Home Esperienze e Diari di viaggio Quattro salti tra le isole alla Triennale del Setouchi 2019 (parte 1)
Diario di viaggio di Andrea Antonini

Quattro salti tra le isole alla Triennale del Setouchi 2019 (parte 1)

Ciao a tutti! Per prima cosa mi presento: mi chiamo Andrea (@hanazukisan su Instagram), e vivo a Londra da dieci anni. Un giorno, alle scuole medie, la mia professoressa di geografia mi assegnò una ricerca sul Giappone; da lì probabilmente scattò lo stimolo iniziale della mia curiosità, che fu ovviamente rafforzata dall’abbondanza di anime giapponesi che venivano trasmessi in TV quando ero piccolo!

Da quel momento in poi, il mio interesse per il Giappone continuò a crescere in modo esponenziale, e divenni un avido lettore e consumatore di qualsiasi cosa avesse il minimo legame con il Giappone. Quando ne ebbi la possibilità, iniziai a studiare anche la lingua e -da cosa nasce cosa- finii con il ritrovarmi a vivere in Giappone per qualche anno!

Andrea Antonini

Dal mio rientro in Europa (molto tempo fa!), ho sempre lavorato per compagnie di viaggio nipponiche, e attualmente sono sales manager in un DMC giapponese molto professionale, serio, e rinomato. Progetto e realizzo itinerari in Giappone per agenzie di viaggio al dettaglio, le quali a loro volta vendono i nostri tour al grande pubblico. A volte mi capita anche di fare da capogruppo, soprattutto quando devo testare un nuovo itinerario che ho creato, accompagnare una nuova agenzia, o quando un gruppo ha bisogno di attenzioni particolari all’organizzazione dei servizi.

Come potrete immaginare, il Giappone è ormai parte integrante della mia vita, ed è una passione che va ben oltre il lavoro. Non ci vado solo per i miei business trips; anzi, molto spesso lo faccio esclusivamente per mia personale soddisfazione. Il Giappone è un paese vasto e variegato, e nei miei ultimi viaggi ho cercato di concentrarmi maggiormente sulle zone meno conosciute. I luoghi turistici più famosi sono purtroppo sempre più affollati, mentre io mi scopro più propenso a provare esperienze fuori dai sentieri battuti. Mi spingo alla ricerca del vero Yamatodamashii (spirito del Giappone), che nei luoghi più rinomati è stato quasi del tutto perduto, oppure diluito e rimescolato ad uso commerciale per i turisti.

 

La Triennale del Setouchi

Nel luglio 2019, come parte di un viaggio più lungo nello Shikoku, ho deciso di visitare la Triennale del Setouchi.

La Triennale del Setouchi

È un festival di arte contemporanea che si tiene ogni tre anni, e ha una prerogativa unica: le opere e le installazioni sono disseminate in tutte le isole del Mar Interno del Giappone. Ogni Triennale si articola su tre stagioni espositive: Primavera, Estate e Autunno, offrendo ai visitatori la possibilità di scegliere il periodo dell’anno preferito, o anche di visitarle tutte e tre!

La Triennale è nata come tentativo di rilanciare l’economia delle piccole isole del Mare Interno del Giappone che si erano quasi completamente spopolate. Il primo motore di questo processo fu la Benesse Holdings, un gruppo di lungimiranti imprenditori, che all’inizio degli anni ’90, con l’aiuto dell’archistar Tadao Andō e di altri importanti artisti giapponesi, diede il via a un circolo virtuoso di ripresa investendo capitali enormi e creando musei, progetti artistici e un art hotel davvero unico ed esclusivo sull’isola di Naoshima.

Non parlerò di Naoshima in questo articolo; sia perché (avendola visitata tempo addietro) non faceva parte di questo viaggio; sia perché, data la sua popolarità, oggi può essere considerata una di quelle destinazioni inflazionate che soffrono di sovraesposizione. Ci basti tenere a mente che Naoshima fu l’epicentro della rinascita artistica ed economica di questo arcipelago; e passiamo oltre!

In questo diario vi parlerò invece della città di Takamatsu, e delle isole di Shōdoshima, Ogijima, Megijima, Teshima e Ōshima.

 

Perché visitare la Triennale del Setouchi?

Quali sono i motivi per cui ho scelto di visitare questa manifestazione? Sicuramente più di uno!

