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“TRENT’ANNI DI BARAZOKU”

“Trent’anni di Barazoku” – Nascita e affermazione della gay community giapponese

La comunità LGBT giapponese, come la conosciamo attualmente in epoca moderna, non è la risultanza di una serie di sanguinose battaglie per la conquista di parità, visibilità e affermazione pubblica in società come avvenne per i movimenti in Occidente con Stonewall. La storia della moderna gay community giapponese è la storia di una “tribù”, La Tribù delle Rose, che trovò rifugio e ospitalità tra le pagine della rivista Barazoku dando origine a linguaggi in codice, costruendo significati e pratiche condivise, condividendo un sentire comune.

L’assenza di una radicata impostazione morale di stampo religioso e di leggi che bandivano comportamenti sessuali considerati “illeciti”, ha fatto sì che il Giappone godesse di un’ampia libertà espressiva. Questo si tradusse in un desiderio meno pressante di rivendicazione rispetto alla controparte Americana ed Europea.

Ma in Giappone ha sempre giocato un ruolo fondamentale l’armonia sociale, il mantenimento dello status quo; preservare l’apparenza della propria persona pubblica era la cosa più importante. La nascita di una gay community in Giappone nel senso moderno del termine, e la sua evoluzione a partire dalla pratica del nanshoku all’interno della casta guerriera e del clero buddista in epoca pre-moderna, è stato un processo culturalmente specifico del Giappone, confinato in spazi e tempi ben precisi dell’interazione omosessuale.

Il “luogo” che per primo svolse il ruolo di ponte tra gli omosessuali giapponesi, e diede vita a una prima forma di gay community, è Barazoku, la prima rivista giapponese rivolta esclusivamente a un pubblico omosessuale fondata nel 1971, che svolse un ruolo fondamentale nel processo di costruzione di una community sino ad allora inesistente e segnò i natali del futuro movimento LGBT giapponese. Una rivista, quindi, non un bar. Sarebbe più corretto definirlo un “non luogo”, uno spazio di scambio virtuale in cui preservare la propria identità pubblica e continuare silenziosamente la ricerca della propria felicità.

 

L’omosessualità giapponese nella storia

Per comprendere a pieno il processo che ha condotto il Giappone della seconda metà del XX secolo su questo binario evolutivo è indispensabile volgere lo sguardo al passato e considerare i fatti più recenti come l’evoluzione storica di precise dinamiche che caratterizzavano il contesto socio-culturale giapponese delle epoche precedenti.

Nel Giappone del periodo Tokugawa (1603 – 1868) non era presente un termine che indicasse il concetto di “omosessualità” nella stessa accezione con cui essa viene attualmente concepita in Occidente ma questo non significa che il Giappone fosse estraneo alla pratica dei rapporti sessuali tra individui dello stesso sesso. Come si riscontra nelle opere artistiche e letterarie dell’epoca, la pratica dei rapporti sessuali tra individui maschi era assai diffusa, formalizzata e rappresentata tanto in letteratura, quanto in testi di stampo precettivo e didattico.

Il cosidetto “Amore per i ragazzi”, in giapponese nanshoku (“colori maschili”, questo il termine utilizzato dallo scrittore Ihara Saikaku nella sua celebre opera Il grande specchio dell’omosessualità maschile), indicava la pratica dell’interazione erotica tra due maschi. Un altro termine diffuso per indicare l’interazione sessuale tra individui maschi era “shudō”. Il meccanismo su cui si basava lo shudō era l’interazione tra un adulto (o nenja) e un soggetto più giovane (wakashu, appunto). Il nenja occupava la posizione di predominanza (anche carnale) sul giovane, il quale ricambiava la protezione ricevuta e il supporto economico, offrendo obbedienza, rispetto e il privilegio del ruolo penetrativo nell’ambito dei rapporti sessuali.

La “civilizzazione” della morale

Con la fine della supremazia Tokugawa dal 1868 il Giappone iniziò la sua transizione verso un’epoca di modernizzazione (intesa come “occidentalizzazione”). Durante il periodo Meiji (1868 – 1912) Tokyo, la Capitale Orientale, divenne il centro dell’attività governativa del nuovo Stato Nazione.

