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18 invenzioni giapponesi in ambito tecnologico

Oltre ai millenari aspetti della cultura giapponese, nell’ultimo secolo il Giappone è diventato a tutti gli effetti una delle patrie della tecnologia; soprattutto con la fine del secondo conflitto mondiale, le aziende giapponesi sono diventate leader in ambito tecnologico, abbracciando svariati settori che vanno dalla robotica all’elettronica consumer, dalla telefonia ai video ed alla fotografia, dalle batterie alle tecnologie audio.

In quest’articolo vi presento 18 invenzioni fatte in Giappone in ambito tecnologico che hanno trasformato il modo in cui oggi viviamo la nostra quotidianità; la lista sarebbe veramente lungha, per cui ho tralasciato molte invezioni, tra cui: le stampanti 3D ed a trasferimento termico, l’orologio da polso al quarzo, le auto ibride, i cannoni per la neve artificiale, i selfie-stick, i computer portatili (laptop), i treni ad alta velocità e molto altro.

E come potrete notate, almeno la metà di quelle citate in seguito sono associate ad un’azienda il cui nome riecheggia quasi sempre, ovvero quello di Sony.

 

VHS e Betamax

Il sistema Betamax fu il primo sistema di home video su nastro magnetico (videocassette) per la registrazione e la riproduzione audio-visiva analogica. Fu inventato e commercializzato da Sony nel 1975, prima in Giappone e poi negli USA.

Il sistema VHS, acronimo di Video Home System, è stato invece inventato da un’altra azienda giapponese, la JVC, che lo mise in commercio un anno dopo l’uscita del Betamax. Il VHS è stato per anni il più sistema di riproduzione Home Video analogico più utilizzato in tutto il mondo.

VHS e Betamax
CC-BY-SA-4.0 Jason Curtis (via Wikimedia Commons)

Il sistema Betamax era qualitativamente e tecnicamente superiore, ma i lettori e le videocassette VHS, anche se inferiori, costavano meno e permettevano un’archiviazione maggiore. Inoltre, a differenza di Sony, JVC concesse in licenza la sua tecnologia il che, legato ai costi minori, portò ad una maggiore diffusione e richiesta da parte del mercato, soppiantando il concorrente.

 

Videocamera portatile, videocamera digitale e 3D

La parola inglese “camcorder” viene tradotta in italiano come videocamera, ma più specificamente fa riferimento dei quei device di videoregistrazione portatili “tutto in uno”. Infatti, prima dell’avvento delle camcorder, che oltre a convertire il segnale ottico in segnale elettrico lo registrano anche su appositi supporti, le videocamere erano formate da pezzi separati: la camera da ripresa, grande e montata su appositi supporti, con a parte l’unità di registrazione.

Fu la Sony che nel 1982 innovò questo settore mettendo in vendita la prima videocamera portatile, con il nome di Betacam; queste videocamere erano unicamente per uso professionale e sfruttavano le stesse cassette del Betamax, anche se registravano in modo diverso, rendendo i due apparecchi incompatibili.

Betamovie - Camcorder, videocamera portatile
CC BY-SA 4.0 Museoscienza.org (via Wikimedia Commons)

L’anno successivo, nel 1983, iniziò a vendere anche la prima videocamera portatile per uso amatoriale a marchio Betamovie. Lo stesso anno, anche la JVC iniziò a produrre la sua videocamera portatile, ovviamente sfruttando il formato VHS.

La prima videocamera 3D per uso professionale, invece, fu presentata dalla Toshiba nel 1989, mentre la prima fotocamera 3D tascabile fu opera della Fujifilm, che mise in vendita il FinePix Real 3D W1 nel 2009.

L’arrivo del formato digitale per la registrazione di video è merito di Sony e Panasonic, che misero in commercio il formato DV a partire dal 1995.

Dopo l’avvento del digitale, la prima videocamera professionale a non utilizzare un nastro magnetico come storage fu introdotto dalla società giapponese Ikegami Tsushinki nel 1995 con il sistema Editcam: questo sfruttava un disco rigido HDD, lo stesso utilizzato dei PC.

