di storia sui nomi giapponesi

La storia dei nomi e dei cognomi in Giappone ha avuto un lungo sviluppo, non sempre facile e spesso influenzato dai vari eventi storici che hanno caratterizzato il paese.

Si può iniziare a parlare di “nomi” a partire dal periodo Yaoi (300 a.C – 300 d. c) quando in Giappone iniziarono a formarsi i primi gruppi di clan e le persone al loro interno erano principalmente connesse da legami di sangue, antenati comuni e matrimoni perlopiù combinati.

Le persone, quindi, da questo periodo in poi inizieranno ad essere riconosciute per la loro appartenenza ad un clan piuttosto che per un nome o un cognome come lo intendiamo noi.

Le cose, con il passare dei secoli, continuarono a cambiare fino al IX secolo. In questo periodo venne introdotta dalla Cina l’usanza di attribuire alle persone, soprattutto quelle di alto rango, un “naazanaun soprannome formale che andava a contrapporsi all’ “imina” il vero nome.

Nell’antica Cina, e di conseguenza in Giappone a causa delle influenze reciproche, era consuetudine evitare di chiamare una persona nobile o un defunto con il proprio imina, per questo agli uomini adulti veniva attribuito il naazana.

L’imina era generalmente conosciuto solo dai genitori, dal coniuge o dal padrone di un samurai. Questi ultimi, giurando fedeltà al signore, consegnavano ad esso il loro vero nome in un myōbu, un registro formale. Questo accadeva perché il rivelare il proprio imina era considerato come consegnare alla persona un’importante parte di sé.

L’uso del naazana invece era talmente comune che spesso questo veniva assegnato chiamando la persona con l’ordine di nascita. Si iniziò ad utilizzare, per esempio, Tarō per i primogeniti, Jirō per i secondogeniti, Saburō per i terzogeniti e così via dicendo.

Solo nel 1970, qualche anno dopo la Restaurazione Meiji e la conseguente apertura all’occidente, venne imposto che ogni persona avesse anche un cognome, che prima d’allora era caratteristico solo delle persone di rango più elevato. Fu dunque introdotto un sistema di censimento della popolazione basato sulla famiglia e, in quel momento, alcuni decisero di registrarsi con il proprio imina mentre altri con il proprio naazana.

 

Quali sono le regole per scegliere un nome in Giappone?

In Giappone, per scegliere il nome del proprio figlio, si fa generalmente riferimento ad una lista di kanji creata appositamente per i nomi propri, la “jinmeiyō”, nella quale si trovano più di 800 kanji utilizzabili per i nomi.

Tuttavia, i genitori possono decidere di usare anche gli ideogrammi di uso comune che in Giappone sono circa 2000. Purtroppo, però, la scelta sempre più spesso si allontana dall’utilizzo dei caratteri contenuti nella lista ufficiale dei nomi o degli ideogrammi usati comunamente, oggigiorno infatti, i neogenitori scelgono per i propri figli dei nomi davvero particolari e stravaganti, spesso influenzati da altre lingue.

In questi casi, non essendo facile riuscire a trovare dei kanji per quel tipo di nomi, si vengono a creare gli “ateji” ovvero quegli ideogrammi utilizzati non per il loro reale significato, ma esclusivamente per il loro suono.

Lo stesso “problema” capita anche quando gli ideogrammi scelti per il nome, vengano selezionati in base al numero dei tratti da cui sono composti. Infatti, alcuni numeri sono associati alla buona sorte e quindi, molti genitori, per augurarla al proprio figlio, optano per il nome che al suo interno ha quel numero specifico di tratti, magari risultando un nome non comune.

Un altro criterio molto ricercato per la scelta dei nomi è l’uso dell’hiragana e del katakana. Il primo, in questo caso, si utilizza solo per i nomi femminili mentre il secondo viene scelto poiché conferisce al nome una concezione più esotica.

Recentemente, sempre più genitori nella scelta del nome per i loro figli cadono nel così detto fenomeno del “namaemake”. Come spiegato precedentemente, i genitori vogliono optare per un nome benaugurale per il proprio figlio, ma cosa accadrebbe se il nome scelto, non si sposasse con la persona che lo possiede?

Ecco che a questo punto subentra il namaemake ovvero la “sconfitta del nome” poiché il nome attribuito non è all’altezza della persona che lo porta. Pensiamo per esempio ad un nome che ha al suo interno il kanji di saggezza, ma purtroppo il bambino o la bambina crescendo non rispecchino proprio questa caratteristica.

Questo porterebbe portare sicuramente a gravi fenomeni di bullismo e disagio. Per questo motivo, per quanto non ci siano delle regole ferree per la scelta di un nome, si chiede ai genitori di tenere presente che il nome scelto potrebbe causare in futuro dei problemi ai loro figli.

