Omikuji, le predizioni di fortuna o sfortuna giapponesi

Omikuji

Le predizioni di fortuna o sfortuna alla giapponese

Gli omikuji possono essere considerate delle predizioni, un modo per conoscere cosa ci succederà nel futuro; un messaggio “divino” che ci indicherà se avremmo sfortuna o fortuna, magari indicandoci anche in quale settore della nostra vita: salute, lavoro, denaro, amore, …

Anche se si trovano principalmente nei santuari shintoisti, sono tantissimi anche i templi buddisti che li mettono a disposizione dei propri visitatori. Basta pagare l’offerta richiesta, che solitamente varia dai 50 yen ai 300 yen, per farsi accompagnare dalla fortuna nella pesca dell’omikuji.

La parola Omikuji, opuure solo Mikuji, può essere tradotto come “lotteria sacra” ed anche se la fortuna a volte “non ci vede bene”, e vi farà estrarre una maledizione invece di una benedizione, non preoccupatevi, perché qui non si perde praticamente mai, al massimo si parte svantaggiati (come mi ha suggerito una mia amica); il perché lo capirete a breve.

 

Come è fatto un omikuji

Gli omikuji tradizionali sono foglietti di carta ripiegati su se stessi, al cui interno è scritto l’oracolo. In primo piano è ben evidenziata l’intensità della fortuna o della sfortuna che vi è capitata, ed a seguire, quasi sempre, vi sono altre informazioni.

Queste possono essere predizioni suddivise per vari aspetti della propria vita, come l’amore, la salute, il lavoro o il denaro; ma in base al santuario dove vengono presi potrebbero variare con l’aggiunta di informazioni altamente specifiche, come la perdita o il ritrovamento di un oggetto oppure se comprare o vendere in borsa.

In linea di massima, comunque, su ogni omikuji sono riportati quasi sempre 10 categorie di predizioni.

Oltre a questo, molto spesso, sono riportati anche degli estratti di testi religiosi oppure poesie Waka o poesie Kanshi.

La parola Waka ( 和歌 ) si traduce come “poesia giapponese”, sono poesie composta da 31 sillabe seguendo una composizione di 5-7-5-7-7 sillabe; vengono utilizzate nei mikuji dei santuari shintoisti. Alcuni santuari utilizzano solo determinati waka, ad esempio quelli dedicati al kami Tenjin usano solo poesie scritte dal poeta Sugawara no Michizane (ovvero Tenjin prima di diventare una divinità). Altri, come il Meiji Jingu, non indicano la fortuna/sfortuna ma riportano solamente un waka scritto dall’imperatore o dall’imperatrice Meiji.

Kanshi ( 漢詩 ) è invece il termine giapponese per indicare tutta la poesia cinese in generale e può essere tradotto come “poesia Han”; sono composizioni in 4 versi con 5 kanji ciascuno e sono scritte sui mikuji dei templi buddisti. Hanno origine in Cina durante la Dinastia Song meridionale (1127-1279) e sono attribuiti al monaco della scuola Tendai chiamato Ganzan; ebbero un gran successo in Giappone durante l’era Edo anche grazie al monaco Tenkai (consigliere dei primi tre shogun Tokugawa) e sono usate ancora oggi, ad esempio, nel tempio Sensoji di Tokyo.

Esistono però alcuni santuari che hanno un po’ reinventato la forma degli omikuji. Sarà quindi possibile trovarne il foglietto di carta racchiuso in oggetti raffiguranti carpe koi o maneki neko o uno degli animali dell’oroscopo giapponese, un daruma, una volpe o una colomba sacra.

Omikuji all'interno di una carpa Koi

Ci saranno poi quelli a forma di ventaglio o di freccia d’arco; e ancora il più particolare che fino ad oggi ho mai trovato, quello con “l’inchiostro magico” che compare dopo aver immerso in acqua il foglio dell’omikuji, preso al santuario Kifune di Kyoto.