In primo luogo, perché grazie a mio fratello, che è un critico e curatore d’arte contemporanea, ho in qualche modo assimilato questa passione. Trovo l’arte contemporanea più stimolante dell’arte “classica”, in quanto cerca di stabilire un dialogo nel presente con fruitori che condividono lo stesso tempo e spazio degli artisti.

In secondo luogo, le opere e le installazioni della Triennale sono sparpagliate su diverse isole; e su ogni isola, a loro volta, in posti disparati. Ciò si traduce in una sorta di caccia al tesoro molto coinvolgente e divertente attraverso le campagne, i villaggi, e le zone costiere. I visitatori vanno attivamente alla ricerca delle opere d’arte in tutta l’isola, e ciò crea molte occasioni di interazione con persone che hanno gusti affini ai nostri.

Terzo; la mostra è anche una motivazione per esplorare un’area del Giappone che, in media, è un po’ più complicata da raggiungere rispetto ai luoghi turistici sulla terraferma. E al di là delle opere d’arte, ti fa scoprire angoli di questo paese che hanno un carattere particolare e unico.

Infine, avendo scelto di partecipare all’edizione estiva, non va trascurato il fatto che le isole del Setouchi possiedono spiagge bellissime e incontaminate, con un mare caldo e cristallino. La possibilità di concludere una giornata di peregrinazioni artistiche con un paio d’ore di relax in spiaggia è stata sicuramente un ottimo incentivo!

 

La logistica

Siccome questa parte del viaggio seguiva a molti giorni di intensa esplorazione dello Shikoku, abbiamo pigramente deciso di utilizzare la città portuale di Takamatsu come base fissa per le nostre visite quotidiane alle isole.

Abbiamo scelto un hotel a pochi passi dal porto e prenotato un soggiorno di una settimana, per la comodità di non dover spostare i bagagli durante l’esplorazione dell’arcipelago.
La sistemazione che abbiamo scelto era un business hotel molto semplice ma estremamente affidabile, che nel nostro caso rispondeva perfettamente alla nostra esigenza di avere un posto economico e pulito dove passare la notte, e con una buona colazione al mattino. Non passo quasi mai tempo nella mia camera d’albergo quando viaggio, e men che meno in estate. Ma ad ogni modo, la città di Takamatsu offre una vasta gamma di soluzioni di alloggio che soddisfano le tasche e le esigenze di tutti, dai dormitori condivisi agli hotel di lusso.

Scegliere di soggiornare a Takamatsu per una settimana è stata una pigra scelta personale in questo viaggio, dettata dai motivi sopra citati; ma va detto che scegliere di pernottare sulle isole probabilmente renderebbe l’esperienza ancora migliore.

In un precedente viaggio ero stato a Naoshima per un paio di notti; e devo ammettere che l’atmosfera dell’isola cambia radicalmente dopo che le orde di escursionisti giornalieri partono con l’ultimo traghetto. Il rumore e la frenesia della giornata lasciano il posto a una dolce lentezza che racconta storie silenziose della vita reale sull’isola. La gente del posto si rilassa dopo la giornata lavorativa, diventando più aperta e amichevole; i viaggiatori che pernottano sull’isola socializzano e condividono le loro esperienze davanti a un bicchiere di birra o nihonshu.

Gli alloggi sulle isole non sono numerosi come a Takamatsu, e molto spesso la scelta è limitata; ma nonostante le difficoltà organizzative, può rivelarsi un’esperienza molto gratificante e regalare splendidi ricordi.

 

Takamatsu

Se chiedete a un giapponese che cosa gli viene in mente quando pensa a Takamatsu, vi risponderà invariabilmente due cose: gli udon e il Giardino Ritsurin. Quest’ultimo è considerato uno dei migliori esempi di giardini paesaggistici tradizionali dell’intero Giappone e la popolarità di cui gode è ben meritata, perché è davvero splendido. Ma in questa città c’è molto di più del Ritsurin e degli udon.

Takamatsu è la capitale amministrativa della prefettura di Kagawa, nonché la città dello Shikoku più vicina all’isola principale; il suo porto offre ottimi collegamenti con tutte le isole del Mar Interno del Giappone e, proprio per questo, è anche la sede del quartier generale della Triennale del Setouchi.

Quando siamo arrivati ​​alla stazione JR, sono rimasto sorpreso nel trovare un eccellente banco di accoglienza per i visitatori. Ci hanno fornito mappe della città, informazioni su come acquistare il pass della Triennale per visitare le opere d’arte e le installazioni, e informazioni generali su come orientarsi in città che sono state molto utili per iniziare subito ad esplorare.

