Guida

Nella cittadina di Nikko, a nord di Tokyo, il Santuario Toshogu è un luogo sacro di preghiera che custodisce le spoglie del primo shogun Tokugawa, e che oggi è diventato uno dei luoghi più frequentati dai turisti, grazie alla bellezza ed alla particolarità delle decorazioni dei suoi edifici, rivestiti di foglie d’oro e di colori brillanti, oltre che da raffigurazioni tradizionali che lasciano stupefatti.

L’intero plesso si apre ai visitatori con un gigantesco torii in pietra grigia, chiamato Ishidorii, situato alla fine di una strada a gradoni in salita. Questo fu un dono di Kuroda Nagamasa, il daimyō dell’attuale prefettura di Fukuoka; le pietre utilizzate per la sua costruzione furono trasportate via mare dal Kyushu e poi assemblate per edificare il torii in loco nel 1618.

Alla sinistra dell’ingresso principale è possibile ammirare la Gojunoto, la pagoda a cinque piani, donata dal daimyo di Obama, Sakai Tadakatsu, nel 1648. La pagoda è visitabile all’interno, a pagamento, poche volte l’anno ed una delle sue caratteristiche principali è sicuramente il fatto che il pilone centrale non tocca a terra, ma è di qualche centimetro distaccato dal suolo, al fine di evitare le problematiche di dilatamento del legno per via del passare degli anni. La pagoda è andata distrutta nel 1815 a causa di un incendio, ma fu ricostruita nel 1818 da un altro signore feudale; ogni suo piano rappresenta uno dei 5 elementi dell’esistenza del buddismo giapponese: Terra, Acqua, Fuoco, Vento e Vuoto.

Quest’area è libera e non richiede il pagamento di un biglietto d’ingresso, che invece è necessario per proseguire nella visita, attraversando il primo cancello del santuario, l’Omotemon, ai cui lati sono presenti le due classiche statue in legno che rappresentano i Nio, guardiani buddisti, Agyō e Ungyō.

Da questo punto in poi inizieranno a presentarsi gli edifici più famosi e conosciuti del Santuario Toshogu. I primi sono i tre magazzini sacri Sanjinko e la stalla dei cavalli Shinkyusha, su cui sono rappresentate varie decorazioni di animali, come gli elefanti Sozonozo, intagliati da Kanō Tan’yū, un’artista che in vita sua non aveva mai visto un elefante, e varie scimmie, tra cui le tre “non vedo, non parlo, non sento”, che in realtà esprimono un concetto più profondo di quello che gli è stato dato in occidente; infatti la loro espressione simboleggia il concetto “non vedo il male, non parlo del male, non ascolto il male”, insegnato alle persone per far loro comprendere come evitare le cose brutte che possono essere vissute in vita.

La porta Yomeimon è stata riconosciuta come una delle più belle di tutto il Giappone, ed effettivamente quando se la si ritrova davanti, non si può far altro che rimanere a bocca aperta. E’ anche chiamata “la porta del sole al tramonto”, a simboleggiare che si potrebbe trascorrere tutta la giornata ad ammirarla senza mai stancarsene. Presenta 508 intagli e raffigurazioni di draghi, cavalli volanti, animali mistici, bambini che giocano e persone, principalmente di colore bianco, nero e dorato. Inoltre, uno dei pilatri del cancello è rovesciato, così che lo stesso non possa essere considerato completato, tenendo la sfortuna a distanza.

Alla destra ed alla sinistra della porta Yomeimon si estende un muro formato da pannelli colorati, su cui sono presenti altre incisioni, questa volta di fiori e uccelli, che sono considerati tra i più ben realizzati del Giappone.

Prima di attraversare la porta, sulla sinistra a qualche decina di metri, è possibile visitare la Honjido Hall, una sala al cui interno è dipinto un gigantesco dragone sul soffitto; la particolarità di questa sala è la sua acustica; un monaco vi racconterà la storia del dipinto e martellerà tra di loro due tocchi di legno (se ricordo bene di canfora), in direzione degli occhi del drago; l’effetto sonoro che ne deriva ha un riverbero particolare e dà anche il nome al dipinto, ovvero “il Drago che piange”.

