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Kitsune, le volpi del folklore giapponese

Kitsune: le volpi del folklore giapponese

Kitzune è la parola giapponese per “volpe”. Le volpi sono tra gli animali più antichi appartenenti al folklore giapponese, citate da più di mille anni in leggende e racconti, e possono essere distinte in due diverse categorie: kitsune divine, chiamate “zenko”, e kitsune comuni o selvatiche, chiamate “nogitsune”.

 

Caratteristiche delle kitsune

Kitsune giapponesi nella realtà

Le volpi divine sono i messaggeri di Inari, il kami del riso e della fertilità, oltre che dell’agricoltura, dell’industria e delle volpi stesse, che fanno da tramite tra il mondo degli esseri umani e quello delle divinità. Sono esseri che tendono ad aiutare le persone ed a difendere i luoghi che questi frequentano, tenendo lontano gli esseri maligni e gli spiriti. Si trovano anche tantissime statue e raffigurazioni nei santuari shintoisti dedicati a Inari in tutto il Giappone, tra cui il Fushimi Inari di Kyoto.

Le volpi comuni, invece, sono esseri che si divertono a prendere in giro gli esseri umani, a volte in modo soft, altre in modo malvagio e cattivo. Possono possedere gli spiriti delle persone vive per farle agire sotto la loro influenza o ingannarle e derubarle.

Le Kitsune sono degli esseri muta forma strepitosi, così come i tanuki, e possiedono una forza magica notevole; si racconta che siano più propense a trasformarsi in belle fanciulle per adescare giovani ragazzi, ma sono in grado di prendere le sembianze di qualunque persona o oggetto.

Col passare degli anni, le volpi acquisiscono saggezza e quando la loro età arriva intorno ai mille anni, cambiano colore diventando bianche o dorate ed iniziano a spuntargli più code, fino ad un massimo di nove. Dopotutto la volpe a nove code, chiamata in giapponese Kyūbi no Kitsune o solo Kyūbi, è un essere leggendario molto famoso in tutto l’est asiatico, negli ultimi anni molto rappresentato anche in manga e anime.

Vista la loro forza magica e la capacità di possedere gli esseri umani, si narra di stregoni che sfruttavano questa loro facoltà per i loro interessi, facendo diventare le kitsune dei loro famigli. I passaggi per riuscire in ciò sono “relativamente” semplici: la prima cosa da fare è trovare una volpe incinta, quindi domarla e successivamente aiutarla a partorire i suoi cuccioli; a quel punto la volpe vi chiederà di dare un nome ad uno dei suoi cuccioli; questo farà sì che quel singolo cucciolo si leghi alla persona per tutta la sua vita.

Le kitsune sono anche capaci di generare delle sfere di luci fluttuanti, solitamente di colore rosso e arancio, che prendono il nome di “kitsunebi”; le volpi le creano soffiandole dalle loro bocche e solitamente le seguono a strettissima distanza, ma rendendosi invisibili, così che sembri che sia presente solamente la fiamma fluttuante. E possibile vederle sia singolarmente che in grandi gruppi, e sono utilizzare principalmente per illuminare le zone buie o per attirare gli esseri umani per fini non proprio benevoli.

La possessione da parte di una kitsune viene chiamata col nome di “kitsune-tsuki” ed è un evento abbastanza comune quanto “catastrofico” per la persona che ne viene colpita e per tutta la sua famiglia, soprattutto se questa persona è una donna.

Infatti, la famiglia della persona posseduta veniva marchiata come maledetta e quindi tenuta in disparte dal resto della popolazione; per ogni membro della famiglia diventava impossibile sposarsi se non con un membro di un’altra famiglia a loro volta marchiata. Addirittura, sembra esistessero delle leggi ben precise per gestire queste situazioni, anche perché, la possessione femminile si tramanda a tutti i figli di tutte le generazioni.

Pensate anche che tutte le malattie mentali, prima della medicina moderna, venivano considerate sempre come eventi di kitsune-tsuki.

Vi è comunque un suggerimento per evitare di essere posseduti da una Kitsune (o da un Tanuki): se vi trovare a camminare di notte lungo una strada buia, e notate la presenza di qualcuno sul bordo della strada vestito di scuro, come un monaco, con un cappuccio e una sciarpa sulla bocca, che suona una melodia senza provare dolore battendosi la pancia (o lo scroto nel caso dei tanuki), non avvicinatevi a lui!

Ora, però io mi chiedo, in quanti si avvicinerebbero ad un tizio sospetto che suona il proprio scroto di notte al buio in mezzo alla strada? 🙂

 

Tamamo no Mae, la volpe a nove code

Tamamo no Mae, Leggende di Kitsune

Esistono anche svariate leggende che riguardano le kitsune. Una di questa racconta di Tamamo no Mae, probabilmente la volpe a nove code più famosa del folklore giapponese. Cercò di uccidere e prendere il posto dell’imperatore Konoe durante il periodo Heian, senza però riuscirci; nonostante ciò, le sue azioni scatenarono vari conflitti ed una sanguinosa guerra civile conosciuta con il nome di Guerra Genpei, tra i clan Taira e Minamoto, che portò alla nascita dello shogunato Kamakura; per la sua brama di potere, potenza magica e malvagità è considerata uno dei “Tre Yokai più demoniaci del Giappone”.

