Ad esclusione, probabilmente, di qualche paese arabo, in tutto il mondo quando si acquista un qualunque bene, oggetto o servizio si paga una tassa sul suo valore, la cosiddetta “imposta sul valore aggiunto” o IVA. Ogni nazione applica una sua percentuale, che può variare anche in base al bene a cui è riferita; ad esempio in Italia si paga l’IVA al 4% per i beni di prima necessità ed i libri, al 10% per prodotti turistici ed alcuni generi alimentari ed al 22% per tutto il resto.

Da ottobre 2019 in Giappone esistono due aliquota IVA, chiamata shōhizei, una dell’8% sui prodotti alimentari di prima necessità ed i giornali ed una del 10% su tutto il resto (quindi, ad esempio, treni, ristoranti, hotel, oggettistica, vestiti, etc…). Prima, da giugno 2016 a settembre 2019, l’IVA era unicamente dell’8%.

Quindi tutti pagano l’IVA quando acquistano qualcosa, ma per i turisti che visitano il Giappone con un visto turistico temporaneo (e comunque per soggiorni minori di 6 mesi) è possibile sfruttare l’esenzione dall’IVA su determinate categorie merceologiche in più di 40.000 negozi in tutto il Giappone. I cosiddetti acquisti tax-free.

 

Come funziona il Tax-free in Giappone?

Tutti i negozi che permettono di usufruire del tax-free sono sempre accompagnati dal logo “Japan Tax-Free Shop” (come riportato di seguito o comunque molto similari) posto sempre all’interno del negozio e molto spesso anche all’esterno.

Logo acquisti Tax-Free in Giappone

E’ possibile applicare questo servizio su una vasta gamma di prodotti come gli elettrodomestici, l’abbigliamento, gli articoli da cucina come coltelli e stoviglie, le bevande (alcolici compresi), i cosmetici, i medicinali, gli integratori e tanto altro ancora.

Nello specifico, il costo totale dei beni consumabili (cibo, cosmetici, medicinali, etc…) deve essere compreso tra 5.000 JPY e 500.000 JPY e deve lasciare il Giappone entro 30 giorni dalla data di acquisto. Per tutto il resto è necessario che il costo della merce sia superiore a 5.000 JPY e deve lasciare il Giappone entro sei mesi dalla data di acquisto. La cifra minima di 5.000 JPY non può essere raggiunta combinando prodotti consumabili con altri prodotti (vestiti, elettronica, etc…).

Esistono due diversi metodi per sfruttare il tax-free e risparmiare sui propri acquisti. Il primo è anche il più semplice e comodo, ovvero riceverete uno sconto pari al 10%, al momento del pagamento. Il secondo, invece, consiste nel ricevere un rimborso (sempre pari al 10% di ciò che si è acquistato) dopo aver pagato il prezzo pieno. Il rimborso è effettuato presso i “Tax Refund Service Counters“, che sono uffici preposti presenti in varie zone delle maggiori città e spesso nei centri commerciali e nei quartieri più famosi e conosciuti. Ricordate, in quest’ultimo caso, di portare con voi sia gli articoli acquistati che le rispettive ricevute, e soprattutto di passare negli uffici del tax refound nello stesso giorno di acquisto.

Tenete presente di portare sempre con voi il Passaporto, in quanto senza non potrete usufruire dello sconto.

L’intera procedura si conclude in aeroporto il giorno della partenza. Solitamente, subito prima del controllo di sicurezza, trovate l’apposito stand (in ogni caso vi conviene informarvi prima del check-in dove è posizionato) dove mostrare ciò che avete comprato e dove lasciare gli scontrini che vi sono stati pinzati sul passaporto. In realtà (almeno a me è sempre capitato così) gli ispettori non hanno interesse a controllare cosa avete comprato ma solamente a ricevere gli scontrini,  e a volte capita che non gli importi neanche di quelli. In ogni caso questa è la mia esperienza, non prendetela come lo standard 🙂

Inoltre c’è da considerare un altro fattore importante, ovvero l’arrivo in Italia. Infatti, una volta rientrati in Italia, dovreste dichiarare alla dogana tutto quello che avete comprato e portato con voi in Italia, al fine di pagarci l’IVA ed i diritti doganali. Questo, però, vale solamente se il valore totale della merce acquistata supera le 430 euro e se tutto il materiale è per scopo personale ed occasionale. Probabilmente io non ho mai speso più di 430 euro di merce riportata in Italia, ma posso dirvi che nessuno si è mai preoccupato di fermarmi o di controllarmi, ma anche in questa è solamente la mia esperienza e non vuol dire che sia lo standard 🙂

Infine, cosa importante, e forse scontata, se avete comprato dei liquidi all’esterno dell’aeroporto con il tax-free, questi non possono essere in ogni caso portati sull’aereo. Mentre per quanto riguarda prodotti alimentari o di tipo agricolo (vedi piante, semi, etc…), bisogna in ogni caso rispettare le regole di quarantena se gli stessi sono consentiti.

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