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Il Giappone ed il Patrimonio culturale immateriale dell’UNESCO

L’UNESCO (United Nations Educational, Scientific and Cultural Organization) è un’agenzia delle Nazioni Unite la cui costituzione è entrata in vigore nel 1946 e che si occupa della tutela del patrimonio culturale e della sua promozione insieme all’educazione e alle scienze.

La maggior parte di noi la conosce proprio perché si occupa di proteggere e valorizzare luoghi, costruzioni, monumenti e oggetti da collezione, quindi tutte cose materiali, che possono essere toccate, tangibili.

Ma, a partire dal 2003, durante la sua 32esima sessione, l’UNESCO ha adottato la Convenzione per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale, grazie alla quale l’organizzazione ha stabilito i principi, gli organi e tutto il necessario per iniziare a tutelare non solo il patrimonio tangibile ma anche quello immateriale, come tradizioni, tecniche di artigianato, espressioni orali, arti, rituali, festività, conoscenze e pratiche riguardanti la natura e l’universo.

Il Giappone è entrato a far parte dell’UNESCO il 22 agosto 1974 (l’Italia nel 1947); con la nascita della tutela dei beni immateriali, il Giappone è stato tra le prime Nazioni a proclamare un suo Patrimonio intangibile, ovvero il “teatro nōgaku” (sempre paragonandola con l’Italia, nello stesso anno la nostra Nazione ha proclamato la “Opera dei pupi siciliani”).

Tutte le opere hanno iniziato ad essere registrate ufficialmente a partire dal 2008.

Vediamo ora quali sono tutti i patrimoni intangibili UNESCO del Giappone, dalle prime registrate fino alle ultime; per ognuna vi riporto una breve descrizione ed un video esplicativo (le informazioni sono tratte direttamente dal sito dell’UNESCO).

 

Teatro Nôgaku (2008)

Il Nogaku è una forma teatrale giapponese che ebbe il suo massimo splendore tra il XIV ed il XV secolo, anche se ebbe origine 6 secoli prima con l’importazione dalla Cina; oggi, il Nogaku è la principale forma teatrale giapponese che ha sia influenzato il Kabuki che il Bunraku.

 

Teatro Kabuki (2008)

Il Kabuki è una forma di teatro giapponese, nata nel periodo Edo, e particolarmente popolare tra tutta la popolazione. In origine, gli attori erano sia donne che uomini, ma col tempo e tutt’oggi, tutti gli attori sono uomini, anche per i ruoli femminili; le commedie Kabuki trattano di eventi storici e relazioni d’amore con conflitti morali.

 

Teatro delle marionette Ningyo Johruri Bunraku (2008)

Il Bunraku, o Ningyo Johruri, è una delle arti sceniche giapponesi più importanti, insieme al teatro Nô ed al Kabuki, ed è un mix di recitazione del testo, accompagnamento musicale e teatro con le marionette. La sua nascita risale al 1600 circa e dal 1800 in poi le opere sono messe in scena da tre burattinai, coperti da un telo fino alla vita, che muovono delle marionette mentre un narratore racconta la storia ed un musicista accompagna il tutto con uno shamisen.

 

Danza tradizionale Ainu (2009)

Gli Ainu sono una popolazione autoctona dell’Hokkaido e a loro danza tradizionale viene eseguita durante cerimonie, banchetti e nell’ambito di festival pubblici o privati ed è strettamente legato al loro stile di vita. Alcuni balli imitano i movimenti degli animali mentre altri sono rituali; altri ancora sono improvvisazione o puro intrattenimento.

 

Daimokutate (2009)

Specifica di Nara, nel Santuario Yahashira ogni anno viene eseguita una cerimonia svolta da giovani uomini vestiti da samurai della comunità Kami-fukawa che, alternandosi uno ad uno, vengono chiamati all’interno di un semicerchio da un anziano che pronuncia il nome di un personaggio dei racconti della faida tra i clan Genji e Heike. Inizialmente era un rito di passaggio alla maggiore età nella comunità delle ventidue famiglie di Kami-fukawa, ma oggi, con la dispersione delle famiglie, il rito è diventato unicamente un simbolo di identità della città di Nara.

 

Dainichido Bugaku (2009)

Il rituale chiamato Dainichido Bugaku viene eseguito il 2 gennaio di ogni anno dalle comunità di Osato, Azukisawa, Nagamine e Taniuchi della città di Hachimantai, della prefettura di Akita. Ognuna di queste si reca, partendo da luoghi prestabiliti, verso il Dainichido, il padiglione del santuario della cittadina, eseguendo danze e musiche rituali sacre dall’alba fino a mezzogiorno.

