Home Cultura e tradizioni giapponesi Draghi: creature mitologiche del folklore giapponese
Draghi nel folklore giapponese

Draghi: creature mitologiche del folklore giapponese

In Giappone, i draghi sono conosciuti fin dall’antichità come creature soprannaturali legate all’acqua con il nome antico di Tatsu (in kanji 龍), ma chiamati anche ryū, ryō o wani, oltre che nomi propri; nel corso dei secoli, però, si sono fusi in un mix con i draghi della mitologia cinese, coreana e indiana; queste creature sono tradizionalmente associate con il buddismo, infatti sono parecchi i templi nei cui pressi vivono draghi in stagni, fiumi o laghi; ma, ovviamente, le storie più antiche fanno parte delle credenze shintoiste.

Uno di tre tesori sacri del Giappone, la spada Kusanagi, fu trovata proprio all’interno di una delle code di Yamata no Orochi, un Drago a 8 teste e 8 code sconfitto dal Kami del mare e delle tempeste, Susanoo, fratello minore di Amaterasu.

I Draghi hanno corpi lunghi tipo serpenti, con squame e spesso con corna, baffi e barba sulla loro faccia; rispetto all’iconografia cinese che li rappresenta con 5 artigli, quella giapponese normalmente li ritrae solamente con tre. I testi cinesi raccontano che i Draghi siano nativi della Cina, e che allontanandosi dalla loro patria perdano gli artigli in base alla distanza; i testi giapponesi, invece, ritengono che i draghi siano nati in Giappone e che allontanandosi dalla loro patria crescano di dimensioni aumentando anche il loro numero di artigli.

Esiste anche uno yokai particolare dalla forma di drago che prende il nome di “Shiro uneri”, ovvero uno straccio per deteriorato ed usato per molti anni, che si trasforma in un essere soprannaturale dalla forma di un drago bianco; insegue i servi e le persone che fanno le pulizie avvolgendosi intorno al loro collo ed alla loro testa, rilasciando una specie di muco dall’odore sgradevole che fa svenire per la sua “puzza”; raramente provoca anche la morte per strangolamento.

 

Templi e Santuari sui Draghi

Iconografia di un Drago in un tempio buddista

Alcuni dei templi buddisti più famosi che hanno nel loro nome la parola “drago” o presso cui è possibile trovare raffigurazioni di draghi sono il Tenryū-ji (天龍寺, lett. “Tempio del Drago Celeste”) ad Arashiyama, Kyoto; il Ryōan-ji (竜安寺, lett. “Tempio del Drago della Pace”) sempre a Kyoto; il Tempio Sensoji ad Asakusa, Tokyo, dove ogni anno viene tenuta la “Kinryu no mai” ovvero la “Danza del Drago dorato” (infatti il nome completo di questo tempio è Kinryū-zan Sensō-ji).

Tra i santuari shintoisti, invece, spicca il Santuario di Itsukushima a Miyajima, che secondo alcuni è ritenuto la dimora della figlia del Dio del mare, il Drago Ryujin; sulla baia, ogni anno, le persone si radunano la prima settimana dell’anno per osservare le Ryūtō, ovvero le “Luci del Drago” che si ritiene siano delle manifestazioni luminose che si formano sugli specchi d’acqua al cui interno vivono dei draghi.

 

Yamata no Orochi e la Spada Sacra del Giappone

Nel Kojiki, il più antico testo di narrativa giapponese ad oggi conosciuto, viene raccontata la leggenda di Yamata no Orochi, o semplicemente Orochi, un drago con otto teste e otto code che aveva sottomesso l’intera regione di Izumo, chiedendo in dono delle fanciulle vergini agli abitanti e offrendo in cambio la non devastazione.

Yamata no Orochi e la Spada Sacra del Giappone

Un giorno, Susanoo, la divinità shinto dei mari e delle tempeste, dopo che fu espulso dal regno divino, si trovò a passare nei luoghi in cui Orochi padroneggiava; incontrò una giovane donna di nome Kushinada ed i suoi genitori disperati perché la loro figlia sarebbe stata l’ottava vergine a dover essere data in sacrificio al malefico drago.