Sempre di recente ad andare molto di moda sono i “kira-kira neemu” da kira-kira che in giapponese significa brillare. Questi sono i nomi che scritti con i kanji dovrebbero richiamare un nome straniero, spesso e volentieri inglese. Anche qua le associazioni linguistiche, spesso forzate, potrebbero creare non pochi danni alla persona che possiede quel nome.

Detto questo, una domanda sorge spontanea, cosa bisogna fare in Giappone per cambiare un nome o un cognome che non piacciono?

Nel registro di famiglia giapponese è protocollato solo il nome della persona e non la sua lettura; quindi, se si desidera modificare solo la lettura mantenendo i caratteri del nome reale, è possibile farlo andando presso un ufficio governativo. Se si desidera cambiare anche i caratteri, bisognerà rivolgersi al tribunale della famiglia e ottenere il permesso.

 

Il cognome in Giappone è sempre prioritario rispetto al nome

Il Giappone è un paese fortemente tradizionalista. Una di queste è sicuramente quella di utilizzare, sia nei documenti ufficiali e in contesti formali, sia tra amici e quindi in situazioni più informali, prima il cognome e poi il nome.

Il nome viene utilizzato solo in circostanze familiari ed intime, come quando per esempio una mamma deve chiamare un figlio o una figlia.

Il motivo di tutto questo è da ricercare nel fatto che, il cognome, identifica la persona con la famiglia a cui appartiene. Famiglia che nel sistema giapponese viene tenuta ancora oggi in grandissima considerazione.

Quindi non ci si potrà sbagliare, bisognerà chiamare un giapponese con il proprio cognome, accompagnato magari o da un suffisso onorifico o da uno meno formale se conosciamo la persona.

Il termine generico utilizzato per indicare un cognome è “namae” che però coincide anche con il termine utilizzato per il nome proprio. Tuttavia, per evitare fraintendimenti si possono utilizzare due espressioni che chiariranno subito le idee:

Ue no namae (上の名前) nome in alto, il cognome
Shita no namae (下の名前) nome in basso, il nome

Questa distinzione “alto – basso” è dovuta al fatto che i giapponesi leggono e scrivono anche in verticale leggendo quindi prima il cognome e poi il nome.

 

10 nomi femminili giapponesi

I nomi giapponesi, specie quelli femminili, affascinano sempre. Un po’ perché siamo abituati fin da bambini a sentirli nei cartoni animati, sia perché, anche per noi occidentali, vale la regola che i nomi stranieri hanno sempre quel suono esotico che ci attrae.

Di seguito riporterò una piccola lista di 10 nomi femminili da sempre molto popolari in Giappone. Vi ricordo che uno stesso nome potrebbe essere scritto con ideogrammi diversi!

Yui (ゆい)
結衣 : vestito di successo

Mei (めい)
芽依 : crescita resiliente

Akari (あかり)
朱莉 : jasmine rosso

Aoi (あおい)
葵 : Altea rosata (fiore che sboccia in estate in Giappone. Questo nome è il nostro corrispettivo di Rosa o Margherita!)
碧 : Blu

Hana (はな)
花 : Fiore

Iroha (ひろは)
彩葉 : Foglia colorata

Emi (えみ)
恵美 : bellissima benedizione
絵美 : bellissima immagine

Akiko (あきこ)
明子 : bambina scintillante

Chieko (ちえこ)
知恵子 : bambina saggia

Natsumi (なつみ)
夏美 : bellezza estiva

 

10 nomi maschili giapponesi

Se ci chiedessero una lista di nomi maschili giapponesi, forse avremmo più difficoltà a rispondere rispetto all’elencare quelli della controparte femminile.

Anche in questo caso ne elencherò 10 tra i più classici, senza dimenticare il fatto che uno stesso nome potrebbe avere diverse letture dei kanji rispetto a quelle che troverete nella lista.

Daisuke (だいすけ)
大輔 : grande aiutante

Fumio (ふみお)
文雄 : ragazzo istruito

Hideaki (ひであき)
秀明 : eccellente, luminoso

Hisao (ひさお)
寿夫 : persona dalla lunga vita

Isamu (いさむ)
勇 : coraggio

Atsushi (あつし)
敦 : laborioso

Katsuo (かつお)
勝雄 : ragazzo vittorioso

Kenta (けんた)
健太 : forte, in salute

Makoto (まこと)
誠 : verità

Takahiro (たかひろ)
孝浩 : nobile e prospero

Giorgia Cesaracciuhttps://www.instagram.com/unavaligiaperilgiappone/
Guida turista per i giapponesi che visitano la Sardegna e accompagnatrice per gli italiani in Giappone, da più di dieci anni sono appassionata di cultura, storia e lingua giapponese. Nella mia pagina “una valigia per il Giappone” racconto aneddoti di viaggio e curiosità su questo meraviglioso paese.