Si affermò con determinazione una “moralità civilizzata”, di stampo europeo, che prevedeva al suo centro l’unione matrimoniale uomo-donna sancita dallo Stato. L’omosessualità moderna non rispondeva più alle regole del nanshoku e la rigida dicotomia tra nenja e wakashu si stava sgretolando. Con lo sviluppo teorico del modello “omo-sessuale” il Giappone si ritrovò costretto a ripensare il proprio passato e ricomporre il presente.

Il militarismo e il dopoguerra

L’ambiente fortemente omosociale del militarismo, anziché estinguere alimentò le manifestazioni sessuali tra i soldati. Tuttavia, a causa delle argomentazioni contemporanee in campo medico circa la dannosità dell’omosessualità, il governo giapponese tentò di fornire ai propri soldati la giusta disciplina “eteronormativizzante” garantendo loro delle “stazioni di conforto” in cui poter sfogare il bisogno fisiologico dei soldati, mettendoli in condizione di poter avere rapporti sessuali con le donne dei paesi occupati.

Con la fine del conflitto, le forze di occupazione statunitensi assunsero un atteggiamento di notevole liberalismo, nel terrore che potessero insorgere sul territorio giapponese occupato sentimenti anti-americani e filo-comunisti.

Inoltre, contrariamente alle normative vigenti in Europa e USA, nella nuova costituzione post-bellica elaborata in Giappone non si fa menzione del carattere illegale di comportamenti sessuali di tipo omosessuale. Si verificò in Giappone per la prima volta dal periodo Meiji, una situazione ottimale per lo sviluppo di una cultura sessuale libera.

Gli anni ’70 segnarono l’inizio di un’epoca in cui varie rappresentazioni di rapporti omosessuali vennero proposte nei canali mediatici più raggiungibili dalla massa, come i manga e il cinema. In letteratura, l’omosessualità era accostata a personaggi di spicco come Mishima Yukio o Murakami Ryu. Iniziarono le prime manifestazioni anti-conformiste. È proprio in questi anni di fermento sociale e politico che per la prima volta vengono pubblicati contenuti erotici e pornografici nella forma di una rivista rivolta esplicitamente a un pubblico omosessuale, e destinata alla distribuzione in larga scala: nel 1971 nasce Barazoku.

 

Itō Bungaku e la Tribù delle Rose

La rivista Barazoku (lett. “La Tribù delle Rose“) nasce per mano di Itō Bungaku (1932 – ), un uomo (eterosessuale) che eredita dal padre la gestione di una casa editrice in serie difficoltà finanziarie. Dai primi anni ’60 Itō prende in mano le redini dell’amministrazione e inaugura una collana di racconti erotici nella speranza di salvare le sorti della casa editrice.

Una serie di eventi fortuiti e un perfetto tempismo portarono Itō alla decisione di fondare una rivista per un pubblico esclusivamente omosessuale. Visto il successo della collana di storie erotiche, tra cui anche alcuni testi a tematica Sado-maso, Itō proseguì pubblicando nel 1966 un libro sulla masturbazione. Inaspettatamente ricevette in redazione alcune missive da parte di lettori i quali confessavano di eccitarsi e masturbarsi guardando il corpo di altri uomini, per esempio al bagno pubblico.

Nella testa di Itō suonò un campanello. Commissionò subito allo stesso autore un altro testo, stavolta sulle tecniche masturbatorie tra uomini (Homo tekunikku) e nel 1968 pubblicò il volume che riscosse un enorme successo. Il 1969 è stato un anno fondamentale per lo sviluppo di una coscienza omosessuale a livello mondiale. La rivolta degli omosessuali contro le forze armate americane che si ostinavano a importunare i frequentatori di un noto bar gay nel Greenwich Village di New York diede il via al movimento per i diritti degli omosessuali. In questo clima di novità e di speranza, Itō Bungaku dichiarò maturi i tempi e annunciò in coda a uno dei testi pubblicati dalla sua casa editrice una nota di intenti, “Confessioni delle rose“, in cui affermava di voler creare una rivista per un pubblico omosessuale.

PER UNA SOCIETÀ IN CUI POTER VIVERE CON DIGNITÀ: PER QUESTO IO PUBBLICO LIBRI.