Susanoo rimase da subito incantato dalla gentilezza e dalla bellezza della giovane ragazza, e se ne innamorò; promise quindi ai genitori che si sarebbe occupato lui di Orochi, ma in cambio la giovane donna sarebbe dovuta diventare sua moglie; i genitori accettarono subito.

A quel punto Susanoo trasformò Kushinada in un pettine (che prende il nome di kushi) e disse ai suoi genitori di posizionare otto barili di sakè davanti alla loro abitazione, quindi si nascose tra gli alberi di una foresta poco distante.

Quando il drago arrivò davanti la casa della sua vergine sacrificale, vide il sakè e si ubriacò, concedendosi un intero barile per ognuna delle sue teste; quando tutte le sue otto teste si ubriacarono e caddero in un sonno profondo, Susanoo uscì dal suo nascondiglio e le decapitò tutte, uccidendolo.

Tagliò anche ognuna delle sue otto code; le prime sette si mozzarono facilmente, ma al momento del taglio dell’ottava, risuonò un forte tumore di metallo; al suo interno era custodita la “Spada del Paradiso”, “Ama no Murakumo” o “Kusanagi no tsurugi”, quella che è considerata uno dei Tre Tesori Sacri del Giappone (insieme alla gemma Yasakani no Magatama ed allo specchio Yata no Kagami).

Oggi, la spada sembra sia custodita presso il Santuario di Atsuta, a Nagoya, considerato il secondo santuario shintoista più importante del Giappone, che possiede circa 4.000 altri tesori nazionali. In realtà non ci sono prove documentate dell’esistenza e della presenza di Kusanagi no tsurugi presso questo luogo, sia perché non è visibile al pubblico sia perché i sacerdoti non hanno mai né confermato ne negato la sua custodia.

 

Ryujin, il Dio del mare

Ryujin, il Dio del mare

Ryujin è venerato dallo shintoismo come il dio dei mari, rappresentato anche con il nome di Watatsumi; ha la forma di un drago marino alato con una grande bocca e la facoltà di trasformarsi in essere umano; vive negli abissi dell’oceano o nei laghi formatisi in antichi crateri vulcanici, come il Lago Biwa; il suo palazzo prende il nome di “Ryugu-jo”, è costruito con coralli rossi e bianchi ed al suo interno vivono diversi esseri marini (tartarughe, meduse e pesci vari) con il ruolo di servitori; ogni giorno trascorso all’interno del palazzo corrisponde a 100 anni del normale fluire del tempo.

E’ considerato un Dio buono, pronto ad aiutare la popolazione giapponese nella pesca e nella vita in mare, oltre che in caso di bisogni estremi; l’affondamento della flotta Mongola intenta ad invadere il Giappone sotto ordine del quinto Gran Khan, Kublai, è attributo proprio all’intervento di Ryujin.

E’ anche il padre di Toyotama-hime; quest’ultima sposò il leggendario arciere Hoori, diventando i nonni del primo Imperatore del Giappone; questo fa sì che Ryujin sia un antenato della famiglia imperiale.

Una leggenda legata a questa divinità racconta del perché la Medusa non ha ossa. Un giorno Ryujin voleva mangiare il fegato di una scimmia, così disse alla medusa di procurargliene uno; la medusa recuperò una scimmia, che però con un tranello riuscì a scappare; disse che il suo fegato era stato riposto in un vaso nella foresta e che sarebbe andato a prenderlo per consegnarglielo. La medusa torno al palazzo del Dio dei mari e gli raccontò cosa era successo ma Ryujin si arrabbiò talmente tanto che a furia di percosse sbriciolò tutte le ossa della medusa.

Un’altra leggenda narra di un pescatore di nome Urashima Tarō, che un giorno salvò un tartaruga che era stata percorsa da un gruppo di bambini; come ricompensa, la tartaruga lo portò a fare un viaggio nel palazzo subacqueo del Dio del mare. Urashima vi rimase per tre giorni, finché non iniziò a sentire nostalgia di casa, così chiese alla principessa di tornare indietro; Lei acconsentì e gli donò uno scrigno tempestato di pietre preziose, dicendogli di non aprirlo mai.

