La parola giapponese per incenso è “kō”. Tecnicamente, un incenso è una resina, un legno o un insieme di ingredienti mescolati tra loro che una volta bruciati, o riscaldati, emanano una particolare fragranza.

Gli incensi hanno un’origine millenaria; venivano usati già dai Sumeri, dai Babilonesi, dagli Egiziani e altre civiltà ancora più antiche del medio oriente. In Giappone sono stati importanti dalla Cina con l’introduzione del Buddhismo e, come spesso accade in Giappone, un qualcosa importato dall’estero, viene assimilato e col tempo trasformato in una vera e propria arte nazionale; questo vale ad esempio per il tè, la scrittura ma anche per il ramen.

Materiali per la produzione di incenso

Esistono due grandi rami di tipologie di incensi, quelli composti da più elementi e fragranze e quelli composti da un unico elemento naturale.

Il primo è nato all’inizio del periodo Heian, quando vari ingredienti venivano mischiati tra di loro, spesso amalgamati con il miele, fino ad ottenere delle palline che poi venivano bruciate; questa tipo di incenso è chiamata “takimono”.

Il secondo ha iniziato ad essere più popolare nel periodo Kamakura e nel periodo Muromachi, quando le fragranze di agarwood e sandalo, importate dalla Cina, vennero preferite soprattutto dai samurai e dall’aristocrazia.

Tra gli elementi più famosi con cui si producono gli incensi ci sono i già citati agarwood (o semplicemente agar) ed il sandalo. Entrambi necessitano di decine di anni per raggiungere la fragranza giusta: al sandalo servono almeno 60 anni mentre la resina dell’agar ha un gusto ed un valore diverso in base agli anni trascorsi dalla sua secrezione.

Pensate che la resina di agarwood più costosa in commercio arriva a costare svariate centinaia di euro al grammo… oltre che è oramai considerato un albero quasi in via di estinzione, per cui il suo commercio è controllato e tutelato dalla “Convenzione di Washington sul commercio internazionale delle specie di fauna e flora selvatiche minacciate di estinzione”.

Tra gli altri materiali più utilizzati si possono citare sicuramente la lavanda, la cannella, l’anice stellato, il mirabolano chebulico, il ginger lily ed il patchouli oltre a svariate erbe ed anche a materiali di origine animale.

 

Kōdō: l’arte giapponese dell’incenso

La parola Kōdō può essere tradotta come “la via dell’incenso” ed indica l’arte giapponese di godere dell’incenso. Anche se forse è la meno conosciuta, è considerata una delle tre arti classiche giapponesi, insieme alla cerimonia del tè (Chado) e l’arte di disposizione dei fiori recisi (Ikebana).

Ebbe origine nel periodo Muromachi, quando lo shogun Ashikaga Yoshimasa incaricò gli studiosi Sanjonishi Sanetaka e Shino Soshin di catalogare tutti gli incensi che esistevano in quel momento. Il sistema di catalogazione che nacque prese il nome di “rikkoku gomi”, dove la parole rikkoku identifica sei tipi di legno profumato:

  • Kyara
  • Rakoku
  • Manaka
  • Manaban
  • Sumatora
  • Sasora

Mentre la parola gomi identifica cinque “odori”:

  • Amai, dolce
  • Nigai, amaro
  • Karai, piccante
  • Suppai, aspro
  • Shio karai, salato

La cerimonia del Kodo si svolge in una stanza ricoperta di tatami; i partecipanti, che vanno dalle 6 alle 14 persone, si siedono in posizione Seiza (la posizione di seduta tradizionale giapponese, ovvero con le ginocchia per terra e i glutei che poggiano sui talloni) formando un quadrato, ed a turno cercano di indovinare la fragranza che è stata preparata dal “komoto”, ovvero colui che prepara l’incenso.