 

Walkman, il lettore stereo portatile

Walkman è il marchio di Sony che identifica i lettori audio portatili; la sua fama è stata così ampia a livello internazionale, che come spesso accade in questi casi la parola “walkman” è stata utilizzata come identificativo generico del tipo di device, a prescindere dalla casa di produzione e dalle caratteristiche dello stesso.

Walkman, il lettore stereo portatile
CC BY 2.0 Yoshikazu TAKADA (via Wikimedia Commons)

Sebbene non fu la primissima invenzione di un lettore audio portatile, quello di Sony fu quello che ebbe maggior successo, meritatamente, viste le caratteristiche e la praticità di utilizzo. Il costo non era elevato, utilizzava cuffie stereofoniche invece di altoparlanti e leggeva musicassette.

La sua invenzione fu merito di Akio Morita, Masaru Ibuka (i co-fondatori di Sony) e Kozo Ohson.

La messa in vendita del primo Walkman, modello TPS-L2, risale al 1 luglio 1979. Negli anni a seguire Sony produsse e mise in commercio svariati nuovi modelli, ottimizzandone dimensioni, praticità, alimentazione e caratteristiche.

 

CD, Lettori CD portatili, CD-ROM, DVD e Blu-Ray

I primi dischi ottici furono i LaserDisc, inventati negli USA ed entrati in commercio nel 1978; i dischi avevano un diametro di circa 30cm, erano utilizzati per audio e video, e le “informazioni” registrate su di esso non erano digitali, ma semplicemente “riflessi” di segnali analogici.

I Compact Disc (CD) sono stati inventati a partire dalle tecnologie dei LaserDisc, ma con sostanziali differenze: il suo diametro era di 12 cm (ma ne esistono diversi formati), i dati erano codificati in modo digitale nativo, la capacità dati era maggiore ed i costi di produzione minori (anche quelli dei lettori).

Compact Disc, Lettori CD portatili, CD-ROM, DVD e Blu-Ray

L’invenzione dei CD la si deve a Sony, successivamente in collaborazione con Philips, che commercializzo i primi prodotti in Giappone alla fine del 1982 (l’anno dopo in Nord America ed Europa); i CD erano utilizzati per la riproduzione Audio (CD-DA).

Ovviamente, avendo introdotto Sony l’uso dei CD per l’ascolto di musica ed il relativo lettore da casa (il Sony CDP-101), e vista la popolarità dei Walkman, la realizzazione di Lettori CD portatili fu una conseguenza naturale.

Il primo lettore CD portatile fu anch’esso un’invenzione di Sony (il Sony D-5/D-50, successivamente “Discman”) e fu messo in commercio alla fine del 1984. Nello stesso anno, Sony mise in commercio anche il primo lettore CD per auto (il Sony CDX-5).

Il CD-ROM, invece, poteva contenere qualsiasi tipologia di dato (non per forza solo audio), fu presentato da Sony nel 1984 e nel 1988 il suo file system divenne lo standard ISO 9660, grazie alla collaborazione con le più grandi industrie mondiali di computer.

Il DVD ha visto una “guerra industriale” tra due fazioni di gruppi di aziende, ognuna delle quali voleva imporre il proprio standard tecnologico. Da un lato Philips e Sony, forti della loro collaborazione pregressa e dell’invenzione dei CD; dall’altra Toshiba, Hitachi, Mitsubishi, Pioneer, JVC ed atre, anche non giapponesi.

Alla fine, le due fazioni decisero di collaborare portando alla pubblicazione del formato DVD attuale, che nel giro di poco sostituì il formato analogico video VHS e divenne il principale supporto per la fruizione di videogame su console e PC.

Ancora, successore del DVD è stato il Blu-ray Disc, che ne moltiplicava la capacità e quindi la qualità di video, audio e videogame. Anche in questo caso il nome che continua a riecheggiare è quello di Sony, che produsse il primo prototipo alla fine degli anni 2000, per essere poi rilasciato nel 2006 worldwide e vincendo la guerra con un altro formato ottico sviluppato da Toshiba, chiamato HD DVD.

