Home Cultura e tradizioni giapponesi Oni: i demoni giapponesi
Oni, i demoni giapponesi

Oni: i demoni giapponesi

Gli Oni sono creature sovrannaturali appartenenti alla mitologia giapponese fin dall’antichità, che vengono indicate con il kanji 鬼; possono essere facilmente paragonati a quelli che nel mondo cristiano ed ebraico sono definiti “demoni”, “diavoli”, “orchi” o più semplicemente “esseri demoniaci”.

A partire dal X secolo gli Oni sono diventati più “popolari” tra la popolazione giapponese, e questo ha portato vari artisti a rappresentarli sulle loro tele, nei loro manoscritti e negli spettacoli teatrali. Sono raffigurati come esseri enormi, con uno o più corni che si ergono dalla loro testa, a volte hanno un terzo occhio posizionato sulla fronte ed il colore della loro pelle può essere, generalmente, nero, rosso, blu o giallo. Spesso hanno bocche enormi da cui fuoriescono ingenti canini.

La maggior parte delle volte sono semi nudi con indosso solamente un perizoma o una veste tigrata e girano con in mano un bastone di metallo con cui torturano le loro vittime.

L’associazione degli Oni con il corno di bue e la pelle di tigre deriva da un antico mito del folklore che si basa sulla parola Ushitora. Ushi significa bue ma rappresenta anche la direzione nord-nord-est; Tora significa tigre e rappresenta la direzione est-nord-est; Ushitora è quindi la direzione nord-est, chiamata anche Kimon, ovvero “porta dei demoni”, che si scrive con i kanji鬼門 (Oni + Cancello).

Questi demoni giapponesi sono creature che si nutrono di carne umana, hanno la facoltà di mutare forma, e molto spesso sono associati a fenomeni naturali catastrofici, principalmente a fulmini e saette (dopotutto, in passato, i fulmini hanno incendiato e distrutto di tutto in Giappone).

Da notare è anche che le prime storie sugli Oni, nella letterature giapponese e nelle arti, fanno riferimento quasi sempre a creature femminili; col tempo però la figura degli Oni è diventata puramente maschile.

Oggi, tra le varie cose, sono spesso rappresentati nelle zone termali del Giappone; dopotutto, quale luogo migliore per evocare i demoni dell’inferno se non le pozze fumanti delle zone termali quali Beppu, Kinugawa Onsen (vicino Nikko) o Noboribetsu in Hokkaido, solo per citarne alcune.

 

Storia

La nascita dei cosiddetti Demoni giapponesi non è assolutamente ben definita, ma l’avvento del buddismo in Giappone ne ha modificato le credenze autoctone; in origine, in Giappone, gli Oni erano considerati degli spiriti divini al pari dei Kami (le divinità shintoiste) con la peculiarità che rispetto a questi ultimi gli oni non venivano venerati, anzi, spesso questi rappresentavano la parte malvagia di un kami, quella che incuteva più paura.

In alcuni casi venivano anche rappresentati come le divinità che vivevano nelle lande della morte o come kami “stranieri” che viaggiavano dalle loro terre per portare le loro magie nei villaggi giapponesi in determinati periodi dell’anno.

Addirittura, si è supposto che gli Oni altro non fossero che la visione che gli Yamato avessero degli Ainu e degli Emishi, ovvero degli abitanti del nord del Giappone, così diversi fisicamente, villosi e con un comportamento ritenuto barbaro e grottesco.

Durante il periodo Heian (794 – 1185) la concezione di “spirito maligno” iniziò ad avere una grande influenza sulla vita della popolazione giapponese; con il termine “mononoke” si indicano varie tipologie di spiriti cattivi (onryō, shiryō, ikiryō) ed i kanji utilizzati per scrivere questa parola sono 物の怪 che possono essere tradotti come “Cose misteriose”; ma in origine la parola mononoke veniva scritta con i kanji 鬼の気 traducibile in “Spirito degli Oni”.

Con l’avvento del buddismo in Giappone, la figura degli Oni è stata influenzata in modo massiccio; queste creature sovrannaturali, infatti, vennero rappresentate come esseri che vivevano nelle lande dell’inferno buddista con lo scopo di punire i peccatori; ma, allo stesso tempo, sono rappresentati anche come demoni che vengono puniti a loro volta dalle divinità Buddiste; ne sono un esempio i Quattro Re Celesti, protettori dei quattro punti cardinali, che sono rappresentati mentre calpestano le teste di Oni.

