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Tartarughe: animali del folklore giapponese

Nel folklore giapponese le tartarughe sono il simbolo della longevità e della buona fortuna; un vecchio proverbio dice “una gru vive 1.000 anni, una tartaruga vive 10.000 anni”, ed effettivamente anche nella realtà questi animali sono tra i più longevi, con alcuni casi documentati di tartarughe vissute fino ad un età di 200 anni.

Nei dipinti e nell’arte giapponese in generale, vengono spesso utilizzate per simboleggiare il Paradiso e la Terra: la cima del guscio rappresenta il luogo dove vivono le divinità mentre la parte più in basso è il luogo dove abitano gli esseri umani. Questa simbologia ha anche un’altra variante dove la tartaruga rappresenta interamente la Terra mentre una gru sul suo guscio rappresenta il Paradiso.

Il pattern del gusto della tartaruga è un altro elemento ricorrente nell’arte giapponese, soprattutto nell’artigianato e nella moda, infatti è possibile trovarlo facilmente su kimono, ventagli e netsuke (piccole sculture in legno o avorio, utilizzate per tenere ancorate alla cintura piccoli contenitori o oggetti come tabacchiera e pipa).

Anche nel mondo degli yokai giapponesi (gli esseri sovrannaturali) sono presenti esseri antropomorfi, i Kappa, dalle caratteristiche fisiche che ricordano molto una tartaruga, soprattutto per via del guscio che hanno sulla schiena. Inoltre, questi animali sono considerati anche i servitori di Ryujin, il drago Dio del mare.

 

Genbu: la tartaruga nera del Nord

Genbu: la tartaruga nera del Nord

Secondo l’astronomia cinese tradizionale, presente in passato anche in Giappone, il cielo è suddiviso in quattro simboli, a loro volta suddivisi ognuno in sette dimore; i quattro simboli sono il Drago azzurro a Est, l’Uccello vermiglio a Sud, la Tigre bianca a Ovest e, per l’appunto, la Tartaruga nera a Nord.

Quest’ultima, in Giappone, prende il nome di Genbu (Xuanwu in cinese) e rappresenta il protettore del Nord, oltre ad essere associato all’inverno, all’acqua, alla terra ed al colore nero; ha la forma di una tartaruga intrecciata con un serpente.

Col tempo, in Giappone, questi 4 simboli sono stati sostituiti dai Quattro Re Celesti del buddismo, di cui Tamonten è la controparte della Tartaruga nera (o guerriero nero). Tamonten è anche chiamato Bishamonten, se venerato come divinità a se stante, è fa parte dei Sette Dei della fortuna.

Tutt’oggi, la città di Kyoto è protetta dai quattro simboli delle costellazioni, e Genbu risiede sul monte Funaoka (che poi in realtà è una collinetta anche se si chiama Funaokayama) dove è presente anche il Santuario Kenkun, ufficialmente Takeisao Jinja, dove è stato sepolto e divinizzato Oda Nobunaga, considerato il primo unificatore del Giappone.

 

Minogame: la tartaruga col mantello

Minogame: la tartaruga col mantello

Un minogame (蓑亀) è un’antica e classica raffigurazione artistica di una tartaruga millenaria, simbolo prediletto di longevità e fortuna; il suo nome è composto dai kanji di “kame” (亀) che significa tartaruga e dal kanji di “mino” (蓑), ovvero un tipico vestito giapponese realizzato in paglia di riso, che può essere realizzato sia per coprire tutto il copro che solamente la parte sotto il busto, con delle ottime proprietà idrorepellenti, comodo come impermeabile; il mino è utilizzato anche come costume da Namahage.

Il nome “minogame” è dovuto proprio al fatto che queste tartarughe sembrino indossare un “mino”; quello che invece cresce sul loro guscio altro non sono che alghe.

Secondo alcuni studi condotti a inizio del 1900 da F.S. Collins, queste alghe sono del genere Basicladia, che a loro volta sono strettamente imparentate con le alghe Marimo, una tipologia molto più resistente di altre tipi di alghe, il che gli permette di sopravvivere per lungo tempo agganciate ai gusci di queste tartarughe, solitamente presenti in laghi o stagni ma mai riscontrate in acque marine.

Come già detto, nel folklore giapponese, la presenza di queste alghe viene ritratta come simbolo di longevità: le tartarughe possono essere così anziane da riuscire a “diventare parte della natura”.

In alcune versione della leggenda, è proprio una tartaruga minogame che viene aiutata da Urashima Taro e la quale, per sdebitarsi con quest’ultimo, lo porta nella dimora del Dio dei Mari, il Drago Ryujin.

 

Successione imperiale: la divinazione coi gusci di tartaruga

La divinazione utilizzando gusci di tartaruga è una pratica antica di secoli in Giappone e questa è anche parte integrante della lunga preparazione all’intronazione di un nuovo Imperatore.

Infatti, durante l’evento che prende il nome di Saiden-Tentei-no-Gi, tramite una divinazione vengono riscaldati dei gusci di tartaruga, ed in base alla forma delle crepe che si formano su di esse, vengono scelte due prefetture giapponesi, una ad est ed una ad ovest, che avranno il compito di fornire il riso utilizzato come offerta durante il rito chiamato Daijosai, che si terrà a metà del mese di novembre. La modalità con cui vengono decifrate le crepe sono segrete.

Le due prefetture sono identificate con il nome di Yuki, quella a Est, e di Suki, quella a Ovest.

Per l’incoronazione dell’imperatore Naruhito (2019) le due prefetture scelte sono state Tochigi (come yuki) e Kyoto (come suki), mentre per la divinazione si è deciso di utilizzare gusci di tartarughe marine verdi, che purtroppo sono in pericolo di estinzione e protette; nonostante ciò, l’agenzia della Casa Imperiale ha comunicato di aver ricevuto una speciale deroga per la loro cattura, nelle isole Ogasawara, per questo specifico rito.

Questa divinazione viene eseguita all’interno del Palazzo Imperiale, in un apposito ed enorme santuario shintoista temporaneo costruito ad-hoc.

 

Gamera: il Kaiju tartaruga

Gamera: il Kaiju tartaruga

Nella cultura più moderna del Giappone, Gamera è una gigantesca tartaruga preistorica, dall’aspetto mostruoso, con scaglie squamose sul guscio, due zanne che partono dalla mascella inferiore e superano quella superiore della bocca; ha il sangue verde e può ritrarre la testa, le zampe e la coda proprio come le vere tartarughe, ma al contrario di queste ultime, può sparare fiamme (o plasma nelle versioni più recenti) nei punti in cui gli arti vengono ritratti.

Le fiamme sono così potenti da riuscire a farla roteare e persino volare, raggiungendo una velocità Mach 3 o superiore.

Gamera è un Kaiju, ovvero un mostro della fantascienza giapponese che ha intrinseco nella sua esistenza “il mondo atomico” e le radiazioni dell’epoca post bomba atomica. Come probabilmente avrete già intuito, il kaiju più conosciuto e famoso è sicuramente Godzilla (Gojira in giapponese), ma ne esistono molti altri.

Fabrizio Chiagano
Web Developer, UX e UI Designer. Abbastanza Nerd, appassionato di tecnologia, fotografia, cinema, documentari e marketing. Ovviamente, patito di anime, cucina e cultura Giapponese. Vivo a Milano ^_^