L’area intorno alla stazione JR è stata recentemente riqualificata e ribattezzata Sunport: un piacevole spazio urbano con hotel, ristoranti, centri commerciali, facile accesso ai traghetti e molto vicino ai resti del vecchio castello, che è -insolitamente per il Giappone- situato vicino alla riva del mare.

Banker, Nurse, Detective, Lawyer
Banker, Nurse, Detective, Lawyer

Banker, Nurse, Detective, Lawyer
Banker, Nurse, Detective, Lawyer

Takamatsu è parte integrante delle esposizioni della Triennale e ospita numerose opere d’arte in diverse zone della città; come “Banker, Nurse, Detective, Lawyer” di Julian Opie vicino alla stazione Takamatsu Chikkō, o gli “Ship’s Cats” di Kenji Yanobe che sono stati sparpagliati per le vie dello shopping della città. A proposito: lo sapevate che Takamatsu ha la più grande rete di gallerie commerciali al coperto di tutto il Giappone? Sono una risorsa straordinaria durante l’inverno e nella stagione delle piogge per trascorrere del tempo all’aperto senza prendere freddo o bagnarsi!

Ship's Cats
Ship’s Cats

Nei periodi in cui si svolgono le rassegne d’arte, il porto di Takamatsu prende vita tutte le sere: i giardini adiacenti ai moli ospitano un moderno matsuri con artisti di strada, spettacoli di musica dal vivo, stand promozionali e ovviamente street food! Dopo un’intensa giornata trascorsa a scoprire l’arte qua e là, non c’è niente di meglio che rilassarsi davanti a un tramonto mozzafiato sulle isole, gustando dell’ottimo cibo e una birra artigianale Sanuki gelata!

Le persone del luogo sono estremamente amichevoli, amano chiacchierare e ci si accorge subito che la Triennale gli ha aperto una finestra sul mondo. I residenti di un angolo del Giappone che prima era spesso marginalizzato o ritenuto poco importante possono finalmente godere appieno dei vantaggi di essere al centro di un evento che attira migliaia di visitatori da tutto il mondo!

 

Shōdoshima

Dopo aver scoperto gli orari dei vari collegamenti in traghetto per le isole, e aver capito quali erano le biglietterie giuste e i moli corretti per l’imbarco, abbiamo deciso di iniziare la nostra esplorazione dalla più grande delle isole del Setouchi, Shōdoshima.

Il traghetto impiega circa un’ora per raggiungere il porto di Tonoshō, ma per chi è disposto a spendere un po’ di più per risparmiare tempo, ci sono anche aliscafi che percorrono la stessa rotta in metà del tempo. Personalmente preferisco il traghetto, perché amo il mare e poter uscire sul ponte a godermi la brezza, piuttosto che stare seduto al chiuso in una scatola per una corsa più agitata.

Sul traghetto inoltre ci è capitato di fare amicizia con un simpaticissimo artista nippo-americano venuto da Los Angeles per visitare la Triennale, con cui abbiamo passato insieme tutta la prima giornata.

All’arrivo a Tonoshō abbiamo dato una rapida occhiata alle installazioni d’arte vicino al porto, e poi abbiamo subito cercato di capire quale fosse il modo migliore per spostarci in modo efficiente sull’isola. Avevamo pensato al noleggio di bici elettriche, ma l’idea è stata molto presto scartata a causa delle notevoli dimensioni dell’isola e perché la stessa è piuttosto montuosa nella parte centrale.

Nessuno di noi era disposto a guidare una macchina, perché era un posto completamente nuovo e non sapevamo cosa aspettarci in termini di strade e traffico. Col senno di poi, sarebbe stata probabilmente una scelta più saggia affrontare la sfida della guida e optare per il noleggio auto. Sarebbe stato più comodo, avrebbe permesso una migliore gestione del tempo, e senza dubbio con un mezzo di trasporto proprio si possono raggiungere un maggior numero di luoghi interessanti.

In ogni caso, anche se lo avessimo voluto, un noleggio last minute sarebbe stato impossibile: la maggior parte degli autonoleggi aveva già affittato tutte le macchine disponibili, quindi la nostra ultima risorsa è rimasta il trasporto pubblico.