Sembrerebbe che Tamamo no Mae sia nata dalle terre della Cina di circa 3.500 anni fa; dopo essere diventata una kyūbi portò prima alla caduta della Dinastia Shang, poi alla quasi disfatta della dinastia Ikshvaku, in India, ed ancora allo sgretolamento della Dinastia Zhou occidentale.

Riuscì sempre a non essere catturata o a scappare, salvandosi la vita così da poter ricominciare a portare distruzione in altri regni, cambiando sempre il proprio nome; riusciva a condizionare chiunque grazie alla sua bellezza ed alla sua intelligenza, inventava e sperimentava le torture più disumane, era considerata un modello di depravazione sessuale umana.

Quando arrivò in Giappone, assunse le sembianze di una bambina; crescendo mostrava sempre più le sue doti intellettive, la sua enorme dimestichezza con la letteratura, la poesia, il canto, la recitazione ma soprattutto la sua innata bellezza. Quando ebbe l’occasione di esibirsi alla corte dell’imperatore, fu subito presa sotto l’ala imperiale, prima come domestica, poi come consorte.

Ma fu in quest’ultimo preciso momento che l’imperatore si ammalò, senza che nessuno riuscisse a capire per quale motivo. Si susseguirono sacerdoti e monaci che cercarono ogni modo di curarlo e di scacciare gli spiriti maligni che si erano impossessati di lui, ma nulla.

Fu grazie ad un onmyōji (uno specialista della divinazione dell’onmyōdō) che Tamamo no Mae venne scoperta, ma riusci a fuggire nuovamente. Fu però scovata nella provincia di Shimotsuke e finalmente uccisa dopo millenni di sotterfugi e malvagità. Nonostante ciò, però, l’imperatore mori un anno dopo innescando la già citata Guerra Genpei.

Ma esistono anche leggende sulle cosiddette Kitsune divine.

 

Kuzunoha, Abe no Seimei e le kitsune divine

Kuzunoha era una volpe bianca messaggera di Inari che viveva nei pressi del Santuario Inari a Shinoda, nella provincia di Izumi; un giorno, mentre era inseguita da un cacciatore, fu aiutata da Abe no Yasuna a mettersi in salvo, ma per aiutarla, quest’ultimo rimase ferito. Subito dopo l’accaduto, una giovane donna arrivò in soccorso di Yasuna, lo riportò a casa e lo aiutò a guarire; i due si innamorarono ed ebbero un figlio, Abe no Seimei.

Aimhè, quando Seimei compì i cinque anni, scopri che la madre in realtà era una volpe; non potendo più nascondersi grazie alla magia, Kuzunoha decise di lasciare la propria famiglia e di allontanarsi per sempre, lasciando come ultimo dono ai suoi cari una sfera di cristallo ed una scatola d’oro.

Crescendo, Abe no Seimei, grazie anche ai poteri magici ereditati dalla madre ed agli insegnamenti del padre, divenne il più potente onmyōji mai esistito in Giappone. Gli fu dedicato anche un santuario, ancora oggi esistente, il Seimei-jinja, poco distante dal Palazzo Imperiale di Kyoto.

Otohime gitsune, invece, era una kitsune divina che viveva nei boschi della città di Kashiwazaki, a Niigata, e che per molti anni aiutò con la sua voce gli abitanti della zona a risolvere i loro problemi, finché non morì dopo essere rimasta incastrata in una trappola di un cacciatore.

 

Classificazione delle kitsune

Kiko, Kuko e Tenko sono tre gradi spirituali di kitsune, rispettivamente il terzo, il secondo ed il primo; sono solo spirito e non hanno un vero corpo di volpe.

I kiko hanno tra i 500 ed i 1.000 anni, possono avere fino a nove code e sono tra i principali messaggeri di Inari; possono essere identificati come spiriti buoni, ma non al cento per cento; Kuzunoha era uno spirito Kiko.

I kuko hanno più di 3.000 anni ed assomigliano più ad un essere umano che ad una volpe, hanno perso le loro code ma hanno ancora le orecchie a punta e dispongono di poteri magici quasi al pari dei kami. Sono gli spiriti kitsune più vecchi, ma solo secondi in “classifica” perché oramai, data la loro età, non sono più messaggeri di Inari ma sono considerati dei saggi che fanno solo del bene agli esseri umani.

I tenko, infine, solo i più alti della gerarchia degli spiriti kitsune (anche se più giovani dei kuko), hanno più di 1.000 anni, solitamente quattro code belle grosse e folte ed hanno smesso del tutto di fare azioni malvage. Sono al pari di un kami e possono possedere un essere umano in modo benigno per dargli il potere di leggere il futuro con un precisione assoluta.

Fabrizio Chiagano
Fabrizio Chiagano
Web Developer, UX e UI Designer. Abbastanza Nerd, appassionato di tecnologia, fotografia, cinema, documentari e marketing. Ovviamente, patito di anime, cucina e cultura Giapponese. Vivo a Milano ^_^

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