Home Cultura e tradizioni giapponesi Tanuki e Kitsune: animali del folklore giapponese
Tanuki e Kitsune, animali del folklore giapponese

Tanuki e Kitsune: animali del folklore giapponese

Il folklore e la mitologia giapponese è piena di leggende, miti e racconti che hanno come protagonisti esseri misteriosi, sovrannaturali, divini, maligni, benevoli, magici dall’aspetto umano, di animale, fantasioso o di pure spirito.

Per quanto riguarda gli animali, c’è sono svariati in Giappone che hanno acquisito uno status di essere sovrannaturale, di yōkai. Vediamo ora le caratteristiche, l’aspetto ed alcune leggende di due dei più famosi e antichi yokai animali muta forma: i Tanuki e le Kitsune.

 

Tanuki

Tanuki giapponesi

Con la parola Tanuki si fa riferimento ai cani procioni giapponesi, un animale simile al procione ma, come dice anche il nome, appartenenti alla famiglia dei canidi. Vivono nelle foreste e sulle montagne di tutto il Giappone e fanno parte del folklore giapponese da più di 1000 anni; sono famosi per essere dei mutaforma e per avere dei testicoli enormi.

I tanuki possiedono una grande abilità con la magia, che usano per cambiare aspetto e trasformarsi sia in esseri umani che in oggetti; inoltre la usano per trasformare i loro testicoli in ogni sorta di oggetto: tamburi, tatami, armi, paracaduti, ombrelli, reti da pesca, attrezzi per l’esercizio fisico; addirittura sono usati come complemento per le loro trasformazioni: se il tanuki diventa un mercante, i testicoli diventano la sua bancarella, se diventa un musicista allora diventeranno la sua batteria; veramente di grande utilità 🙂

Sono da sempre considerati esseri divini, burloni ma ognuno con il suo carattere e le sue peculiarità, così come gli esseri umani; più in generale si divertono a prendere in giro le persone, a truffarle e derubarle, anche se sembra che alcuni vivano la maggior parte della loro vita camuffati da esseri umani.

Oggi le loro statue sono vendute come souvenir oltre che è possibile trovarle all’ingresso di molti negozi o abitazioni, o anche nei pressi di santuari a loro, o in parte, dedicati come il Tanukidani-san Fudo-in di Kyoto; ma esistono anche storie e leggende non proprio così simpatiche, che hanno come personaggi principali i tanuki.

Una di queste narra che un giorno un tanuki era intento a rubare del cibo ad un uomo; quando quest’ultimo lo scoprì, lo catturò e lo appese alle travi del tetto di casa sua. Subito dopo l’uomo si allontanò nel bosco mentre sua moglie era intenta a preparare la cena; l’animale sentì la voce della donna e la supplicò di liberarlo così che potesse fare ammenda ed aiutarla a preparare la cena. La donna gli credette e lo liberò, ma il tanuki per vendetta la uccise all’istante, prese le sue sembianze fisiche e la cucinò… nel frattempo l’uomo che lo aveva catturato tornò a casa e la sua “finta moglie” lo accolse a tavola servendole le prelibatezze che aveva preparato…

Un’altra leggenda parla di Shukaku, un monaco buddista che per molti anni si è occupato del tempio Morinji, situato ancora oggi nella prefettura di Gunma; oltre che per l’impegno ed la sua gentilezza, è ricordato anche per un oggetto che portò con se al tempio: una teiera che si narra non finisse mai l’acqua calda che aveva al suo interno, riuscendo a mantenerla alla giusta temperatura anche per più giorni; questa teiera prese il nome di “Bunbuku Chagama” (ed è collegata anche ad altre leggende).

Il fatto è che Shukaku, in realtà, era un tanuki millenario, che viveva da sempre trasformato in essere umano. Una notte, però, mentre dormiva, un altro monaco entrò nella sua stanza e vide che aveva la coda di un tanuki; visto che fu scoperto, Shukaku decise di lasciare il Morinji chiedendo umilmente scusa a tutti per aver causato loro un certo turbamento. A quel punto, in segno di gratitudine, gli altri monaci costruirono un santuario per venerarlo; questo esiste ancora ed è visitabile.

Stampe Ukiyo-e di Tanuki

I tanuki possono anche possedere spiritualmente il corpo di una persona; questa situazione è chiamata “Tanuki-Tsuki”. Le persone possedute cambiano personalità ed abitudini: inizieranno ad avere attacchi d’ira o forte desiderio sessuale, malinconia, ma soprattutto inizieranno a mangiare tantissimo e di tutto, anche cibo avariato, ingrassando notevolmente; questa però è solamente apparenza, perché tutte le energie vanno a finire allo spirito del tanuki, mentre la persona, col tempo, morirà per denutrizione.

Perché dovrebbe iniziare la possessione? Beh, solitamente o per vendetta o per semplice divertimento. Per far terminare la possessione esistono pochissimi modi: il primo è quello che lo spirito del tanuki se ne vada di sua iniziativa, il secondo è la morte dell’ospite, il terzo è tramite l’utilizzo dell’Onmyōdō (una tecnica di divinazione e di arte magica giapponese) o, infine, rendere kami lo spirito dell’animale.

