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Karate: arti marziali giapponesi

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Il karate è tra le arti marziali giapponesi più conosciute, si stima che indicativamente i suoi praticanti si aggirino sui 100.000+ in tutto il mondo, un numero di tutto rilievo; le persone che praticano il karate sono chiamate karateka (空手家), dove l’ultimo kanji può essere tradotto come “esperto” o “performer” (anche se più comunemente lo si conosce per il significato di “casa”).

Dopotutto, anche se il karate in occidente è visto dal grande pubblico come uno sport, in Giappone, come per la maggior parte delle arti marziali, è considerato come un modo di vivere, e mi viene da pensare che chi lo pratica diventi “la casa”, “il luogo in cui risiede” questo stile di vita. Infatti viene anche chiamato Karate-dō, ovvero la “via del karate”, a simboleggiare un vero percorso di vita (il termine dō, 道, è comune a tantissime arti giapponesi).

La JKA, ovvero la Japan Karate Association, definisce il karate come un’arte marziale che insegna al suo praticamente la strada per essere pacifico, ma allo stesso tempo, quando il conflitto diventa inevitabile, impone allo stesso di sconfiggere il proprio avversario con un solo colpo.

La pratica di quest’arte marziale prevede il solo utilizzo del corpo, senza l’uso di armi o accessori (solo pochissimi stili ne fanno uso): oltre all’utilizzo di tecniche a mano aperta e di pugno, è possibile usare anche calci, gomitate e ginocchiate a cui si aggiungono parate, spostamenti del corpo e posizioni di guardia; il tutto con l’unico scopo, già citato in precedenza, di atterrare l’avversario con un solo ed unico colpo.

Lo sviluppo e l’allenamento del karate è composto da tre elementi.

Il Kihon (基本), che rappresenta l’insieme di tutte le tecniche di base e dei fondamentali (questo termine fa riferimento a tutte le arti marziali giapponesi).

Il Kata (型), ovvero l’esecuzione di tecniche marziali contro un avversario, o un gruppo di avversi, immaginario, tenendo sempre come punto focale la correttezza della posizione, dell’esecuzione, l’armonia del movimento, il ritmo, la corretta respirazione, la potenza del colpo e l’equilibrio.

Il Kumite (組手), ossia lo scontro con un’altra persona (reale), ma non allo scopo di sconfiggerlo, al contrario con l’intento di esercitarsi per migliorarsi reciprocamente.

Mentre il Kihon è comune a tutti gli stili di karate, il Kata ed il Kumite variano in base allo stile, infatti, non esiste un’unica forma di karate ma molti stili differenti.

I due stili più antichi possono essere identificati nel Shōrei-ryū (昭霊流) e nel Shōrin-ryū (少林流), entrambi fondati ad Okinawa e dai cui sono nati molteplici stili differenti, alcuni andati persi altri tutt’ora esistenti; non solo, perché un’altra differenziazione di base degli stili di karate è data dalla città di Okinawa in cui ebbero origine, ovvero lo Shuri-te, Tomari-te ed il Naha-te (le tre parole prima di “-te” sono i nomi delle 3 antiche città).

Lo stile Shotokan è lo stile moderno più praticato, codificato dal maestro Gichin Funakoshi, a cui fanno riferimento i famosi “Venti precetti del karate”; il Kyokushin è uno stile molto offensivo e duro, che prevede il contatto pieno con l’avversario (full-contact); il Gōjū-ryū, anch’esso tra i più praticati, è uno stile “duro-morbido” che prevede sia tecniche dure (pugno e attacchi lineari) che morbidi (mano aperta e movimenti circolari); il Wadō-ryū è uno dei 4 principali stili di karate, molto legato al jūjutsu, che da una grande importanza alla gestione armoniosa del corpo (tai sabaki) per evitare un attaco o attuare una difesa.

A questi si aggiungono altre decine e decine di stili differenti, spesso non molto differenti gli uni dagli altri, perché molti dei karateka più famosi, dopo aver appreso le tecniche dai loro maestri hanno fondato una propria scuola di karate.

A livello sportivo, il karate prevede due tipi di tornei: il combattimento uno contro uno (kumite) ed il combattimento figurativo (kata); al momento, questa disciplina è stata presente alle Olimpiadi unicamente durante Tokyo 2020.