Ci siamo diretti al banco informazioni vicino al porto, e con nostra sorpresa, ci hanno fornito un enorme foglio degli orari degli autobus in formato A3, che elencava in caratteri minuscoli tutte le linee di trasporto pubblico che coprono l’isola. Dalla mia presentazione all’inizio sapete già che parlo giapponese, ma vi posso garantire che un foglio A3 pieno di minuziose informazioni che menzionano luoghi e villaggi mai sentiti nominare prima può essere scoraggiante anche per un giapponese! Ma mi sono accorciato le maniche, ho messo insieme al meglio le informazioni ricevute abbinandole alle location delle opere della Triennale e in breve eravamo già in marcia, alla scoperta dell’isola!

Mentre eravamo sull’autobus, diretti al primo gruppo di installazioni, e dopo aver esaminato più attentamente tutto il materiale raccolto, abbiamo subito concordato che avremmo dedicato due giorni interi a Shōdoshima. È la più grande di tutte le isole della Triennale e c’erano davvero tantissime cose da vedere e fare.

Alcune delle linee di autobus sono relativamente frequenti (leggi: ogni 30/40 minuti), soprattutto quelle che collegano le cittadine portuali meridionali di Tonoshō, Kusakabe e Sakate; ma alcune altre linee possono avere anche solo 4 corse al giorno! Quindi, come consiglio ai potenziali futuri viaggiatori: assicuratevi di pianificare in anticipo con la massima precisione possibile se intendete utilizzare i mezzi pubblici. E tenete presente che a volte, nei giorni più affollati della manifestazione (fine settimana e giorni festivi) gli autobus potrebbero anche arrivare alla vostra fermata troppo pieni per farvi salire! Dal lato positivo, invece, e con nostra grossa sorpresa: anche in una zona rurale così rilassata, gli autobus erano puntuali come un cronometro, nella migliore tradizione giapponese!

Una menzione speciale va fatta per l’app ufficiale della Triennale del Setouchi: è stata una manna dal cielo per aiutarci a capire le cose. Sebbene non sia perfetta, è basata sul GPS ed è estremamente utile quando ci si trova in aree sconosciute; soprattutto quando si cerca di individuare opere d’arte che a volte non sono immediatamente identificabili dalla strada. Dentro aveva anche un orario degli autobus integrato, ma abbiamo preferito fare affidamento su quello che avevamo ricevuto dal banco informazioni. È anche utile per trovare bagni pubblici, ristoranti, docking station per il bike sharing e tutto ciò di cui un visitatore ha bisogno per una piacevole esperienza.

I due giorni a Shōdoshima sono stati molto piacevoli: il tempo non era perfetto, dato che la stagione delle piogge si stava protraendo molto più a lungo del solito. Il cielo era grigio plumbeo con qualche spruzzata di pioggia qua e là, ma c’erano tante belle cose che lo compensavano.

The Silent Room
The Silent Room

The Silent Room
The Silent Room

Abbiamo scoperto alcune opere d’arte straordinarie. Le mie preferite tra tutte sono state: “The Silent Room” di Hans Op de Beeck, un’onirica installazione on-site realizzata con sculture monocrome grigie; e “Love in Shōdoshima” di Wang Wen Chih, una meraviglia architettonica tutta costruita in bambù senza l’aiuto di un solo chiodo, incastonata nel cuore rurale dell’isola e circondata da terrazzamenti di risaie di un verde incredibile. Un nota di riguardo anche per il demone-fontana quasi kawaii (carino) creato da Kenji Yanobe e Beat Takeshi, “Anger from the Bottom”.

Love in Shōdoshima
Love in Shōdoshima

Love in Shōdoshima
Love in Shōdoshima

Anger from the Bottom
Anger from the Bottom

Vicino a quest’ultima opera, nel villaggio di Sakate, ci siamo imbattuti in un grazioso micro-birrificio locale un po’ hipster e abbiamo provato alcune delle loro etichette artigianali. Le birre erano tutte eccellenti e il posto si prestava bene per una pausa tra le nostre scorribande artistiche.

Il fondatore è un ragazzo di Kōbe che, stufo della vita di città e del suo lavoro da dipendente, ha deciso di trasferirsi a Shōdoshima con la sua ragazza per iniziare una vita più rilassata e meno convenzionale, trasformando la passione per la birra nel suo nuovo lavoro. Dopo aver trovato una fattoria fatiscente che era in vendita per una cifra ridicola, l’hanno comprata e ristrutturata quanto bastava a far partire l’attività. Per un attimo mi sono trovato a pensare che probabilmente anche a me piacerebbe provare a fare qualcosa di simile in un posto tranquillo del Giappone. Se solo il governo fosse più flessibile con i visti!!