Secondo l’onmyōdō, un sistema di divinazione tradizionale giapponese che mescola occultismo e scienze naturali basato sulle filosofie cinesi di yin e yang, la parola “oni” fa riferimento agli spiriti maligni invisibili che causano malanni all’umanità.

 

Shuten-dōji, il re dei demoni

Shuten Doji è stato il leader degli Oni, e quindi il Re dei demoni; viveva in un grande palazzo sul Monte Ōe, a nord-est della città di Kyoto, ed aveva svariati oni minori come sua servitù; si racconta avesse la faccia ed i capelli rossi, 15 occhi e 5 corna e che la sua latezza superasse i 6 metri.

Shuten Doji, il Re degli Oni

Shuten-dōji è considerato uno dei tre grandi demoni del Giappone, insieme alla volpe a nove code Tamamo-no-Mae e all’Imperatore Sutoku, trasformatosi in terribile Tengu dopo la sua morte.

Secondo la leggenda più antica, durante il periodo dell’imperatore Ichijō (986–1011) molte fanciulle appartenenti alla corte imperiale iniziarono a scomparire in modo misterioso; il famoso onmyōdō Abe no Seimei, che era uno dei divinatori ufficiali di corte, scoprì che le sparizioni erano opera del Re degli Oni chiamato Shuten-dōji.

A quel punto l’imperatore diete l’incarico a due famosi guerrieri, Minamoto no Raikō e Fujiwara no Hōshō, di uccidere l’Oni maligno e tutta la sua servitù. I due, insieme ai loro fedelissimi, si incamminarono per compiere la loro missione.

Lungo la strada si fermarono a pregare per la riuscita della missione in quattro differenti santuari finché, vista la loro fede, gli si mostrarono davanti quattro divinità che gli consigliarono di travestirsi da sacerdoti prima di proseguire e diedero loro del sakè avvelenato. Una volta arrivati al palazzo del Re degli Oni, quest’ultimo gli diede alloggio, raccontò loro delle storie che lo riguardavano e banchettò con le carni ed il sangue di alcune delle giovani fanciulle che aveva rapito.

I guerrieri, di soppiatto, riuscirono a far bere a Shuten-dōji il sakè avvelenato così da paralizzarlo; a quel punto Minamoto no Raikō lo decapitò, ma la forza vendicativa del demone era così forte, che la sua testa si avventò sul suo boia per morderlo; ma Minamoto ebbè l’intuito di indossare più di un elmo, così da evitare “infortuni”.

Vittoriosi, i guerrieri recuperarono la testa del demone e si incamminarono verso Kyoto dove, più precisamente nella “Casa del tesoro di Uji”, nel tempio Byōdō-in, la seppellirono.

Un’altra versione della leggenda racconta che Shuten-dōji, prima di morire, si pentì dei suoi reati e decise che da quel momento avrebbe aiutato le persone che soffrivano di malattie al di sopra del collo; fu quindi custodito come Daimyōjin (grande divinità splendente) all’interno del santuario Kubizuka Daimyojin a Kyoto, ancora oggi visitabile.

Anche le leggende sulla nascita di Shuten-dōji sono varie.

Una lo ritrae come il figlio di una nobile donna e di Yamata-no-Orochi, il leggendario serpente del folklore giapponese da cui il kami Susano estrasse la spada sacra Kusanagi, che dopo essere stato sconfitto scappò dalla provincia di Izumo per rifugiarsi ai piedi del Monte Ibuki.

Un’altra lo racconta come il figlio di un fabbro, rimasto in grembo a sua madre per 16 mesi, che appena nato fosse già in grado di camminare e di parlare oltre che di ragionare come un ragazzo di 16 anni, inoltre aveva un carattere molto rude; per questo motivo veniva chiamato “onikko”, ovvero “bambino oni” e fu abbandonato dalla madre all’età di 6 anni; per questo motivo intraprese la strada per diventare un Oni a tutti gli effetti.