 

Memorie FLASH

La memoria flash è un dispositivo elettronico che può essere utilizzato come dispositivo di memoria permanente, con la capacità di essere riscrivibile un gran numero di volte.

Memorie FLASH
CC BY 2.0 Tony Webster (via Wikimedia Commons)

La sua invenzione si basa sulla tecnologia sviluppata dai Bell Labs, che è stata poi ottimizzata, velocizzata e semplificata dall’ingegnere giapponese Fujio Masuoka nel 1980, mentre lavorata per la Toshiba. Fujio Masuoka è stato anche candidato al Premio Nobel per la Fisica (non vinto) ed ha all’attivo più di 270 brevetti.

Dalla tecnologia delle memorie flash, e dalla loro evoluzione, sono nate molti device oggi di uso comune quanto fondamentali: i dispositivi memoria dei firmware, i dischi a stato solido abbreviati con l’acronimo SSD, le cosiddette chiavette USB, le schede di memoria utilizzare in tutti i sistemi video/audio/fotografici oggi in commercio come telecamere, fotocamere, smartphone, laptop, tablet, smartwatch e co.

 

Fotocamera per cellulari

Il primo dispositivo telefonico “mobile” dotato di una fotocamera frontale è stato il “VP-210 VisualPhone” prodotto dalla società giapponese Kyocera Corporation e messo in vendita nel 1999; non era un cellulare ma un videotelefono cordless, tra l’altro il primo con display a colori, che permetteva di effettuare videochiamate trasmettendo e ricevendo 2 immagini al secondo sfruttando la rete giapponese PHS.

Fotocamera per cellulari
CC BY-SA 3.0 Morio (via Wikimedia Commons)

L’anno a seguire, alla fine del 2000, la Sharp Corporation mise in vendita il J-SH04, il primo telefono cellulare al mondo con fotocamera posteriore completamente integrata al telefono; al contrario del videotelefono della Kyocera, questo era un vero cellulare in quanto utilizzava la rete mobile.

Entrambi i modelli erano dotati di una sensore CMOS da 0.1 megapixel.

 

Batterie agli Ioni di Litio

Le batterie ricaricabili agli ioni di litio sono oggi presenti ovunque e sono lo standard di batteria portatile, solo per fare qualche esempio sono negli smartphone, dei laptop, nelle auto ibride o elettriche, nei cosiddetti “oggetti senza fili” che funzionano a corrente o semplicemente negli accumulatori di corrente elettrica.

La primissima idea di utilizzare il litio per immagazzinare corrente elettrica la si deve all’americano M. Stanley Whittingham, che negli anni ’70 realizzò la prima batteria con questo materiale; purtroppo era instabile e tendeva ad esplodere.

Batterie agli Ioni di Litio
Raimond Spekking / CC BY-SA 4.0 (via Wikimedia Commons)

Fu quindi il chimico giapponese Akira Yoshino che nel 1983 produsse il primo prototipo al mondo di batteria agli ioni di litio (invece che con litio puro), per poi ottimizzarla e compattarne le dimensioni nel 1985, facendola diventare la prima batteria ricaricabile, sicura e commercializzabile, ad utilizzare questa tecnologia. Yoshino, per la sua invenzione, ottenne svariati premi, tra cui il Premio Nobel per la Chimica del 2019.

Inoltre, la prima commercializzazione vera e propria di una batteria ricaricabile agli ioni di litio fu opera della “solita” Sony, nel 1991.

 

Androidi, i robot umanoidi

Con la parola “androide” ci si riferisce ad un robot il cui aspetto riprende quello di un essere umano, sia nella struttura corporea, che nell’aspetto, nei movimenti e nel parlare.

Il primo modello di androide fu opera dell’Università di Waseda, anche chiamata Sōdai; questa è considerata una delle università private più prestigiose di tutto il Giappone, con il campus principale situato a Shinjuku, Tokyo, dove han studiato una grandissima quantità di famosi personaggi, compresi nove primi ministri, svariati CEO di importati aziende giapponesi, e molti famosi scrittori, come Haruki Murakami.