Prima di diventare, negli ultimi anni, uno dei centri principali della Triennale Setouchi, Shōdoshima era ben nota anche per la salsa di soia e per le olive.

Le olive di Shōdoshima

La produzione su piccola scala di salsa di soia può essere fatta risalire a quasi 400 anni fa e pare che sia di altissima qualità. Durante i due giorni che abbiamo trascorso sull’isola, siamo incappati nel negozio di rappresentanza di una fabbrica piuttosto rinomata, che vendeva la sua gamma di prodotti al grande pubblico. Lì abbiamo potuto assaggiare diversi tipi di salsa di soia, alcuni dei quali aromatizzati al peperoncino, agli agrumi o all’olio d’oliva.

Shōdoshima è anche uno dei primi (e ancora uno dei pochi) luoghi in Giappone in cui è stato possibile coltivare con successo gli ulivi. E dall’inizio del XX secolo, ha una produzione locale d’olio su piccola scala di cui gli isolani sono molto orgogliosi. L’isola ha fatto dell’oliva il simbolo del proprio successo. Hanno creato la loro mascotte a forma di oliva; hanno chiamato le linee di autobus locali Olive Bus; e hanno persino aperto un parco a tema sugli ulivi (Olive Park) sul sito in cui la prima piantagione di ulivi ha prodotto frutti.

Il parco è senza dubbio un’idea intelligente per creare interesse per l’olivicoltura e la produzione di olio. Però è chiaramente pensato per i visitatori giapponesi, che probabilmente trovano questo argomento intrigante ed esotico. Magari un visitatore proveniente dall’Italia, o da altri millenari produttori di olive come la Grecia o la Spagna, troverebbe il posto molto meno coinvolgente; a meno di non essere determinati a scattare a tutti i costi la tipica, iconica foto ricordo di Shōdoshima, quella a cavallo di un manico di scopa e con la replica di un frantoio greco sullo sfondo. Se siete fan del Giappone sono certo che prima o poi vi sarete imbattuti in questa foto!

Angel Road di Shōdoshima

Per concludere la nostra seconda giornata a Shōdoshima, abbiamo deciso di visitare uno dei luoghi più iconici dell’isola, non lontano dal porto di Tonoshō: la cosiddetta Angel Road. È una striscia di sabbia che emerge solo durante la bassa marea, due volte al giorno, e collega l’isola principale a tre isole minori poco distanti, consentendo così di raggiungerle a piedi. La leggenda (o superstizione?) racconta che gli innamorati che camminano insieme su questa secca troveranno la felicità. C’è anche un piccolo santuario sulla prima delle tre isole, dove le coppie vanno ad appendere il loro ema (tavoletta votiva) in cerca di un’ulteriore approvazione divina.

Sfortunatamente, il nostro tempo per visitare quest’isola era limitato, ma sono certo che ci sia molto di più da vedere e da fare. Ad esempio, le spettacolari Gole di Kankakei e la loro funivia, che abbiamo completamente tralasciato, perché ci vorrebbe quasi un’intera giornata per potersi godere il posto come meriterebbe. Ma anche altri luoghi sparsi per l’isola: un parco delle scimmie, un set cinematografico visitabile, un’enorme statua della dea Kannon. E, naturalmente, le centinaia di punti panoramici nella campagna incontaminata e lungo le splendide strade costiere.

Ci tornerò sicuramente. E questa volta sceglierò di noleggiare un’auto, e di rimanere sull’isola almeno 2 o 3 notti, per comprendere appieno l’atmosfera di un luogo così unico, ma anche così profondamente e autenticamente giapponese.

Fine della prima parte. Ci vediamo presto per la continuazione!

 

Potete trovare foto e contenuti in evidenza del mio viaggio alla Triennale del Setouchi sul mio profilo Instagram @hanazukisan

Fabrizio Chiagano
Fabrizio Chiagano
Web Developer, UX e UI Designer. Abbastanza Nerd, appassionato di tecnologia, fotografia, cinema, documentari e marketing. Ovviamente, patito di anime, cucina e cultura Giapponese. Vivo a Milano ^_^

VadoInGiappone.it Social

Hotel in Giappone



Booking.com