 

Come leggere un omikuji

Negli ultimi anni il grande aumento del turismo estero verso il Giappone ha fatto sì che, per venire incontro ai turisti, i santuari ed i templi più grandi e famosi, come ad esempio il Fushimi Inari, il Meiji Jingu o il Senso-ji si dotassero di omikuji multi-lingua, così da diventare praticamente universali. Per cui oggi è possibile leggersi per bene l’intera predizione anche in Inglese.

Un po' di Omikuji

Ma ovviamente questo vale solo per i luoghi più grandi e famosi, in tutti gli altri gli omikuji sono scritti in giapponese, quindi per capire se avete estratto una benedizione o una maledizione, e di quale intensità, dovete conoscere la lingua, avere un’app per la traduzione dei kanji (sperando che funzioni discretamente) oppure fare riferimento alla tabella sotto riportata 🙂

大吉 (Dai-Kichi)
Grande benedizione

中吉 (Chu-kichi)
Media benedizione

小吉 (Sho-kichi)
Piccola benedizione

半吉 (Han-kichi)
Mezza benedizione

末吉 (Sue-Kichi)
Arriverà una benedizione

末 小 吉 (Sue-sho-Kichi)
Arriverà una piccola benedizione

吉 (Kichi)
Benedizione

凶 (Kyo)
Maledizione

末 凶 (Sue-kyo)
Arriverà una maledizione

半 凶 (Han-kyo)
Mezza maledizione

小 凶 (Sho-kyo)
Piccola maledizione

大 凶 (Dai-kyo)
Grande maledizione

Inoltre, alcuni santuari potrebbero avere ulteriori gradazioni di benedizioni, come 大大吉 ovvero “Grandissima benedizione”, ma in questo caso dovreste non solo essere fortunati nel ricevere proprio quell’omikuji, ma anche fortunati a trovare il santuario giusto 🙂

C’è però una cosa che mi ha fatto riflettere, che ho visto durante un’intervista ad un monaco buddista in un documentario, ed è la modalità di interpretazione della predizione. A primo impatto credo che tutti desiderino una “Grande fortuna/benedizione” perché è la cosa più positiva che un omikuji possa offrire. Il monaco, però, faceva notare che per lui ha molto più valore una “Piccola fortuna”.

Questo perché sono le piccole cose che danno gioia nella vita quotidiana delle persone, sono le cose che riescono ad avverarsi in modo più semplice e veloce e che possono ripetersi anche più volte nel giro di poco tempo; non bisogna desiderare il “massimo” o il “più” ma saper accettare quello che ci viene concesso in un determinato momento.

Dall’altro canto, la stessa intervista veniva poi fatta ad un altro monaco buddista, appartenente ad una setta differente, secondo il quale una “grande benedizione” e comunque migliore di una “piccola benedizione” 🙂

 

Come comportarsi dopo aver preso un omikuji

L’esito di omikuji può essere una fortuna/benedizione o una sfortuna/maledizione, in base a cosa riceviamo avremmo due comportamenti da seguire per sfruttare al meglio la predizione.

Se abbiamo ricevuto una benedizione, allora dobbiamo tenere con noi il foglietto di carta, in modo che ci porti fortuna per u po’ di tempo; ovviamente non sappiamo quando e cosa nello specifico si avvererà, magari non c’è ne renderemo neanche conto. Per cui sta a voi decidere se tenerli come ricordo per sempre o se sostituirli l’anno nuovo (con un eventuale nuovo viaggio in Giappone). Io li conservo tutti in una scatola.

Se invece abbiamo ricevuto una maledizione, allora la tradizione vuole che l’omikuji venga lasciato al tempio/santuario, così da lasciarsi alle spalle la sfortuna e non portarsela con se. Guardatevi nei dintorni, perché ci sarà sempre una rastrelliera o un albero (di solito un pino, ma non è sempre detto) dedicato, dove arrotolare il pezzetto di carta con la vostra sfortuna; la noterete sicuramente perché ci saranno altri mikuji di altre persone “sfortunate”.

Fabrizio Chiagano
Fabrizio Chiagano
Web Developer, UX e UI Designer. Abbastanza Nerd, appassionato di tecnologia, fotografia, cinema, documentari e marketing. Ovviamente, patito di anime, cucina e cultura Giapponese. Vivo a Milano ^_^

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