Bacchette giapponesi

In tutto il mondo esistono tre differenti tipologie di posate utilizzare per mangiare: le mani, forchetta e coltello e le bacchette (il cucchiaio è trasversale); i giapponesi utilizzano le bacchette per mangiare fin dal VI secolo (ma forse anche prima), dopo che le stesse sono state importate dalla Cina.

Sono chiamate Hashi (箸 oはし) ma sulle confezioni è spesso indicato il nome otemoto (おてもと) e sono composte da due bastoncini di equal misura che vengono tenute in mano fungendo da “pinza”, una specie di estensione delle dita. Tra le particolarità tutte giapponesi c’è il fatto che le bacchette da donna sono di qualche centimetro più corte rispetto a quelle da uomo (ovviamente parlando di bacchette personali, quelle nei ristoranti o quelle usa e getta non fanno distinzioni).

Quelle da bambino, invece, hanno la caratteristica di essere unite all’estremità superiore oltre che essere di misura ancora più piccola, al fine da aiutare l’apprendimento.

Il materiale classico con cui vengono realizzate le bacchette in Giappone è il legno laccato, ma anche il bambù è ampiamente utilizzato, principalmente per le bacchetta usa e getta; quelle più lussuose possono essere realizzate in giada, avorio, oro o argento.

Le bacchette usa e getta prendono il nome di waribashi (割り箸), quelle laccate nuribashi (塗り箸), quelle lunghe utilizzare per cucinare saibashi (菜箸).

I “poggia-bacchette”, invece, si chiamano hashioki (箸置き) è da come si può facilmente intuire, hanno lo scopo di sostenere la parte finale delle bacchette quando queste non vengono utilizzate, evitando che rotolino e che la parte che va a contatto con il cibo tocchi il tavolo o altri elementi.

 

Cosa non fare assolutamente con le bacchette

Ogni nazione ha il suo bon ton a tavola ed il Giappone non fa eccezione; utilizzando le bacchette, esistono vari comportamenti che fanno “arrabbiare” o comunque che indicano maleducazione verso gli altri commensali o verso camerieri e cuochi di un ristorante.

Secondo un sondaggio di qualche anno fa, quelle a seguire sono le azioni che più danno fastidio ad un giapponese nel vederle fare a qualcun altro (dalla più fastidiosa alla più trascurabile):

  • Infilzare una ciotola di riso con le bacchette
  • Indicare cose o persone utilizzando le bacchette
  • Fare rumore colpendo piatti, bicchieri o altro a tavola con le bacchette
  • Avvicinare un piatto a se stessi, o qualcun’altro, utilizzando le bacchette
  • Ravanare nella zuppa cercando l’ultimo pezzo di tofu o altro sul fondo
  • Leccare le bacchette
  • Prendere il cibo con le proprie bacchette dai piatti comuni, invece che utilizzare quelle dedicate
  • Passarsi il cibo da bacchette a bacchette
  • Masticare le bacchette
  • Lasciar gocciolare liquidi dalle bacchette
  • Infilzare il cibo con le bacchette non riuscendo a prenderlo in modo convenzionale
  • Giocare con le bacchette
  • Agitare le bacchette sopra i piatti comuni mentre si sceglie cosa prendere
  • Puntare qualcosa con le bacchette ma poi cambiare idea, si decide prima di avvicinarle al cibo
  • Usare un paio di bacchette diverse tra loro
  • Pulire le bacchette all’interno della zuppa
  • Respingere il cibo, o allontanarlo da se, utilizzando le bacchette
  • Afferrare un piatto o altro con la stessa mano in cui si tengono le bacchette

Infilzare il riso con le bacchette

Tra l’altro infilzare una ciotola di riso con delle bacchette ricorda esteticamente il rituale di bruciare l’incenso in onore dei defunti, non proprio un qualcosa di buon auspicio. Inoltre, un bambino che utilizza le bacchette in modo errato fa ricadere sui suoi genitori e sulla sua famiglia un velo negativo sulla corretta educazione impartita.

 

Come tenere in mano le bacchette

Così come una penna può essere tenuta in mano in vari modi, anche le bacchette possono essere impugnate in modo diverso a seconda delle persone, conferendo più o meno forza alla presa; esiste comunque un’impugnatura standard, quella più utilizzata, insegnata ai bambini e ritenuta corretta.

La bacchetta inferiore va posizionata tra il pollice e l’indice e tenuta ferma con l’ultima falange dell’anulare; durante la presa questa bacchetta è sempre immobile, l’unica a muoversi sarà l’altra, quella superiore; questa seconda va tenuta tra le punte del pollice e dell’indice ed appoggiata sull’ultima falange del dito medio.

Io uso una modalità leggermente diversa da quella “standard”, ovvero appoggio la bacchetta inferiore sul dito medio ed uso solo pollice e indice per gestire quella superiore (le foto si riferiscono alla “mia modalità” e non a quella standard, che sfasa il tutto di un dito verso il basso).

Come impugnare la bacchetta inferiore Come impugnare la bacchetta inferiore Come impugnare la bacchetta inferiore

Il movimento della bacchetta superiore sarà verticale a simulare l’estensione delle dita stesse, un po’ come una specie di pinza; fate in modo che le punte delle bacchette siano pari, altrimenti sarà molto difficile afferrare correttamente il cibo.