Quando arrivò sulla terra ferma, però, Urashima notò che erano cambiate un sacco di cose, non riconosceva più il suo villaggio e le persone che l’abitavano; allora chiese ad un passante se conoscesse una persona di nome Urashima Tarō e questo gli rispose che aveva sentito della storia di un pescatore scomparso tanti anni addietro in mare; a quel punto realizzò che in realtà erano passati ben 300 anni dalla sua visita al palazzo Ryugu-jo; preso dalla tristezza aprì casualmente lo scrigno che aveva con se, ed improvvisamente una nuvola di fumo bianco vi uscì dal suo interno trasformandolo in un anziano chino e con la barba bianca e lunga; la principessa vi aveva rinchiuso all’interno la sua “vecchiaia”.

 

Seiryu

Seiryu è il Drago Azzurro che vive nel cielo orientale, uno dei quattro Shijin, ovvero uno dei guardiani dei quattro punti cardinali, per la precisione dell’Est; la loro origine è cinese, associata al Taoismo, e risale a circa il II secolo a.C., anche se sembra siano stati importati in Giappone intorno al VII secolo d.C.; la loro adozione però, nel corso dei secoli, è stata soppiantata dai Quattro Re Celesti del buddismo.

Ogni guardiano, oltre che un punto cardinale, rappresenta anche una stagione, un elemento, un colore e una virtù; Seiryu rappresenta la primavera, il legno, il blu ed il verde e la benevolenza e creatività.

Insieme alla Tigre Bianca (ovest), alla Tartaruga Nera (nord) ed all’Uccello Vermiglio (Sud) proteggono la città di Kyoto; il tempio in cui Seiryu risiede è il Kiyomizudera.

 

Enoshima e la dea Benzaiten

Benzaiten è la dea buddista dei mari e dei fiumi, della poesia, dell’arte e della musica; la storia narrata nell’Enoshima Engi dal monaco Kōkei nel 1047 racconta di come nacque la piccola isola di Enoshima (oggi collegata con due ponti ravvicinati alla città di Kamakura).

La dea Benzaiten ed una rappresentazione del pellegrinaggio alle grotte di Enoshima

Nella prima parte del racconto, Kokei riporta le sofferenze della popolazione che viveva nel villaggio di Koshigoe e nelle zone circostanti all’attuale isola di Enoshima, dovute alla presenza di un grande e malvagio drago a cinque teste di nome “Gozuryu”, che per mille mangiò bambini e portò distruzione e scompiglio in tutta l’area.

Vista la sofferenza che la popolazione di quei villaggi doveva sopportare, il 31 maggio del 552 d.C., la dea Benzaiten fece emergere dai fondali marini della baia una piccola isola con lo scopo di farla diventare la sua dimora; la terra tremò, i fulmini caddero dal cielo ed in poco tempo dal nulla si affacciò questo nuovo “cumulo di terra” e lei discese dal cielo per andare ad abitarci.

Quando il drago la vide se ne innamorò immediatamente; qui ci sono due varianti della storia.

La prima dice che Benzaiten sposò il drago e con il tempo e grazie alla sua influenza benigna, fece cambiare i modi di fare del drago, portando a conclusione i massacri e la distruzione.

L’altra variante dice che il drago propose alla Dea di sposarlo, ma lei rifiutò perché era stato una “drago cattivo”; preso dalla vergogna, il drago si pentì del suo comportamento e promise di smettere di comportarsi male ed iniziò ad aiutare la popolazione del luogo.

Quando sopraggiunse l’ora della sua morte, dalla sua tana si rivolse verso Sud, in direzione dell’isola su cui risiedeva Benzaiten, ed adagiandosi al suolo il suo corpo si trasformò in una collina, che ancora oggi viene chiamata “tatsu-no-kuchi yama”, ovvero “La montagna della bocca del drago”.

Fabrizio Chiagano
Fabrizio Chiagano
Web Developer, UX e UI Designer. Abbastanza Nerd, appassionato di tecnologia, fotografia, cinema, documentari e marketing. Ovviamente, patito di anime, cucina e cultura Giapponese. Vivo a Milano ^_^

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