 

Akiu no Taue Odori (2009)

L’Akiu no Taue Odori è una danza tenuta in primavera ed in autunno dagli abitanti della città di Akiu, nella prefettura di Miyagi, per pregare per un buon raccolto e simulando la semina del riso. Dieci ballerine vestite con kimono colorati e copricapi di fiori, tenendo in mano ventagli o campanelli, ed assistiti da due o quattro danzatori maschi, eseguono un repertorio che va dalle sei alle dieci danze.

 

Hayachine Kagura (2009)

L’Hayachine Kagura è una serie di danze accompagnate da tamburo, piatti e flauto che si tengono il primo giorno di agosto nella prefettura di Iwate. La cerimonia inizia con sei danze rituali, quindi seguono cinque danze che raccontano storie di divinità e della storia giapponese medievale, e si conclude con una danza finale dove un artista è vestito da shishi, una creatura simile ad un leone, che rappresenta il monte e la divinità Hayachine.

 

Oku-noto no Aenokoto (2009)

Oku-noto no Aenokoto è un rito tramandato di generazione in generazione da coltivatori di riso della penisola di Noto. La cerimonia prevede che il padrone di casa inviti la divinità della risaia a casa sua e che si comporti come se il kami fosse realmente presente; invoca la divinità con il suono di gallette di riso che sbattono, la accoglie in abiti formali e gli permette di riposare in una stanza degli ospiti prima di servirgli un pasto a base di riso, fagioli e pesce; e siccome si pensa che la divinità abbia una vista scarsa, il padrone di casa descrive il pasto mentre lo serve.

 

Ojiya-chijimi, Echigo-jofu: tecniche per la realizzazione di tessuti in ramiè nella regione di Uonuma, Prefettura di Niigata (2009)

I tessuti in ramiè sono ideali per la calda e umida estate giapponese; Ojiya-chijimi e Echigo-jofu sono tecniche di produzione di tessuti di ramiè (canapa) nella regione di Uonuma, nella prefettura di Niigata; le fibre di ramie vengono separate ed intrecciate a mano, dopodiché sono colorate e lavate in acqua calda, quindi poste sulla neve per 10/20 giorni per essere schiarite dal sole e dall’ozono liberato dall’evaporazione della neve stessa. Il tessuto viene utilizzato per realizzare kimono estivi e altri indumenti tradizionali.

 

Gagaku (2009)

Il gagaku è la più antica delle arti performative tradizionali giapponesi, caratterizzato da canzoni lunghe e movimenti lenti; viene eseguito in banchetti e cerimonie nel Palazzo Imperiale e nei teatri di tutto il Giappone. E’ costituito da tre differenti arti ed è tramandato dai maestri agli allievi del Dipartimento di Musica dell’Agenzia della Casa Imperiale.

 

Chakkirako (2009)

Nativa della città di Miura, nella prefettura di Kanagawa, la tradizione del Chakkirako nasce per festeggiare il nuovo anno e per portare fortuna ed un abbondante pescato nei mesi a venire. Ogni anno, a metà gennaio, da cinque a dieci donne dai 40 agli 80 anni cantano per accompagnare la danza di 10 / 20 ragazze in kimono colorati che, in due file una di fronte l’altra, battono dei bastoncini mentre con dei ventagli coprono parte del loro viso.

 

Yuki-tsumugi: tecnica per la produzione della seta (2010)

La Yuki-tsumugi è una tecnica di tessitura giapponese della seta prodotto principalmente a Yūki ed a Oyama, nella prefettura di Tochigi. Questa tecnica viene utilizzata per produrre seta grezza, un materiale leggero e caldo tradizionalmente utilizzato per realizzare i kimono; il suo filo è prodotto da bozzoli di bachi non conformi per essere utilizzati per la produzione standard di filati di seta.

 

Kumiodori: teatro musicale tradizionale di Okinawa (2010)

Kumiodori è un’arte teatrale giapponese, basata su musica e danze tradizionali di Okinawa con innesti di Kabuki, Nogaku ed elementi cinesi. Le scenografie raccontano eventi storici o leggende locali e sono cantate nell’antica lingua di Okinawa ed accompagnate da uno strumento tradizionale a tre corde. Oltre alla tradizione in se, Kumiodori svolge un ruolo fondamentale nel preservare l’antico vocabolario di Okinawa.

