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Kanji: come si scrivono e come si leggono?

Imparare a leggere ed imparare a scrivere un kanji sono due aspetti che, anche se connessi tra loro, possono essere considerati un po’ come due mondi separati.

Nella lingua italiana, ad esempio, si utilizza un alfabeto dove ogni “carattere” rappresenta un suono del vocabolo, una volta imparati tutti i caratteri che lo compongono basta riportare a voce o per iscritto i suoni della parola ed il gioco è fatto.

In giapponese, riferendoci unicamente ai kanji e non ai sillabari hiragana e katakana, ogni “parola” è rappresentata da un ideogramma, da un qualcosa di grafico, per cui non esiste un’associazione stretta tra fonetica e scrittura.

Questo significa che per ogni singolo kanji è necessario imparare sia la sua pronuncia e che la sua forma grafica, ma non solo, perché ogni ideogramma può avere più letture (anche tante) e per essere scritto bisogna seguire un ordine preciso dei tratti!

Sembra un qualcosa di stratosferico, ma pensate che alla fine della prima elementare, ogni studente impara già 80 kanji, per arrivare a 1.000+ alla fine del primo ciclo scolastico, per cui per quanto difficile, nulla è impossibile 🙂

Approfondiamo ora in dettaglio come procedere con la lettura e la scrittura e se esistono regole o suggerimenti da dover seguire.

 

Come scrivere i kanji?

Ogni kanji è composto da uno o più tratti, ognuno dei quali va scritto seguendo un ordine ed una direzione ben precisa; per “tratto” si intende una linea disegnata senza staccare la “penna” dal foglio ed in modo continuo, senza doversi fermare per poi riprenderne la prosecuzione.

Questo significa che, facendo un esempio molto semplice, per scrivere il numero 3, ovvero 三, dovremmo iniziare dal tratto più in alto, quindi tracciare il secondo ed infine quello più in basso, tutti partendo da sinistra e andando verso destra.

Mentre per scrivere il numero 7, ovvero 七, dovremmo tracciare prima la linea orizzontale in alto, da sinistra verso destra, e subito dopo quella verticale simile ad una L, partendo dall’alto verso il basso ed in modo ininterrotto, senza staccare la penna arrivati all’angolo in basso a sinistra.

Una curiosità, anche se uguali, per alcuni kanji l’ordine dei tratti seguito in Giappone potrebbe differenziare da quello tradizionale o da quelli attualmente in uso in Cina o in altre città come Taiwan e Hong Kong.

Il numero di tratti, il loro ordine e la direzione di scrittura sono importanti e sono parte integrante degli insegnamenti nelle scuole; questo perché, rispettando questi fattori, a prescindere “dalla mano” di ogni persona, si avranno sempre kanji con la loro forma corretta, evitando storpiature che potrebbero rendere difficile la lettura tra diverse persone.

Ma come fare a sapere, per ogni kanji, quale ordine seguire e da quanti tratti è composto? Semplice, va imparato kanji per kanji… anche se, per l’ordine e la direzione, esistono delle regole di massima (di cui esistono comunque delle eccezioni):

  1. I singoli tratti vengono scritti da sinistra verso destra e/o dall’alto verso il basso
  2. Se un tratto orizzontale ed uno verticale si intersecano, viene scritto prima quello orizzontale e poi quello verticale
  3. La regola 2 non vale, completamente o in parte, se il tratto verticale è curvo oppure ha dei tratti più in alto o più in basso
  4. Il tratto che traglia l’intero kanji, orizzontalmente o verticalmente, è scritto per ultimo
  5. I kanji a forma di quadrato o rettangolo chiuso hanno 3 tratti e non 4; la parte in cima e quella a destra sono un unico tratto
  6. In riferimento alla regola 5, se all’interno del quadrato/rettangolo sono presenti altri tratti, questi vanno scritti prima di chiudere la parte in basso del quadrato/rettangolo
  7. Se un kanji, o una parte di esso, presenta un tratto verticale e dei tratti simmetrici ai lati, viene scritto prima il tratto verticale
  8. Se due tratti obliqui si intersecano, viene scritto prima quello di destra e poi quelli di sinistra
  9. Se è formato da due o più componenti, se ne completa la scrittura uno per volta
  10. I tratti della componente che circonda la parte esterna inferiore vengono scritti per ultimi rispetto alla parte principale del kanji
  11. I trattini “minori” sono scritti per ultimi

Ovviamente, ripeto, queste regole sono generali e ad ampio spettro, le eccezioni sono varie.