 

Kitsune

Kitsune giapponesi nella realtà

Kitzune è la parola giapponese per “volpe”. Le volpi sono tra gli animali più antichi appartenenti al folklore giapponese, citate da più di mille anni in leggende e racconti, e possono essere distinte in due diverse categorie: kitsune divine, chiamate “zenko”, e kitsune comuni o selvatiche, chiamate “nogitsune”.

Le volpi divine sono i messaggeri di Inari, il kami del riso e della fertilità, oltre che dell’agricoltura, dell’industria e delle volpi stesse, che fanno da tramite tra il mondo degli esseri umani e quello delle divinità. Sono esseri che tendono ad aiutare le persone ed a difendere i luoghi che questi frequentano, tenendo lontano gli esseri maligni e gli spiriti. Si trovano anche tantissime statue e raffigurazioni nei santuari shintoisti dedicati a Inari in tutto il Giappone, tra cui il Fushimi Inari di Kyoto.

Le volpi comuni, invece, sono esseri che si divertono a prendere in giro gli esseri umani, a volte in modo soft, altre in modo malvagio e cattivo. Possono possedere gli spiriti delle persone vive per farle agire sotto la loro influenza o ingannarle e derubarle.

Le Kitsune sono degli esseri muta forma strepitosi, così come i tanuki, e possiedono una forza magica notevole; si racconta che siano più propense a trasformarsi in belle fanciulle per adescare giovani ragazzi, ma sono in grado di prendere le sembianze di qualunque persona o oggetto.

Col passare degli anni, le volpi acquisiscono saggezza e quando la loro età arriva intorno ai mille anni, cambiano colore diventando bianche o dorate ed iniziano a spuntargli più code, fino ad un massimo di nove. Dopotutto la volpe a nove code, chiamata in giapponese Kyūbi no Kitsune o solo Kyūbi, è un essere leggendario molto famoso in tutto l’est asiatico, negli ultimi anni molto rappresentato anche in manga e anime.

Vista la loro forza magica e la capacità di possedere gli esseri umani, si narra di stregoni che sfruttavano questa loro facoltà per i loro interessi, facendo diventare le kitsune dei loro famigli. I passaggi per riuscire in ciò sono “relativamente” semplici: la prima cosa da fare è trovare una volpe incinta, quindi domarla e successivamente aiutarla a partorire i suoi cuccioli; a quel punto la volpe vi chiederà di dare un nome ad uno dei suoi cuccioli; questo farà sì che quel singolo cucciolo si leghi alla persona per tutta la sua vita.

Le kitsune sono anche capaci di generare delle sfere di luci fluttuanti, solitamente di colore rosso e arancio, che prendono il nome di “kitsunebi”; le volpi le creano soffiandole dalle loro bocche e solitamente le seguono a strettissima distanza, ma rendendosi invisibili, così che sembri che sia presente solamente la fiamma fluttuante. E possibile vederle sia singolarmente che in grandi gruppi, e sono utilizzare principalmente per illuminare le zone buie o per attirare gli esseri umani per fini non proprio benevoli.

La possessione da parte di una kitsune viene chiamata col nome di “kitsune-tsuki” ed è un evento abbastanza comune quanto “catastrofico” per la persona che ne viene colpita e per tutta la sua famiglia, soprattutto se questa persona è una donna.

Infatti, la famiglia della persona posseduta veniva marchiata come maledetta e quindi tenuta in disparte dal resto della popolazione; per ogni membro della famiglia diventava impossibile sposarsi se non con un membro di un’altra famiglia a loro volta marchiata. Addirittura, sembra esistessero delle leggi ben precise per gestire queste situazioni, anche perché, la possessione femminile si tramanda a tutti i figli di tutte le generazioni.

Pensate anche che tutte le malattie mentali, prima della medicina moderna, venivano considerate sempre come eventi di kitsune-tsuki.

Vi è comunque un suggerimento per evitare di essere posseduti da una Kitsune (o da un Tanuki): se vi trovare a camminare di notte lungo una strada buia, e notate la presenza di qualcuno sul bordo della strada vestito di scuro, come un monaco, con un cappuccio e una sciarpa sulla bocca, che suona una melodia senza provare dolore battendosi la pancia (o lo scroto nel caso dei tanuki), non avvicinatevi a lui!

Ora, però io mi chiedo, in quanti si avvicinerebbero ad un tizio sospetto che suona il proprio scroto di notte al buio in mezzo alla strada? 🙂

Tamamo no Mae, Leggende di Kitsune

Esistono anche svariate leggende che riguardano le kitsune. Una di questa racconta di Tamamo no Mae, probabilmente la volpe a nove code più famosa del folklore giapponese. Cercò di uccidere e prendere il posto dell’imperatore Konoe durante il periodo Heian, senza però riuscirci; nonostante ciò, le sue azioni scatenarono vari conflitti ed una sanguinosa guerra civile conosciuta con il nome di Guerra Genpei, tra i clan Taira e Minamoto, che portò alla nascita dello shogunato Kamakura; per la sua brama di potere, potenza magica e malvagità è considerata uno dei “Tre Yokai più demoniaci del Giappone”.