(Confessioni delle rose, Itō Bungaku)

In seguito a quell’appello, Itō Bungaku fu contattato da alcuni personaggi destinati a giocare un ruolo fondamentale per la fondazione e lo sviluppo della rivista, Fujita Ryu e Hiroshi Mamiya. Inizialmente la rivista doveva chiamarsi solamente Bara (Rosa) ma il nome era stato già depositato. Itō, dopo attenta riflessione, aggiunse il carattere di “tribù” volendo sottolineare il valore gregario e famigliare di una comunità ancora isolata e sconnessa. Nacque così Barazoku, “La Tribù delle Rose“, e venne per la prima volta pubblicata su base bimestrale il 30 luglio 1971 uscendo come numero di settembre. Era ancora molto difficili mettere insieme il materiale sufficiente alla pubblicazione ed era necessario sondare con calma il terreno per valutare le reazioni del pubblico e della società in senso più ampio.

 

La nascita di Barazoku: il numero inaugurale

In occasione del primo incontro con Fujita e Mamiya, i tre si misero a tavolino per decidere innanzi tutto che taglio dare alla rivista. La copertina del numero inaugurale, disegnata dallo stesso Fujita, fu accolta con estremo entusiasmo dai lettori. Il ragazzo sportivo con indosso una maglietta succinta, e la posizione provocante che lasciava intravedere la sua nudità erano elementi necessari per attirare l’attenzione e fare scalpore.

Copertine della rivista Barazoku

Itō ebbe bisogno del loro aiuto non possedendo alcuna esperienza nell’ambito della pubblicazione di riviste, né tantomeno del mondo gay. Fujita e Mamiya si offrirono di scrivere contenuti testuali, collaborare alla redazione di progetti, ideare un layout per la copertina, fornire consigli sull’arte della fotografia. Grazie al miracoloso incontro con i due, Itō poté ultimare i preparativi e avviare la pubblicazione.

Il numero inaugurale di Barazoku venne presentato come volume unico a cadenza bimestrale, e venne proposto al pubblico al prezzo di 230¥. Un volume a rilegatura interna centrale di 72 pagine complessive in grafica monocromatica, per un totale di diecimila copie stampate. Era nata la prima rivista giapponese specializzata per un pubblico omosessuale e disponibile direttamente in libreria.

Itō Bungaku, al momento della pubblicazione era consapevole del potenziale della rivista e al tempo stesso assai conscio dei suoi limiti. Tra questi primeggiava l’aspetto grafico. In una rivista non possono mancare fotografie e illustrazioni che stimolino il desiderio fisico, tuttavia nel numero inaugurale le pagine destinate a una fruizione visiva erano solamente 6. Itō incontrò problematiche concrete (basti tener presente che all’epoca non esistevano in Giappone dei fotografi specializzati in nudo maschile) e lo dichiarà in ultima di copertina.

“[…] Se inizialmente avevo pensato che sarebbe stato un lavoro semplice, mentre raccoglievo il materiale da pubblicare dentro di me cresceva il desiderio di voler creare una rivista di qualità e inevitabilmente ho riportato un notevole ritardo. Grazie al sostegno di numerose persone nei momenti di massimo sconforto, siamo riusciti a realizzare il primo numero della rivista. Lasciando un momento da parte i giudizi qualitativi […] sono molto felice di aver portato a termine questo lavoro: la prima rivista specializzata del Giappone rivolta al mondo omosessuale.”

(Barazoku n.1, Itō Bungaku)

La carriera di Barazoku fu lunga e prospera, e si estese per un arco di tempo di oltre trent’anni. Varie cause contribuirono alla conclusione dell’avventura pubblicisitca di Barazoku, ma la rivista concluse la propria corsa esattamente con 400 numeri all’attivo. In realtà la rivista esiste ancora oggi ma come è facile immaginare svolge una funzione radicalmente diversa rispetto al ruolo avanguardista degli anni d’oro.

Nonostante il successo riscontrato tra il pubblico omosessuale e l’importanza fondamentale che la rivista ha ricoperto quando non esistevano altre fonti di informazione sulla questione, Barazoku non ebbe sempre vita facile. Itō si trovò vittima del pregiudizio e dell’ostruzionismo della società; dovette affrontare diverse volte le forze dell’ordine essendo stato richiamato in questura per ragioni legate alla censura, la difficoltà iniziale nella distribuzione del prodotto presso le librerie, e così via. Tuttavia, le difficoltà economiche della fase iniziale non distolsero Itō dal progetto in cui si era lanciato.