Un’altra leggenda ancora narra che un ragazzo al servizio di un monaco del tempio Byakugo-ji, nella prefettura di Nara, portò più volte carne di cadavere al suo maestro dopo averla trovata nella foresta; all’inizio il monaco non se ne accorse, ma poi, quando lo scopri lo abbandonò su di una montagna. Quel ragazzo divenne quindi Shuten-dōji.

 

Zenki e Goki

En no Ozunu è stato un famoso asceta giapponese, ritenuto il fondatore della religione Shugendō praticata dagli yamabushi; Zenki e Goki sono due Oni, rispettivamente marito e moglie, che accompagnavano sempre En no Ozunu in qualità di suoi discepoli.

Zenki è anche chiamato Zendoki, Gikaku o Gigaku mentre Goki è chiamato anche Myodoki, Gigen o Giken; in varie raffigurazioni siedono alla destra ed alla sinistra di En no Ozunu ed hanno una dimensione ridotta.

Zenki e Goki, gli Oni discepoli di En no Ozunu

Zenki, il cui nome è scritto 前鬼 ovvero “Oni davanti”, anticipa sempre il suo maestro con un ascia così da liberare la strada, ha il corpo di colore rosso e porta sulle sue spalle una tipica scatola in legno; rappresenta lo yang nel concetto yin-yang.

Goki, la moglie, ha il proprio nome scritto con i kanji 後鬼 che significano “Oni dietro” e, come dice il nome, segue sempre il maestro e suo marito dalla coda del gruppo in segno di obbedienza; ha il corpo di colore blu-verde e porta con se una brocca di acqua psichica; rappresenta lo yin dello yin-yang.

I loro cinque figli erano chiamati Goki, ma scritto con i kanji 五鬼 che significano “Cinque Oni” ed i loro nomi erano Gokikuma, Gokido, Gokijo, Gokitsugu e Gokisuke; si racconta che ognuno di loro aprì uno Shukubo, un alloggio per monaci e pellegrini, a Shimokitayama-mura e che i loro discendenti abbiano portato avanti l’attività per vari secoli, almeno finché all’inizio del periodo Meiji il governo non vietò lo Shugendo e rese lo shintoismo la religione di Stato.

Delle cinque famiglie, però, ne è rimasta in attività ancora una, arrivata oramai alla 61esima generazione e già pronta per la 62esima, oggi guidata da Yoshiyuki Gokisuke.

 

Kimon, la porta degli Oni

La parola Kimon, scritta 鬼門, significa “porta degli Oni” o “porta dei demoni” ed indica la direzione nord-est; come dice il nome, è considerata la direzione di ingresso da cui i demoni arrivano nel nostro mondo, e da cui vanno via.

Questa leggenda viene raccontata nel “Libro dei monti e dei mari” o “Shan Hai Jing”, un manoscritto cinese risalente ad oltre 2000 anni fa; secondo il concetto di yin-yang, i punti cardinali nord e ovest fanno parte dello yin, mentre l’est ed il sud dello yang; questo significa che il nord-est ed il suo opposto, il sud-ovest, sono direzioni insicure e instabili essendo alle loro estremità.

Il lato opposto al Kimon è chiamato Urakimon, 裏鬼門, ovvero “il retro della porta dei demoni” è corrisponde alla direzione sud-ovest; anch’essa considerata una direzione non proprio bellissima ma comunque meno “problematica”.

Soprattutto durante il periodo Edo, si evitava sempre di costruire abitazioni in direzione del Kimon, stessa cosa valeva durante gli spostamenti dei nobili, che preferivano allungare e contorcere i percorsi piuttosto che andare direttamente verso nord-est.

I daimyō, nei loro castelli, facevano in modo che in direzione del Kimon si trovasse sempre e solo un cortile; stessa cosa accadeva, spesso, per il lato opposto, come nel Castello di Okayama, nel Castello di Himeji e nel Castello di Azuchi; in questo modo l’esercito aveva uno spazio sempre pronto dove combattere in caso di invasione da parte degli Oni.

Sarugatsuji del palazzo imperiale di Kyoto, contro il Kimon

Una curiosità riguarda il Palazzo imperiale di Kyoto: l’angolo a nord-est ha una forma particolare, infatti l’incrocio tra le mura non forma un angolo a 90 gradi, ma è stato costruito formando una specie di incavo; in questo modo si pensava che quella forma particolare bloccasse l’ingresso ai demoni.