Impugnatura bacchette, aperta Impugnatura bacchette, chiusa

Ma nel caso proprio non riusciste ad imparare ad utilizzarle, sono in commercio anche bacchette con la parte superiore collegata, sia per bambini che per “stranieri” (più lunghe di quelle da bambino), ma come qualunque cosa, con la pratica tutto diventa più facile.

 

Le origini cinesi e l’arrivo in Giappone

Le bacchette come strumento per mangiare e cucinare hanno origine cinese ed il primo esemplare che gli archeologi sono riusciti fino ad oggi a recuperare viene fatto risalire al 1.200 a.C.

Sono state trovate nelle Rovine di Yin, il sito archeologico di una delle capitali cinesi più antiche e grandi; per farvi capire l’importanza del sito, qui sono state trovate anche le ossa di tartaruga e di bue che la popolazione di quel tempo usava come “ossi oracolari”, ovvero ossa su cui erano incisi kanji per le divinazioni e che oggi rappresentano la prima forma di scrittura cinese conosciuta.

Le bacchette che sono state ritrovate erano realizzate in bronzo e lunghe all’incirca 26 cm; questo perché è noto che nell’antichità le bacchette erano utilizzate unicamente per cucinare, come mestoli o per operare col fuoco, e non per mangiare le portate.

L’utilizzo delle bacchette come posate, congiuntamente ai cucchiai, risale al periodo Han (202 a.C. – 220 d.C.) quando si ebbe, sempre in Cina, un aumento sostanziale del consumo di riso, oltre ad un boom demografico ed una crisi delle materie prime.

I cuochi dovettero escogitare metodologie differenti per la preparazione dei cibi al fine ridurre i consumi, per questo motivo iniziarono a tagliare il cibo in piccoli pezzi così che il tempo per la cottura fosse ridotto al minimo e di conseguenza anche le bacchette diventarono uno strumento molto più comodo per fungere da posata, non essendo più necessario il coltello a tavola.

Una spinta notevole all’abbandono dei coltelli a tavola e all’espansione nell’utilizzo delle bacchette fu merito anche di Confucio, secondo la cui dottrina, gli oggetti affilati istigano alla violenza ed un uomo onesto non avrebbe mai dovuto avvicinarsi alla cucina o permettere la presenza di coltelli sulla sua tavola.

L’uso quasi esclusivo delle bacchette come posata viene fatto risalire alla dinastia Ming (1368 d.C. – 1644 d.C.).

L’arrivo delle bacchette in Giappone viene fatto risalire, indicativamente, al VI secolo d.C. quando erano unite con un laccetto all’estremità superiore ed il loro uso era esclusivo per le cerimonie religiose; bisognerà aspettare l’anno mille, circa, affinché l’utilizzo delle bacchette per mangiare si diffonda anche nelle abitazioni della gente comune.

Una data importante da ricordare è il 1878, quando il Giappone divenne la prima nazione al mondo a produrre ed utilizzare bacchette usa e getta; oggi in Giappone si stima un consumo annuo di circa 24 miliardi di bacchette usa e getta in legno o bambù, ovvero circa 191 ad abitante (considerando l’intera popolazione); la Cina, nonostante il miliardo e mezzo di abitanti, ha un consumo annuo stimato in 35 ad abitate (sempre considerando l’intera popolazione).

 

Le bacchette laccate Wakasa

Le bacchette laccate Wakasa (若狭塗箸) sono rinomate in tutto il Giappone per la loro bellezza, i materiali utilizzati e la qualità artigianale che le compongono; sono prodotte nella città di Obama, nella prefettura di Fukui, il fulcro della produzione di tutte le bacchette laccate del Giappone; qui ne viene prodotto l’80% del totale nazionale.

Bacchette Wakasa

Le bacchette Wakasa hanno una storia di più di 400 anni e furono ideate da un artista della lacca di Obama, chiamato Sanjuro Matsuura, intorno al XVI secolo, il quale si ispirò ai fondali marini della baia della sua città.

La loro caratteristica è quella di essere decorate con piccoli pezzi di conchiglie, gusci d’uovo, semi, aghi di pino, lamine e polveri d’oro e d’argento, il tutto laccato più volte, con colori diversi e finemente levigato e lucidato; anche se con questa tecnica vengono realizzati piatti e vassoi, le bacchette rimangono le più famose e le più apprezzate fin dal periodo Edo; ogni oggetto è realizzato a mano e non ne esistono due identici.

Oltre ad avere disegni complessi e lussureggianti, sono rinomate anche per la loro durevolezza nel tempo, che può arrivare a svariati anni; inoltre, la preparazione della lacca Wakasa richiede circa 20 diversi passaggi e sei mesi per essere pronta, il che aggiunge prestigio e qualità a queste bacchette.

Ad Obama esiste anche una cooperativa/museo dove sono esposte più di 3.000 bacchette laccate differenti, tutte acquistabili; il 4 di agosto, la giornata delle bacchette, viene applicato uno sconto del 50% su tutto il materiale esposto, un vero affare!

E’ anche possibile portarle in un piccolo tempio shintoista quando non sono più utilizzabili, come segno di rispetto e gratitudine 🙂

Fabrizio Chiagano
Fabrizio Chiagano
Web Developer, UX e UI Designer. Abbastanza Nerd, appassionato di tecnologia, fotografia, cinema, documentari e marketing. Ovviamente, patito di anime, cucina e cultura Giapponese. Vivo a Milano ^_^

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