Infine, bisogna anche dire che una “parola”, o “concetto” che dir si voglia, può essere composta da un singolo kanji (es. 大 = grande), dalla somma di più kanji in uno solo (es. 戻 = ritornare) ma anche dalla concatenazione di più kanji distinti (es. 大会 = convegno); ma rispetto a quanto detto sopra, non cambia nulla.

 

Come leggere i kanji?

I kanji giapponesi possono essere letti in modo differente, o meglio, hanno quasi sempre una lettura On ed una lettura Kun e ognuna di queste due varianti può avere da 1 a N letture distinte.

La lettura che viene chiamata On, o On’yomi (音読み), è quella associata alla “lettura cinese” mentre quella chiamata Kun, o Kun’yomi (訓読み), è quella associata alla “lettura giapponese”.

Specifichiamo: i giapponesi prima dell’introduzione dei kanji non avevano un sistema di scrittura; questo, però, non significa che non sapessero parlare o comunicare tra loro, semplicemente non sapevano come scrivere quella determinata parola.

Per cui, quando i kanji furono importati in Giappone, i monaci e gli studiosi “provarono” a leggerli allo stesso modo di come facevano i cinesi, riuscendoci non sempre alla perfezione per via della differenza di suoni del parlato che esistevano tra le due nazioni (immaginate la nonna napoletana che va negli USA e prova a parlare inglese…).

Questo ha fatto sì che, ad esempio, quando fu importato l’ideogramma di acqua (水) questo poteva essere letto “sui” in cinese ma allo stesso tempo “mizu”, per il semplice fatto che in giapponese la parola acqua esisteva già e veniva pronunciata proprio “mizu”.

Invece, per quanto riguarda le N letture che ogni kanji può avere, bisogna considerare che “l’import della scrittura” non è avvenuta una tantum, ma si è protratta per un periodo molto lungo; per cui, se in un certo libro la parola “casa” veniva letta “ka”, secoli dopo in un altro libro magari era cambiata ed ora veniva letta “ke” (o magari quel libro era scritto in un certo dialetto); stessa cosa poteva accadere per le parole giapponesi che venivano associate ad ogni specifico ideogramma, oltre al fatto che spesso uno stesso kanji veniva associato a parole diverse.

Ma come fare a capire quale sia la lettura corretta da utilizzare? La risposta è ovvia quanto semplicistica: ogni parola ha una sua lettura, non dovreste pensare “come lo leggo” ma dovrebbe essere una cosa intrinseca nella parola stessa (il che richiede studio e molta pratica ovviamente).

C’è però una legge di massima, che non è assolutamente una regola sempre esatta quindi non prendetela come un dogma, ma può aiutarvi in buona parte delle situazioni: se una parola è composta da un unico kanji viene letto usando la lettura Kun (alla giapponese), se invece la parola è composta da più kanji, allora si usa la lettura On (alla cinese).

Per fare un esempio riutilizziamo l’ideogramma di acqua:

  • Se letto singolarmente, come Acqua (水), si utilizzerà la versione Kun, per cui sarà pronunciato “mizu
  • Se letto in una parola composta, come Mercoledì (水曜日), si utilizzerà la versione On, per cui sarà letto “sui” e formerà la parola “suiyoubi

Ovviamente, come già detto, preciso nuovamente che le eccezioni sono tante per cui questa regola è altamente variabile.

Fabrizio Chiagano
Web Developer, UX e UI Designer. Abbastanza Nerd, appassionato di tecnologia, fotografia, cinema, documentari e marketing. Ovviamente, patito di anime, cucina e cultura Giapponese. Vivo a Milano ^_^