Scopriamo ora qualche dettaglio in più.

 

Significato della parola Karate e modi di scriverlo

La parola karate, a partire dal 1935, ha acquisito il significato di “mano vuota” e tutt’ora viene scritta con i kanji 空手; prima di quell’anno, però, i kanji che componevano la parola karate erano diversi, così come il suo significato, che in origine era “mano cinese” o “mano della Dinastia Tang” (唐手).

Maestri di karate riuniti a Tokyo nel 1930
Maestri di karate riuniti a Tokyo nel 1930

Questo cambio di significato, pur lasciando inalterata la fonetica, fu dovuto unicamente a scelte politiche.

Il karate nacque ad Okinawa, o per meglio dire, nel Regno delle Ryūkyū, con il nome di Tii (手); infatti, l’attuale prefettura di Okinawa in origine era un regno a se, con un suo Re, ed una forte influenza cinese; quando fu annessa al Giappone l’11 marzo 1879 ed a seguito della successiva invasione della Manchuria, sempre da parte del Giappone, i riferimenti alla Cina nella parola Karate non furono più visti di buon occhio, per cui i maggiori maestri fondatori di vari stili di karate optarono per questo cambio di significato.

Nel 1933 il Karate divenne ufficialmente un’arte marziale giapponese, mentre a partire dal 1970 è diventato abbastanza comune scrivere la parola karate in katakana (カラテ) o in caratteri latini.

 

L’uniforme (kimono) del Karate

L’uniforme utilizzata dai karateka si chiama karategi (空手着), per l’appunto “vestito/uniforme da karate”, anche se in Italia e fuori dal Giappone la si sente molto spesso chiamare kimono da karate, ed è nata a partire dal judogi, l’uniforme del judo. Con il termine keikogi (稽古着) o dogi (稽古衣), invece, si fa riferimento all’uniforme da allenamento utilizzata in diverse arti marziali giapponesi.

E’ composta da un pantalone e da una giacca, quasi sempre di colore bianco, anche se è possibile trovarle in altre colorazione, ad esempio nera; la giacca è tenuta chiusa da una cintura colorata, di cui parleremo tra poco, mentre i pantaloni hanno una propria cintura, o elastico; le gambe del pantalone e le maniche della giacca sono lunghe, a coprire tutti gli arti, ma con una piccola differenza.

I karategi tradizionali sono realizzati con una stoffa dalla grammatura più spessa e sono più ampi; la stoffa più spessa fa sì che durante i movimenti si generino dei fruscii per sfregamento; la lunghezza dei pantaloni arriva alla caviglia mentre quella delle maniche al polso, e queste ultime non vanno accorciate o tirate all’insù.

I karategi che si usano nel full-contact, invece, sono più sottili, leggeri e leggermente più aderenti, inoltre la lunghezza dei pantaloni è maggiore, arrivando a toccare per terra. Ovviamente esistono anche uniformi più generiche, che van bene soprattutto per l’allenamento.

Sotto al kimono da karate, l’uomo indossa solo le mutande, mentre la donna anche una maglietta ed un eventuale proteggi seno.

C’è anche da dire che l’utilizzo del karategi è una prassi del karate moderno, in quanto prima del suo insegnamento nelle scuole, e prima della famosa dimostrazione di Gichin Funakoshi a Tokyo nel 1922, non si faceva uso di un’uniforme specifica; alcune foto scattate prima della guerra mondiale, ad esempio, ritraevano karateka a torso nudo mentre non esiste nessuna materiale storico che faccia riferimento al Regno di Ryukyu.

 

Le cinture del karate

La cintura è un elemento fondamentale nell’uniforme utilizzata dai praticanti di karate; oltre ad avere il compito di tenere chiusa la giacca, il suo colore identifica il livello del ranking del suo possessore.

Cintura del kimono da karate

Le colorazioni possono variare in base alla scuola ed allo stile, quindi non esiste una nomenclatura unica, ma facendo sempre riferimento alla JKA, il sistema di base si basa sul concetto di kyū (級) e dan (段); i kyū sono assegnati ai “principianti”, sono bianche oppure hanno colorazioni differenti per grado, mentre i dan sono assegnati ai professionisti, agli insegnanti ed ai maestri e sono tutte di colore nero.

