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Kanji Kentei: il test di conoscenza dei kanji

In Giappone esiste la possibilità, sia per i cittadini nipponici che per gli stranieri, di svolgere un test per certificare la propria conoscenza dei kanji; non viene presa in considerazione solamente la quantità di ideogrammi che si conoscono, ma anche la capacità che si ha di capirne il significato e l’abilità nel saperli usare in modo appropriato nella composizione delle frasi.

Questo prova attitudinale prende il nome di Kanji Kentei (漢字検定) o più semplicemente Kanken (漢検), anche se il suo nome per esteso è Nihon Kanji Nōryoku Kentei (日本漢字能力検定) che può essere tradotto in “certificazione attitudinale sui kanji giapponesi”.

E’ gestito dalla Japan Kanji Aptitude Testing Foundation e può essere sostenuto da chiunque, senza limiti di età o di nazionalità (anche se in origine era disponibile solamente per i madrelingua giapponesi); esistono anche sedi in Europa (Francia e Germania), Asia, Nord America e Australia.

Può essere svolto in modo “classico”, ovvero con carta e penna, oppure a computer (denominato CBT – Computer Based Testing) con l’ausilio di una tavoletta grafica/tablet; con quest’ultima modalità, però, si potranno svolgere solo i livelli dal 7 al 2, per tutti gli altri sarà obbligatorio scegliere la versione cartacea.

Il test, infatti, si compone di 12 livelli di difficoltà che vanno dal numero 10 (il più facile) al numero 1, passando per due livelli intermedi chiamati pre-2 e pre-1.

Ogni livello è composto da un numero sempre superiore di kanji e per essere superato richiede anche conoscenze specifiche sulle nozioni fondamentali della lingua giapponese, come letture on e kun, sequenza dei tratti, sinonimi, contrari, radicali, omofoni, okurigana, letture particolari dei kanji composti (jukujikun) e altro.

Al momento dell’iscrizione si può scegliere il livello che si vuole sostenere; non è necessario aver completato i livelli precedenti per poterne svolgere uno specifico. Esiste sia la possibilità di sostenere l’esame “in solitudine”, magari accompagnato da familiari ed amici come pubblico, sia di sostenerlo in gruppo (minimo 10 persone), se ad esempio ci si registra tramite una scuola o un’azienda.

Il costo per l’iscrizione varia in base alla difficoltà dell’esame; si va dai 1.500 yen del decimo livello ai 5.000 yen del primo livello; il costo non è rimborsabile in caso di assenza, anche se giustificata, come una malattia.

A conclusione dell’esame, tutti i partecipanti riceveranno un attestato di partecipazione con il risultato ottenuto, mentre chi ha superato il test riceverà un attestato di superamento; chi svolge il test con il massimo dei voti riceverà un attestato speciale (una specie di lode). I nomi dei migliori in assoluto saranno anche pubblicati, di anno in anno, al museo dei kanji di Kyoto.

Vediamo ora in dettaglio quanti kanji bisogna conoscere per ogni livello di difficoltà:

  • Livello 10: 80 kanji (tutti quelli studiati in 1ª elementare)
  • Livello 9: 240 kanji (tutti quelli studiati in 2ª elementare)
  • Livello 8: 440 kanji (tutti quelli studiati in 3ª elementare)
  • Livello 7: 642 kanji (tutti quelli studiati in 4ª elementare)
  • Livello 6: 835 kanji (tutti quelli studiati in 5ª elementare)
  • Livello 5: 1026 kanji (tutti quelli studiati in 6ª elementare)
  • Livello 4: 1339 kanji (tutti quelli studiati in 6ª elementare + ulteriori 313 jōyō kanji)
  • Livello 3: 1623 kanji (tutti quelli studiati in 6ª elementare + ulteriori 597 jōyō kanji)
  • Livello pre-2: 1951 kanji (tutti quelli studiati in 6ª elementare + ulteriori 925 jōyō kanji)
  • Livello 2: 2136 kanji (tutti i jōyō kanji)
  • Livello pre-1: circa 3000 kanji (basati sul livello 1 del JIS)
  • Livello 1: circa 6000 kanji (basati sul livello 1 e 2 del JIS)

Sul sito dell’associazione (www.kanken.or.jp) è anche spiegato, con degli esempi, quando un kanji può essere considerato ben scritto e quando no.

Kanji Kentei: esempi di errori

Come potete notare, non è fondamentale che ogni tratto sia scritto esattamente come farebbe un maestro di calligrafia, ma è obbligatorio che il kanji abbia il corretto numero di tratti e sia comprensibile a chiunque provi a leggerlo; tenete presente che spesso basta eccedere troppo con alcuni tratti per trasformare un kanji in un altro; per cui niente corsivo, tratti mancanti o in più, radicali errati, “kanji composti“ con posizioni errate o cose simili a scarabocchi 🙂

Fabrizio Chiagano
Web Developer, UX e UI Designer. Abbastanza Nerd, appassionato di tecnologia, fotografia, cinema, documentari e marketing. Ovviamente, patito di anime, cucina e cultura Giapponese. Vivo a Milano ^_^