 

Sada Shin Noh: danza sacra del santuario di Sada, Shimane (2011)

Sada Shin Noh è un insieme di danze rituali di purificazione che vengono svolte ogni anno, il 24 e 25 settembre, presso il Santuario Sada nella città di Matsue, nella prefettura di Shimane; con le danze, eseguite su di un palco appositamente costruito, si purificano delle stuoie di giunco arrotolabili, chiamate goza, sulle quali siederanno le divinità del santuario.

 

Mibu no Hana Taue: rituale del trapianto del riso di Mibu, Hiroshima (2011)

Per celebrare la divinità del riso e richiedere un raccolto abbondante, nelle comunità di Mibu e Kawahigashi della prefettura di Hiroshima, la prima domenica di giugno viene eseguito un rituale che prende il nome di Mibu no Hana Taue. Dei buoi indossano selle e collane riccamente decorate e vengono portati ad arare uno specifico campo, quindi delle ragazze cantano una canzone accompagnata da tamburi, gond e flauti e trapiantano dei ciuffetti di riso fino al completamento del rituale.

 

Nachi no Dengaku: performance religiosa tenuta al festival del fuoco di Nachi (2012)

Nachi no Dengaku è una performance religiosa che si tiene presso il Santuario Kumano Nachi, il 14 luglio, durante l’annuale Festival del fuoco di Nachi (Hi matsuri). Viene praticato come parte integrante del matsuri e serve a richiedere ai kami un raccolto abbondante di riso; esistono 22 repertori di danze, accompagnati da musica, della durata di circa 45 minuti ognuno.

 

Washoku: culture alimentari tradizionali del Giappone, in particolare per la celebrazione del nuovo anno (2013)

Con la parola Washoku si intendono conoscenze, pratiche e tradizioni legate alla produzione, la lavorazione, la preparazione ed il consumo di cibo in Giappone. Il momento più significativo a livello sociale e culturale associato al Washoku è la festività del capodanno giapponese; in quei giorni si preparano pasti particolari e riccamente decorati utilizzando ingredienti vari, ognuno con un suo specifico significato, e serviti su piatti e contenitori speciali per la festività.

 

Washi: artigianato tradizionale della carta giapponese fatta a mano (2014)

La Washi (carta giapponese) è ottenuta dalle fibre del gelso da carta ed è realizzata a mano secondo un’antica tradizione che prevede di immergere le fibre in acqua limpida di fiume, addensarle e quindi filtrarle con un setaccio in bambù. Oggi sono tre le comunità in Giappone che si occupano di realizzare la carta washi: la città di Hamada (Shimane), la città di Mino (Gifu) e la città di Ogawa (Saitama).

 

Yama, Hoko, Yatai: i festival dei carri allegorici giapponesi (2016)

I festival dei carri allegorici di Yama, Hoko e Yatai comprendono 33 esempi rappresentativi di varie regioni di tutto il Giappone; mostrano al meglio le diversità delle varie culture locali applicate ai matsuri con carri che ogni anno si tengono in tutto il Giappone per pregare per la pace nelle comunità e per la protezione dai disastri.

 

Raiho-shin: visite rituali delle divinità in maschere e costumi (2018)

I rituali Raiho-shin sono svolti nei giorni che segnano l’inizio dell’anno, o quando cambiano le stagioni, in varie regioni del Giappone, particolarmente in Tohoku, Hokuriku, Kyushu e Okinawa. Questi rituali derivano dalla credenza popolare che in questi periodi arrivino le divinità del “mondo esterno” a far visita alle comunità giapponesi portando felicità e buona fortuna; per questo le persone luogo indossano maschere spaventose e vestiti stravaganti andando a far visita a tutte le case della comunità.

 

Competenze, tecniche e conoscenze per la conservazione e la divulgazione dell’architettura in legno giapponese (2020)

Sono 17 le tecniche e le conoscenze raccolte in questo patrimonio intangibile dell’umanità; tra queste ci sono l’intonacatura sakan, la raccolta della corteccia di cipresso giapponese, la pittura a lacca di strutture tradizionali e la produzione di tatami. Sono incluse sia le tecniche per la costruzione di nuove strutture sia quelle utilizzate per il ripristino di quelle già esistenti.

Fabrizio Chiagano
Web Developer, UX e UI Designer. Abbastanza Nerd, appassionato di tecnologia, fotografia, cinema, documentari e marketing. Ovviamente, patito di anime, cucina e cultura Giapponese. Vivo a Milano ^_^