La ricerca per lo sviluppo di un androide iniziò nel 1967 ed il primo modello, chiamato WABOT-1, fu presentato 1972 come il primo robot antropomorfo a grandezza umana; riusciva a capire ed comunicare in giapponese, aveva dei visori oculari, una bocca ed apparati uditivi, camminava da solo con gli arti inferiori e riusciva a prendere oggetti con le mani e trasportarli in giro. Nonostante il suo antropomorfismo, aveva sembianze molto “metalliche”.

Androidi, i robot umanoidi
CC BY-SA 4.0 Davide Mauro (via Wikimedia Commons)

La seconda versione, il WABOT-2, venne presentato nel 1984, era fornito di dita e piedi, riusciva a leggere ed interpretare uno spartito musicale ed a suonare uno strumento a tastiera. L’Università di Waseda negli anni a seguire sviluppò altri modelli innovativi, e dal 1986 si aggiunse anche Honda nel mondo degli androidi, sviluppando i modelli EQ, la serie E, la serie P ed il più famoso Asimo, presentato nel 2000.

Una curiosità: la parola “androide” è al maschile ma può essere usata come termine generico; per specificare un anodrid dall’apparenza femminile si può usare la parola “ginoide” mentre per far riferimento ad un androide asessualizzato si può usare la parola “antropoide“.

 

Televisori LCD e display al plasma

L’invenzione della tecnologia LCD, ovvero display a cristalli liquidi, è attribuita all’ingegnere americano George H. Heilmeier, e la sua evoluzione è stata portata avanti grazie a vari scienziati e team di ricerca; ma il primo utilizzo di un display LCD su di un televisore lo si deve alla società giapponese Seiko Epson, che nel 1983 produsse la prima TV LCD tascabile a colori, la Epson TV Watch, dalla forma di un orologio.

Televisori LCD e display al plasma
Photo by Loewe Technology on Unsplash

Negli anni a seguire, la Seiko Epson mise in commercio altre forme di televisori portatili sempre ad LCD. Nel 1987 fu la Sharp, altra società giapponese di prodotti elettronici, a creare il primo LCD TFT di grandi dimensioni, contenente 92.160 pixel e della dimensione di 14 pollici, utilizzato come monitor per una televisione.

Nel 2004, la Sony introdusse il primo televisione LCD retroilluminato a LED.

Anche la tecnologia dei display al plasma non è giapponese, ma così come per gli LCD, si deve ad una società giapponese, la Fujitsu, l’invenzione del primo pannello a colori utilizzante display al plasma, nel 1992.

Sempre la Fujitsu, nel 1995, riuscì ad ingrandire le dimensioni dei suoi pannelli a colori al plasma, portandoli alla dimensione di 42 pollici. La prima TV di grandi dimensioni fu prodotta dall’olandese Philips, ma montava pannelli al plasma Fujitsu.

 

Antenne Yagi-Uda

Antenna Yagi-Uda” è il nome delle classiche antenne televisive che vediamo da sempre sui tetti delle nostre case, il cui scopo è quello di ricevere il segnate televisivo in banda VHF (very high frequency) e UHF (ultra high frequency).

Antenne Yagi-Uda

L’invenzione di quest’antenna è opera dell’ingegnere giapponese Shintaro Uda che nel 1925, con l’aiuto del professore Hidetsugu Yagi, pubblicò e presentò la sua idea, brevettandola l’anno dopo, nel 1926. Queste furono inizialmente utilizzate durante la seconda guerra mondiale come antenne radar e furono poi convertite in antenne televisive a partire dal dopoguerra.

Quest’antenna è spesso chiamata solamente Yagi, non perché il principale inventore fosse lui, ma perché fu lui a richiederne il brevetto; in questo modo legò involontariamente il suo nome all’invenzione.

Fabrizio Chiagano
Fabrizio Chiagano
Web Developer, UX e UI Designer. Abbastanza Nerd, appassionato di tecnologia, fotografia, cinema, documentari e marketing. Ovviamente, patito di anime, cucina e cultura Giapponese. Vivo a Milano ^_^