Kodo, la cerimonia degli incensi giapponesi
Foto da japanese-incense

La cerimonia prevedere che in una tazza di ceramica, chiamata “kiki-gouro”, venga posta della cenere di riso, senza pressarla. Al suo centro, dopo aver preparato un foro, viene inserito un carbone ardente di bambù, che è quindi leggermente ricoperto con la cenere di riso contenuta nella tazza. A questo punto la cenere bianca viene appiattita, facendo in modo che l’aria arrivi al carbone senza farlo spegnere, e sulla sua superficie vengono disegnate delle linee a formare una figura tradizionale. In seguito, sopra il carbone, verrà appoggiata una piccola foglia di mica (un minerale fillosilicato) o d’argento su cui, infine, verrà posto un chicco di incenso. In questo modo l’incenso non brucerà e non emetterà fumo, ma emanerà solamente la sua fragranza.

 

Storia degli incensi in Giappone

La pratica di bruciare gli incensi arrivò in Giappone nel periodo Asuka (538-710 d.C.) contemporaneamente all’arrivo della religione Buddista, importata dalla Cina durante la dinastia Tang. Inoltre, secondo quanto scritto nel libro “Nihongi”, il secondo libro in assoluto della storia giapponese, nel 595 d.C. un albero di Argan alla deriva in mare arrivò sull’isola di Awaji (tra l’attuale città di Kobe e quella di Naruto); ritrovato, gli abitanti lo bruciarono e nel mentre notarono che il suo fumo aveva un odore intenso e speciale; per questo motivo fu portato alla corte imperiale come dono.

Nel periodo Nara, il monaco cinese Ganjin contribuì notevolmente alla diffusione del buddismo in Giappone, portando con se oltre a vari testi sacri anche la pratica di bruciare gli incensi, ma unicamente come mezzo religioso di purificazione spirituale.

Fu all’inizio del periodo Heian, quando la capitale del Giappone fu spostata a Kyoto, che la cultura degli incensi uscì dal suo ambito puramente religioso e si aprì anche alla vita di tutti i giorni dell’aristocrazia. Da questo momento l’incenso fu usato per profumare gli ambienti, magari associando una particolare fragranza ad una determinata tessitura dei kimono. Sembra anche che, in questo periodo, si praticasse la “takimonoawase”, ovvero una gara in cui una giuria valutava diverse fragranze al fine di scegliere la migliore.

Nel periodo Muromachi, in piena cultura Higashiyama, furono costruiti a Kyoto il Kinkakuji ed il Ginkakuji e la pratica di bruciare gli incensi divenne una vera e propria arte, al pari della più famosa cerimonia del tè. In questo stesso periodo si iniziò anche a preferire una diversa preparazione degli incensi; invece di amalgamare vari ingredienti si bruciavano direttamente alcune essenze naturali, come resine e legni aromatici, importarti quasi sempre dalla Cina.

Fu però nel periodo Edo che gli incensi raggiunsero l’intera popolazione giapponese, senza più distinzioni di classi; dopo una prima introduzione nei teatri Kabuki, tutti iniziarono a poter gustare le fragranza anche nelle proprie abitazioni. Sempre in quest’epoca, iniziarono ad essere importati dalla Cina una nuova tipologia di incensi dalla forma a bastoncino che divenne subito popolare tra la classe media.

Infine, nel periodo della restaurazione Meiji, si è rischiato di vedere scomparire quest’arte perché venne ritenuta non necessaria al Giappone moderno; per fortuna non è stato così, ed oggi in tutto il modo gli incensi giapponesi sono ritenuti tra i migliori.

 

Le 10 virtù dell’incenso

Intorno al 1600 d.C., i monaci buddhisti riconobbero nell’incenso 10 virtù che ancora oggi vengono ricordate e tramandate. Queste sono la capacità di:

  • Mettere in comunicazione gli uomini con il trascendentale
  • Purificare la mente ed il corpo
  • Rimuovere le ansie
  • Mantenere la coscienza vigile e attiva
  • Accompagnare i momenti di solitudine
  • Infondere un senso di pace nei momenti frenetici della vita
  • Non dà mai fastidio, anche se abbondante
  • Anche se c’è ne poco, la soddisfazione è comunque piena
  • Rimane efficace anche dopo lunghi periodi
  • Non fa male, anche se usato tutti i giorni

 