 

L’incontro dei lettori sulle pagine della rivista

Itō non aveva inizialmente considerato la possibilità di aprire una rubrica all’interno della rivista dedicata alla corrispondenza dei lettori, tuttavia pubblicò in chiusura del numero inaugurale tutte e 7 le missive giunte in redazione ancora prima della pubblicazione della rivista. L’idea avrebbe riscosso un successo enorme generando un volume di scambi epistolari destinato a crescere continuamente in maniera esponenziale.

Barazoku, la rubrica dei lettori

Di seguito una delle sette lettere giunte in redazione, rappresentativa dello spirito dell’epoca:

“[…] Nessuno vuole diventare il mio amante protetto? Effettivamente non so che tipo di ragazzi leggerà questa nuova rivista, ma intanto provo a scrivere affidando la prima missiva all’editore. Se possibile vorrei che gli interessati mi scrivessero una lettera con fotografia. Non preoccuparti, non avrai noie. Mi basta una foto del fisico e dei muscoli, senza viso. Ad ogni modo non si tratterà di una relazione squallida. Sarò il tuo bravo senpai, ti porterò nei locali, a teatro, anche in viaggio se vorrai. Per te non si tratterà solamente di ricevere denaro in cambio di compagnia e sesso, avrai dei vantaggi legati alla vita di società, all’istruzione, alla cultura. […]. Ovviamente più la merce è pregiata e più il prezzo sale. Scrivo di seguito le condizioni essenziali […]. Cerco: 1) uno studente iscritto a un club sportivo; 2) che non abbia mai avuto esperienze omosessuali; 3) originario della provincia e bisognoso dal punto di vista economico; 4) che sia ben referenziato (qualunque mestiere va bene). Vanno bene anche se non palestrati e muscolosi. Nessun problema anche per operai, membri dell’esercito e studenti liceali purché abbiano un fisico asciutto e robusto. Indicare chiaramente peso e altezza. I ragazzi carini, giudicati palesemente belli non mi interessano. Non voglio nemmeno un ragazzo intelligente. Meglio taciturno. Niente capelli lunghi. […] Fatti coraggio e vieni a costruire un ottimo ricordo della tua gioventù. Io ho 30 anni, sono un giovane solare, tranquillo e affidabile. Tokyo, Shibuya – H.

La rubrica dedicata alle lettere dei lettori rappresentò il primo “luogo” di incontro, scambio e condivisione di un sentire comune. Ovviamente si trattava di una piattaforma virtuale, ma lo scambio epistolare in alcuni casi culminava nell’incontro fisico delle persone.

 

Il ruolo sociale e politico di Barazoku: le fondamenta della nascente comunità LGBT giapponese

La vera svolta per quanto riguarda la nascita di un primo nucleo embrionale di comunità omosessuale giapponese si ebbe il 16 giugno 1974, quando Itō annunciò sulle pagine di Barazoku una tavola rotonda per studenti liceali durante la mattinate e il primo ritrovo esclusivo dedicato ai lettori della rivista di tutte le età nel pomeriggio.

Quella domenica la sede della casa editrice Dainishobō (nonché abitazione stessa di Itō e famiglia) fu letteralmente invasa da uomini omosessuali di tutte le età. L’evento, di portata assolutamente innovativa e rivoluzionaria, ha richiamato nello stesso stabile circa 150 lettori, che hanno potuto incontrarsi e socializzare scambiandosi esperienze e vissuti, costruendo e dando luogo a segni e simboli appartenenti a una comunità nascente e intellegibili solo al suo interno.

Quella domenica di giugno si gettarono le fondamenta per la nascente comunità omosessuale giapponese sotto l’egida di Barazoku. La rivista ebbe il merito di generare piattaforme di scambio e interazione virtuali, così come luoghi di socializzazione e associazionismo concreto. Conseguentemente alla prima tavola rotonda (con annessa festa) del 16 giugno 1974, il team di Barazoku organizzò altri eventi sociali a scopo gregario e istruttivo.