Sembrerebbe che Tamamo no Mae sia nata dalle terre della Cina di circa 3.500 anni fa; dopo essere diventata una kyūbi portò prima alla caduta della Dinastia Shang, poi alla quasi disfatta della dinastia Ikshvaku, in India, ed ancora allo sgretolamento della Dinastia Zhou occidentale.

Riuscì sempre a non essere catturata o a scappare, salvandosi la vita così da poter ricominciare a portare distruzione in altri regni, cambiando sempre il proprio nome; riusciva a condizionare chiunque grazie alla sua bellezza ed alla sua intelligenza, inventava e sperimentava le torture più disumane, era considerata un modello di depravazione sessuale umana.

Quando arrivò in Giappone, assunse le sembianze di una bambina; crescendo mostrava sempre più le sue doti intellettive, la sua enorme dimestichezza con la letteratura, la poesia, il canto, la recitazione ma soprattutto la sua innata bellezza. Quando ebbe l’occasione di esibirsi alla corte dell’imperatore, fu subito presa sotto l’ala imperiale, prima come domestica, poi come consorte.

Ma fu in quest’ultimo preciso momento che l’imperatore si ammalò, senza che nessuno riuscisse a capire per quale motivo. Si susseguirono sacerdoti e monaci che cercarono ogni modo di curarlo e di scacciare gli spiriti maligni che si erano impossessati di lui, ma nulla.

Fu grazie ad un onmyōji (uno specialista della divinazione dell’onmyōdō) che Tamamo no Mae venne scoperta, ma riusci a fuggire nuovamente. Fu però scovata nella provincia di Shimotsuke e finalmente uccisa dopo millenni di sotterfugi e malvagità. Nonostante ciò, però, l’imperatore mori un anno dopo innescando la già citata Guerra Genpei.

Ma esistono anche leggende sulle cosiddette Kitsune divine.

Kuzunoha era una volpe bianca messaggera di Inari che viveva nei pressi del Santuario Inari a Shinoda, nella provincia di Izumi; un giorno, mentre era inseguita da un cacciatore, fu aiutata da Abe no Yasuna a mettersi in salvo, ma per aiutarla, quest’ultimo rimase ferito. Subito dopo l’accaduto, una giovane donna arrivò in soccorso di Yasuna, lo riportò a casa e lo aiutò a guarire; i due si innamorarono ed ebbero un figlio, Abe no Seimei.

Aimhè, quando Seimei compì i cinque anni, scopri che la madre in realtà era una volpe; non potendo più nascondersi grazie alla magia, Kuzunoha decise di lasciare la propria famiglia e di allontanarsi per sempre, lasciando come ultimo dono ai suoi cari una sfera di cristallo ed una scatola d’oro.

Crescendo, Abe no Seimei, grazie anche ai poteri magici ereditati dalla madre ed agli insegnamenti del padre, divenne il più potente onmyōji mai esistito in Giappone. Gli fu dedicato anche un santuario, ancora oggi esistente, il Seimei-jinja, poco distante dal Palazzo Imperiale di Kyoto.

Otohime gitsune, invece, era una kitsune divina che viveva nei boschi della città di Kashiwazaki, a Niigata, e che per molti anni aiutò con la sua voce gli abitanti della zona a risolvere i loro problemi, finché non morì dopo essere rimasta incastrata in una trappola di un cacciatore.

Infine, Kiko, Kuko e Tenko sono tre gradi spirituali di kitsune, rispettivamente il terzo, il secondo ed il primo; sono solo spirito e non hanno un vero corpo di volpe.

I kiko hanno tra i 500 ed i 1.000 anni, possono avere fino a nove code e sono tra i principali messaggeri di Inari; possono essere identificati come spiriti buoni, ma non al cento per cento; Kuzunoha era uno spirito Kiko.

I kuko hanno più di 3.000 anni ed assomigliano più ad un essere umano che ad una volpe, hanno perso le loro code ma hanno ancora le orecchie a punta e dispongono di poteri magici quasi al pari dei kami. Sono gli spiriti kitsune più vecchi, ma solo secondi in “classifica” perché oramai, data la loro età, non sono più messaggeri di Inari ma sono considerati dei saggi che fanno solo del bene agli esseri umani.

I tenko, infine, solo i più alti della gerarchia degli spiriti kitsune (anche se più giovani dei kuko), hanno più di 1.000 anni, solitamente quattro code belle grosse e folte ed hanno smesso del tutto di fare azioni malvage. Sono al pari di un kami e possono possedere un essere umano in modo benigno per dargli il potere di leggere il futuro con un precisione assoluta.

Fabrizio Chiagano
Fabrizio Chiagano
Web Developer, UX e UI Designer. Abbastanza Nerd, appassionato di tecnologia, fotografia, cinema, documentari e marketing. Ovviamente, patito di anime, cucina e cultura Giapponese. Vivo a Milano ^_^

VadoInGiappone.it Social

Hotel in Giappone



Booking.com