Le forme più comuni di incenso

Ad esclusione di quelli composti da un unico elemento di origine naturale, oggigiorno in commercio esistono varie forme di incenso, in ottica da renderne più facile il suo consumo. Nello specifico possiamo trovare quelli:

A forma di bastoncino o stick

Incenso a forma di bastoncinoLa forma di incenso a stick è la più popolare in commercio; se ne trovano di vari spessori e di varie lunghezze; ovviamente più è lungo il bastoncino e più il tempo di combustione, e l’emanazione della fragranza, sarà prolungato. Sul Koyasan mi è capitato di comprarne una confezione dove ogni bastoncino aveva uno diametro di circa un centimetro, e mentre bruciata, sulla cenere bianca rimaneva impressa una scritta nera 🙂

A forma di spirale

Incenso a forma di spiraleLa caratteristica della forma a spirale di incenso (da non confondere con gli zampironi nostrani contro le zanzare) è la sua durata; impiega molto più tempo degli stick per esaurirsi, per cui viene spesso utilizzata in spazi con un grande via vai di persone, come ad esempio nelle hall degli hotel.

A forma di cono

Incenso a forma conicaLa forma di incenso conica viene utilizzata principalmente per emanare la sua fragranza in poco tempo. Infatti, siccome la sua superficie si ingrandisce sempre di più andando verso il basso e man mano che l’incenso brucia, la quantità di fragranza emanata aumenterà notevolmente in poco tempo.

In sacchetto

Incenso in un sacchetto, nioi-bukuroLa versione degli incensi in sacchetto è quella più moderna. E’ composta da una parte di incenso in polvere, o comunque sminuzzato, contenuto all’interno di un piccolo sacchetto di stoffa, chiamato “nioi-bukuro”; viene utilizzato per profumare i vestiti o gli interni delle automobili; lo si può trovare anche in forme diverse da quelle di un sacchetto.

 

Aneddoto

Durante il mio primo viaggio in Giappone, nell’agosto del 2014, una volta giunti a Kyoto abbiamo cercato, con i miei compagni di viaggio, un negozio di incensi. Ci siamo fermati a quello che poi ho scoperto essere uno dei più importanti e famosi, Shoyeido, nei pressi del palazzo imperiale di Kyoto.

Entrati abbiamo dato un’occhiata in giro, finché il titolare del negozio non ci ha chiesto se poteva farci da cicerone; parlava un inglese molto fluente (io al contrario faccio pena) e ci ha raccontato un po’ di info sul negozio, sul fatto che sono i fornitori ufficiali di incenso di tutti i più importanti templi e santuari di Kyoto e che hanno una storia centenaria.

Quindi ci ha chiesto se volevamo provare qualche incenso prima di decidere cosa comprare; tutti molto entusiasti abbiamo detto di sì e ci siamo avvicinati ad un tavolino. L’uomo ha preso un riscaldatore (non un bruciatore) e ci ha fatto annusare alcuni pezzetti di resine grandi come un chicco di riso, che poi ha recuperato e riposato in un apposito contenitore.

Mentre assaporavo l’ultimo campione, che aveva un odore veramente entusiasmante (a me gli incensi piacciano abbastanza), il proprietario del negozio ci dice: “Vi piace quest’ultimo? Sapete, è una varietà di sandalo molto particolare ed apprezzato. Il suo costo è di 50.000 yen al grammo (circa 400 euro…)”.

Io sono sbiancato, l’ho guardato in faccia, ed ho detto “WoW”. Poi ho subito pensato: “ma stai a vedere che ora lo deve buttare perché si è consumato e dobbiamo pagarglielo???“. Per fortuna non è stato così 🙂 Lo ha rimesso a posto, ci siamo complimentati con lui e lo abbiamo ampiamente ringraziato per l’esperienza.

Negli altri viaggi che ho fatto in Giappone, sono sempre tornato in questo negozio per comprare vari incensi (ne hanno di tutti i tipi, anche economici e di medio valore), ma il titolare non l’ho più trovato. In compenso c’erano sempre due belle ed eleganti ragazze che non parlavano minimamente inglese 🙂

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