Annuncio apertura del locale Matsuri (1976)

Tramite le due dimensioni complementari dello scambio virtuale sulle pagine della rivista, e l’incontro fisico dei lettori stessi presso il «Matsuri», il locale fondato da Itō per i lettori della rivista, o negli altri locali di Shinjuku Nichōme, si mise in moto un meccanismo che diede vita a legami, relazioni e al fenomeno dell’associazionismo per la rivendicazione dei diritti da parte della comunità LGBT giapponese.

 

“Trent’anni di Barazoku” (il libro)

TRENT’ANNI DI BARAZOKU” è un’analisi storico-culturale del ruolo fondamentale svolto dalla rivista Barazoku nella nascita della gay community giapponese. Ad oggi, “TRENT’ANNI DI BARAZOKU” è l’unico testo esistente in lingua italiana focalizzato su Barazoku e sul ruolo di capitale importanza svolto dalla rivista nell’affermazione di una comunità LGBT in Giappone nel senso moderno del termine.

Le ricerche per la stesura del presente lavoro si sono svolte in Giappone tra il 2011 e il 2013, sullo studio e l’analisi di fonti quasi esclusivamente in giapponese. Le difficoltà nel reperire il materiale di studio sono state consistenti proprio a causa della scarsa disponibilità di letteratura al riguardo. Le analisi si sono svolte su molteplici fronti, partendo dalla presa in esame di diverse decine di numeri di Barazoku, di tutti i saggi esistenti firmati da Itō Bungaku, caporedattore della rivista, fino ad arrivare ai testi critici di vari esperti storiografi, psicologi, sociologi e linguisti, passando per numerosi articoli di riviste, quotidiani, blog e innumerevoli altre fonti on-line.

Tutti i testi consultati sono disponibili all’interno del libro sia in versione originale che in traduzione, compresa l’intervista esclusiva con il caporedattore della rivista Itō Bungaku, il quale si è rivelato estremamente disponibile nei confronti delle mille domande del sottoscritto e con cui ho potuto instaurare un rapporto di sincera amicizia.

Il testo si apre con una panoramica delle norme che regolamentavano i rapporti sessuali tra uomini nella storia giapponese classica, fino ad arrivare alla società contemporanea del XX secolo in cui, anche sull’onda dei movimenti rivendicativi in Occidente, il peculiare sostrato culturale giapponese favorì la nascita di Barazoku, la prima rivista rivolta esclusivamente a un pubblico omosessuale e fondata nel 1971. Tra le pagine di Barazoku, primo vero luogo di scambio tra omosessuali giapponesi, si avviò il processo dapprima virtuale e conseguentemente fisico che portò alla formazione di una coscienza culturale di genere in Giappone.

L’avventura di Barazoku è la storia di una comunità che cerca segni e linguaggi, alla scoperta di un senso di appartenenza e condivisione che rese i singoli individui una “tribù”, la Tribù delle Rose appunto.

Dalla censura editoriale, ai contenuti della rivista nel corso del trentennio di pubblicazione; il ruolo svolto da Barazoku negli anni della scoperta dell’HIV e lo scandalo accaduto in Giappone che criminizzò la comunità omosessuale. E ancora, chi era Itō Bungaku, fondatore della rivista, e gli altri personaggi (il cantante Akihiro Miwa, l’illustratore “padre” della cultura kawaii Rune, il misterioso fumettista erotico Yamakawa Jun’ichi, ecc) che hanno gravitato intorno a Barazoku? Nel libro tutti gli approfondimenti, i dettagli e i retroscena della vicenda.


 

*Una parte dei proventi delle vendite del libro sarà devoluta a una nota Associazione Culturale No-Profit italiana che si occupa della rivendicazione e la tutela dei diritti civili delle persone LGBTQI+.

Loris Usai
Loris Usaihttps://www.instagram.com/rorisu_in_japan/
Loris Usai è nato a Roma nella seconda metà degli anni '80 e sogna il Giappone da quando era bambino. Terminati gli studi universitari magistrali incentrati sulla sfera linguistico-culturale giapponese, si trasferisce in pianta stabile a Tokyo dove svolge con inguaribile passione il lavoro di traduttore e interprete. Racconta la sua storia, il percorso, i progetti in cui è impegnato sul suo sito rorisuinjapan.com. Oltre a parlare di cultura LGBT in Giappone, Loris espone la sua personale visione della realtà quotidiana giapponese tra aneddoti linguistici, culturali, storici, diari di viaggio e molto altro ancora sull’incredibile universo Giappone.

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