All’interno della porta Yomeimon, invece, si trova il Gohonsha, il santuario principale, composto da Hoden (la sala principale), Ishinoma (la sala di pietra) e Haiden (la sala delle preghiere) e dove si tengono ogni anno tutti gli eventi del santuario Toshogu. Qui c’è anche la Shinyosha, ovvero l’edificio dove sono conservati tre santuari portatili che vengono usati durante le processioni sacre che si tengono il 18 maggio ed il 17 ottobre di ogni anno.

La visita continua alla destra della Hoden, attraversando la porta Sakashitamon, su cui è rappresentata un’altra famosa scultura, un gatto che dorme circondato da peonie e dalla luce del sole, intagliato dal maestro Hidari Jingorou, che sembri simboleggiare direttamente Nikko.

Oltre questa porta, inizia un lungo percorso in pietra, tra lunghi sentieri e 207 gradini immersi nella foresta, che portano al santuario interno, ovvero al mausoleo di Tokugawa Ieyasu. Al contrario del resto del santuario, il mausoleo è molto scarno a livello di decorazioni ed è stato aperto al pubblico solamente a partire dal 1965. All’arrivo è presente un torii in bronzo, molto più piccolo di quello presente all’ingresso principale del santuario e una vasca per la purificazione; ancora più internamente è presente una piccola pagoda in bronzo di 5 metri di altezza, al cui interno sono contenuti resti del primo Tokugawa; questa, dal 1617, non è mai stata aperta.

All’eterno del santuario, nel 2015, è stato aperto anche il Museo Nikko Toshogu, dove sono esposti molti effetti personali dello shogun, come armature e materiale per la scrittura, anche se, ad essere sincero, io il museo me lo sono perso e non sono andato a vederlo 🙂

In conclusione, il Santuario Nikko Toshogu è uno dei luoghi che non può mancare di essere visto durante un viaggio in Giappone, soprattutto come escursione in giornata da Tokyo.

 

Storia

Il santuario Nikko Toshogu è stato fondato nel 1617 come luogo di sepoltura del primo imperatore dello shogunato Tokugawa, ovvero Tokugawa Ieyasu.

Ieyasu morì nel 1616 all’età di 75 anni; fu cremato nel castello di Sunpu, nell’attuale città di Shizuoka, e secondo il suo volere, fu trasferito a Nikko un anno dopo, il 15 aprile 1617. La cerimonia si tenne alla presenza di vari membri della famiglia imperiale, tra cui il secondo shogun, suo successore, Tokugawa Hidetada.

L’attuale complesso di edifici che compone l’intera area del santuario risale a qualche anno dopo la sua costruzione; fu infatti il terzo shogun, Tokugawa Iemitsu, ad ampliarlo nel 1636 trasformandolo da un semplice mausoleo in quello che oggi, secondo me, può essere definito uno dei santuari più belli del Giappone.

Dal 1999 il santuario Toshogu è Patrimonio dell’umanità dell’UNESCO insieme ad altri templi e santuari della città di Nikko.

 

Mappa, come arrivarci

Indirizzo: 2301 Sannai, Nikkō-shi, Tochigi-ken 321-1431

Una volta arrivati alla stazione ferroviaria di Nikko, è possibile prendere un autobus che vi porterà direttamente nei pressi dell’ingresso del santuario. La tratta può essere anche fatta a piedi, cosa che ho fatto anche io, in circa 20 minuti o poco più se andate con molta calma.

 

Accesso, orari e costi

Giorni di chiusura
Aperto tutto l’anno.

Orari
Il santuario è visitabile dalle 08:00 alle 17:00 da aprile a ottobre, e dalle 08:00 alle 16:00 da novembre a marzo. L’ultimo ingresso è mezz’ora prima della chiusura.

Costi
Il biglietto di ingresso è di 1.300 JPY per visitare solamente il santuario, 1.000 JPY per il museo e 2.100 JPY per un biglietto cumulativo santuario e museo.

 

Galleria fotografica

Ti piace quest'articolo?
Metti mi piace alla nostra pagina Faebook per rimanere sempre aggiornato