Il kyū più basso è il 10° mentre il più alto è il 1°; al contrario il dan più basso è il 10° mentre il più alto è 1°.

Alcune scuola di karate prevedono una colorazione bianca per tutte le cinture kyū, mentre altre utilizzano colorazioni differenti in base al livello; le colorazioni cambiano anche in base alla nazionalità della federazione; altre scuole utilizzano meno gradi di kyū.

Ad esempio, la colorazione del ranking dello stile wadō-ryū è:

  • Cintura bianca = Principiante / senza rango
  • Cintura gialla = 8° kyū
  • Cintura arancione = 7° kyū
  • Cintura blu = 6° kyū
  • Cintura viola = 5° kyū
  • Cintura verde = 4° kyū
  • Cintura Marrone = 3° kyū, 2° kyū, 1° kyū

Altri stili prevedono meno colorazioni, alternate da un colore pieno e da un colore o mezzo bianco o mezzo del livello successivo.

Una volta raggiunto il primo livello della ranking kyū è necessario aspettare almeno un anno e fare diversi corsi prima di poter dare l’esame per ottenere il decimo livello dan; i primi 7 livelli di dan sono assegnati previo un esame dato con valutatori di dan superiori mentre il 3°, il 2° ed il 1° sono assegnati per merito ed in base all’età, solitamente maggiore di 60 anni.

I nomi dei gradi di dan è il seguente:

  • 1° = Shodan (初段)
  • 2° = Nidan (弐段/二段)
  • 3° = Sandan (参段/三段)
  • 4° = Yondan (四段)
  • 5° = Godan (五段)
  • 6° = Rokudan (六段)
  • 7° = Shichidan (七段)
  • 8° = Hachidan (八段)
  • 9° = Kudan (九段)
  • 10° = Judan (十段)

Il sistema dei dan nacque nel periodo Edo come classificazione per i giocatori di Go, espandendosi col tempo a differenti categorie, come l’ikebana, la cerimonia del tè, la calligrafia e, per l’appunto, le arti marziali, prima tra tutte il judo.

 

I venti principi del Karate

Funakoshi Gichin è stato il fondatore dello stile shotokan ed è considerato il padre del karate moderno; nel 1922 venne invitato a Tokyo per tenere una dimostrazione di karate e da quel momento quest’arte marziale divenne conosciuta e popolare in tutto il Giappone, espatriando oltre i confini di Okinawa.

Al fine di fornire una guida spirituale per il raggiungimento dei comportamenti fondamentali nel karate, Funakoshi redasse i suoi famosi “20 principi del Karate”, basati sul Bushido e sullo Zen:

  1. Non dimenticare che il Karate inizio e finisce con il saluto
  2. Nel karate non esiste iniziativa
  3. Il karate sostiene la rettitudine
  4. Conosci prima te stesso e poi gli altri
  5. Lo spirito e la mente vengono prima della tecnica
  6. Libera la mente ed il cuore (i kanji di mente e cuore sono identici)
  7. Distrarsi è causa di disgrazia
  8. Il karate non si vive solamente nel dojo
  9. Il karate richiede tutta la vita
  10. Applica il karate a tutte le cose, questa è sua bellezza
  11. Il karate è come l’acqua calda, bisogna riscaldarla continuamente per non farla raffreddare
  12. Non pensare di vincere, piuttosto pensa come non perdere
  13. Trasformati in base al tuo avversario
  14. L’esito del combattimento dipende dal controllo che si ha di se
  15. Considera mani e piedi dell’avversario come fossero spade
  16. Lasciata la propria casa, ci sono un milione di nemici
  17. Le “posizioni” sono per i principianti; andando avanti si torna ad essere naturali
  18. I kata vanno eseguiti correttamente; il combattimento è un’altra cosa
  19. Non dimenticare dove usare o meno la forza, l’elasticità e la velocità, in ogni tecnica
  20. Si sempre bravo in tutto ciò che hai imparato
Fabrizio Chiagano
Fabrizio Chiagano
Web Developer, UX e UI Designer. Abbastanza Nerd, appassionato di tecnologia, fotografia, cinema, documentari e marketing. Ovviamente, patito di anime, cucina e cultura Giapponese. Vivo a Milano ^_^