Inoltre, sotto il tetto in quell’angolo, è posizionata la scultura in legno di una scimmia per aumentarne la protezione; secondo quanto indicato dal Kyoto Gyoen National Garden Office, quella scimmia rappresenta “il messaggero inviato dal santuario Hiyoshi Taisha per esorcizzare la sfortuna emanata dal cancello dei demoni“; per questo motivo quell’angolo del palazzo reale prende il nome di Sarugatsuji, ovvero “l’incrocio della scimmia”.

In realtà ancora oggi capita spesso che nelle abitazioni venga evitato di posizionare ripostigli, porte o qualunque cosa faccia fluire l’acqua (come cucine o bagni) in direzione nord-est, proprio per evitare di facilitare l’ingresso ai demoni.

 

Ushi-oni, il demone bue

Gli Ushi-oni, 牛鬼, chiamati anche Gyuki ovvero i “Bue-Oni” o anche i “Bue demoni”, sono mostri rappresentati in diversi modi che hanno in comune una parte del loro corpo associata al Bue; esistono Ushi-oni con la testa di bue ed il corpo di ragno, altri con il corpo di bue e la testa di Oni, altri ancora con la testa di bue ed il corpo da essere umano, per finire con la versione volante con testa di bue e corpo da insetto.

Ushi-oni, il demone bue

Sono creature selvagge e cattive che sputano veleno e si divertono a uccidere i malcapitati mordendoli; vivono vicino al mare ma li si può trovare anche in montagna, nelle paludi e nei boschi.

Esistono varie leggende a riguardo che variano da prefettura a prefettura: a Kochi, sull’isola di Shikoku, si narra che un ushioni uccise tutto il bestiame di un villaggio ed anche gli abitanti che erano corsi in loro soccorso; ma un samurai di nome Sakon Kondo lo affrontò uccidendolo scagliando un’unica freccia dal suo arco e diventando un eroe del luogo; si dice che il Momotesai, un evento shintoista che celebra la prima freccia scagliata nell’anno nuovo, derivi proprio da questa leggenda.

Nella Prefettura di Mie, invece, si pensava che gli ushioni avessero la facoltà di lanciare maledizioni; si racconta che il signore del castello Gokasho-jo scagliò una freccia al demone che viveva in una caverna della città di Minami Isecho e poco dopo sua moglie si ammalò di una malattia incurabile.

Nella prefettura di Okayama, nell’odierna città di Setouchi, si racconta che l’imperatrice Jingu fu attaccata da un mostro a otto teste a forma di bue chiamato Jinrinki; quando venne sconfitto, il suo corpo venne diviso in tre parti (testa, corpo e coda) che si trasformarono nella attuali isole di Kijima, di Maejima e di Aoshima; ma l’ira del mostro non si placò nonostante la sua morte, per cui si trasformò in un ushi-oni ed attaccò nuovamente l’imperatrice (che era di ritorno dall’invasione del regno di Silla, l’attuale Corea) ma questa volta fu Sumiyoshi sanjin (il nome dei tre kami del mare e della vela venerati al santuario Sumiyoshi di Osaka) a sconfiggerlo; anche questa volta il corpo venne fatto a pezzi e diede vita ad altre tre piccole isole nel Mare interno del Giappone: Kuroshima, Nakanokojima e Hashinokojima.

Anche nella prefettura di Wakayama esiste una leggenda che narra di un giovane ragazzo che diede parte del suo cibo ad una donna affamata che, in realtà, era un ushioni; due mesi dopo quest’evento la donna salvò la vita del giovane ragazzo che stava per annegare durante un alluvione; gli ushi-oni, però, non possono salvare gli esseri umani altrimenti morirebbero, e così fu che il demone si dissolse in una pozza di sangue rosso.

Fabrizio Chiagano
Fabrizio Chiagano
Web Developer, UX e UI Designer. Abbastanza Nerd, appassionato di tecnologia, fotografia, cinema, documentari e marketing. Ovviamente, patito di anime, cucina e cultura Giapponese. Vivo a Milano ^_^

VadoInGiappone.it Social

Hotel in Giappone



Booking.com